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2 Giugno 2020

È arrivata l'app Immuni. Ecco come funziona

È partita la sperimentazione dell'App che aiuterà ad impedire una nuova diffusione del Coronavirus.
Foto di ANSA/Bending Spoons
Già prima della pubblicazione del codice in molti si erano affrettati a diffondere allarmi basati su supposizioni errate o notizie false. Qualche chiarimento su come cercherà di coniugare privacy e sicurezza sanitaria.
È partita dal primo giugno la sperimentazione della app Immuni, ideata dalla società italiana Bending Spoon. Se tutto andrà bene dopo un periodo di prova in 4 regioni (ma l'app è scaricabile in tutto il territorio nazionale), Immuni inizierà a funzionare in tutta Italia. Prima ancora che fosse chiarito il suo effettivo modo di agire, la notizia che ci sarebbe stata una “app di tracciamento” per il Coronavirus, ha subito provocato un’ondata di allarmi e di apprensioni legate soprattutto alla privacy.

Come installare l'app immuni sul telefonino

È importante scaricare l'app direttamente dal telefonino e non da email o da siti che possono essere poco attendibili. Questi sono i link agli shop ufficiali:

Per funzionare l'applicazione richiede l'attivazione del Gps e del Bluetooth, che vengono utilizzati per comunicare con i dispositivi limitrofi e non per memorizzare dati relativi agli spostamenti degli utenti.

Perché si teme l'app Immuni?

In realtà l’applicazione è stata sviluppata facendo molta attenzione alla privacy e funzionerà in modo assai diverso da come molti hanno immaginato. È importante chiarire questo, visto che l’accettazione da parte di una larga fetta di utenti è fondamentale per la sua efficacia. Quindi gli sviluppatori hanno lavorato a lungo per mantenersi entro vincoli molto stringenti. Inoltre hanno reso il progetto open source, vale a dire che il codice scritto dai programmatori è stato reso pubblico. Ciò consente a curiosi ed esperti del settore di controllare se quello che fa è veramente quello che dice di fare.

Forse per parlare dell’App Immuni si dovrebbe bandire la parola tracciamento. La quale ci fa pensare a qualcosa che registri i nostri spostamenti, mentre la prima preoccupazione degli sviluppatori è stata proprio quella di fare a meno della funzione di geolocalizzazione, alla base delle prime app sviluppate nei paesi asiatici.

App Immuni su smartphone
Foto di ANSA/Ettore Ferrari


Come farà allora Immuni ad aiutarci?

La soluzione, presente nelle linee guida dell’Unione Europea, è stata quella di non tenere traccia delle posizioni, ma dei contatti (contact tracing). L’app non userà i dati di geolocalizzazione, ma sfrutterà la possibilità di comunicare a breve distanza offerta dal Bluetooth, tecnologia a basso consumo presente in tutti i cellulari. Allora verranno schedati i nostri contatti? No, perché i contatti saranno rilevati in maniera anonima, sotto forma di codici.
Facciamo un esempio concreto. All’inizio della pandemia ha iniziato a girare su WhatsApp un messaggio di allarme: chi aveva cenato alla trattoria “La Romagnola” era pregato di telefonare a un certo numero (sbagliato), perché il ristoratore era risultato positivo. Forse gli avventori, oltre che spaventati, saranno stati grati di questo, anche se nessuno è stato contagiato. Certamente non è stato contento il gestore, bollato come untore, lui e tutta la famiglia.
Con Immuni installata, solo chi gli si era avvicinato avrebbe ricevuto dal proprio cellulare un messaggio con la richiesta di contattare le strutture sanitarie senza indicazioni né del dove né tantomeno da chi avrebbe potuto essere contagiato. Naturalmente, ammesso che il ristoratore avesse l’app sul telefonino.Come sarà possibile?

Come funziona Immuni?

Partiamo dal funzionamento di base. Una volta scaricata su scelta volontaria ed installata, Immuni ci chiederà solo la nostra provincia. Dato essenziale, che rimarrà sul telefonino finché non decideremo di condividerlo con le strutture sanitarie in caso di sospetta infezione. Servirà eventualmente per dare al cittadino informazioni per contattare le strutture e, in forma aggregata, per gli studi epidemiologici. Dopodiché l’app registrerà nella sua memoria i codici di chi si avvicina a meno di un metro e per più di cinque minuti, vedremo più avanti con quali misure di sicurezza. “Immuni” avrà una sezione in cui il cittadino potrà trovare indicazioni su come rilevare i sintomi dell’infezione e mettersi in contatto con le strutture sanitarie.

In caso di positività, con l’assistenza di un operatore sanitario e una password “usa e getta”, potrà scaricare su un computer remoto (server) i codici di chi è stato a contatto con lui. I dati trasmessi comprenderanno il giorno, la durata dell’esposizione e informazioni sulla probabilità che l’utente fosse infetto nella data registrata. Le app degli utenti allora, consultando i codici, avvertiranno gl’interessati, in modo che possano contattare un medico, mettersi in isolamento, ricevere tempestivamente una diagnosi e cure appropriate.

Attenzione alla privacy

Grande cura è stata posta nel rispettare la privacy. Ad ogni incontro verrà generato un codice casuale, cifrato e variabile. Perché variabile? In questo modo non si avrà la possibilità di risalire alla persona, contatti successivi con lo stesso individuo avranno codici diversi. Il meccanismo di registrazione degli incontri annoterà sul telefonino quelli di durata superiore ai cinque minuti e fino al massimo di trenta. Non sarà quindi possibile capire per quanto tempo una persona è stata nelle vicinanze o se vi sono stati contatti ripetuti. I dati verranno conservati sul telefonino per la durata massima di quattordici giorni. Il confronto con i codici di chi è contagiato avverrà sul proprio dispositivo: saranno i cellulari dei cittadini a consultare i codici e a verificare se sono fra i propri contatti. In questo modo non c’è un ente che conosce i contatti perché rimangono sul telefonino.

I server su cui sarà effettuata la ricerca dei possibili contagiati saranno di due società distinte di proprietà pubblica (Sogei e Noipa) e chi ha sviluppato il sistema non ne avrà l’accesso.
Insomma, tutta una serie di precauzioni che possono sembrare anche astruse, ma portano il sistema ad elevati livelli di sicurezza.

Un’ultima cosa. Immuni funziona sfruttando una procedura (API) in grado di mettere in contatto i telefonini via Bluetooth sviluppata congiuntamente da Google e Apple. Questo consentirà a sistemi diversi di generare e scambiarsi i codici di cui sopra. Il fatto che l’API sia stata inserita nei cellulari con un aggiornamento ha fatto dire a qualcuno che Immuni è già sui cellulari a nostra insaputa. In realtà i codici raccolti da questa API saranno utili solo in abbinamento ad “Immuni” con tutte le precauzioni e le garanzie di cui abbiamo parlato.

Immuni da sola non basterà

Complementare, ed essenziale per la sua efficacia, sarà la tempestività della diagnosi: più tempo passerà, più persone verranno a contatto col contagiato. Conterà molto la possibilità di effettuare tamponi in tempi brevi e nel numero necessario. L’altra cosa importante è il suo uso da parte del maggior numero di persone possibile: sarà efficace se almeno il 60% degli utenti la installeranno. Visto che avere Immuni è nell’interesse di tutti e di ognuno, non ci dovrebbero esser dubbi. Purtroppo molti si sono affrettati a diffondere allarmi basati su supposizioni errate o notizie false. Speriamo che quanto abbiamo esposto serva a fugare dubbi e paure.