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13 Novembre 2021
Ultima modifica: 13 Novembre 2021 ore 10:59

I diritto dei poveri e le nostre responsabilità

"I poveri li avrete sempre con voi" dice Gesù nel Vangelo. Ma cosa significa? Nel suo messaggio per la Giornata mondiale dei poveri, il 14 novembre, Papa Francesco invita a passare dall'elemosina alla giustizia sociale
Non una Giornata dedicata alla povertà ma ai poveri. Persone con un volto, una storia, che ci richiamano ad una responsabilità comune e ci invitano a passare dall'indifferenza all'incontro
Qual è il diritto dei poveri? Non certamente solo una Giornata mondiale dedicata a loro, che quest'anno ci celebra il 14 novembre. Ma il pontificato di Papa Francesco rende giustizia a questa necessità di rispondere al grido della povera gente, alle aspettative e ai bisogni reali più profondi della loro vita. Francesco ci spinge ad avere le mani in pasta, cioè passare dall’assistenza alla condivisione, dall’elemosina alla giustizia sociale dove viene dato ad ognuno il suo.

Cosa significa "I poveri li avete sempre con voi"

Il Santo Padre è molto chiaro nel suo messaggio per la Giornata mondiale dei poveri: «Gesù non solo sta dalla parte dei poveri, ma condivide con loro la stessa sorte. Questo è un forte insegnamento anche per i suoi discepoli di ogni tempo. Le sue parole “i poveri li avete sempre con voi” stanno a indicare anche questo: la loro presenza in mezzo a noi è costante, ma non deve indurre a un’abitudine che diventa indifferenza, bensì coinvolgere in una condivisione di vita che non ammette deleghe. I poveri non sono persone “esterne” alla comunità, ma fratelli e sorelle con cui condividere la sofferenza, per alleviare il loro disagio e l’emarginazione, perché venga loro restituita la dignità perduta e assicurata l’inclusione sociale necessaria».
Ancora troppe persone, tra cui bambini e intere famiglie, soffrono la fame senza avere il necessario in varie parti del mondo mentre noi siamo, diciamolo con franchezza, nell’opulenza e sovente nell’indifferenza come richiamava bene Madre Teresa di Calcutta. Molte donne sono sfruttate, umiliate, schiavizzate, abusate e anche uccise ledendone la fondamentale dignità di ogni persona fatta ad immagine di Dio. Migliaia i profughi che in questi giorni vediamo sospinti dalla Bielorussia alla Polonia senza che nessuno li voglia e molte volte con una politica che fa bla, bla, bla, mentre il freddo attanaglia le speranze di un futuro migliore. Altri muoiono nel mare, senza un’accoglienza degna e vitale.

Le cause della povertà

Dobbiamo cambiare mentalità, ma anche aprire il portafoglio: ciò che abbiamo in più del necessario è rubato a loro, come dicevano già vari Padri della Chiesa.
L’esclusione produce indigenza, mancanza di lavoro per chi vorrebbe dignitosamente sostenere la propria famiglia e i propri cari.
Dice Papa Francesco che la povertà non è frutto del destino ma dell’egoismo, personale e sociale, di chi ha tutto e vorrebbe avere ancora di più: «si parla di loro in astratto, ci si ferma alle statistiche e si pensa di commuovere con qualche documentario. Non possiamo attendere che bussino alla nostra porta, è urgente che li raggiungiamo nelle loro case, negli ospedali e nelle residenze di assistenza, per le strade e negli angoli bui dove a volte si nascondono, nei centri di rifugio e di accoglienza… È importante capire come si sentono, cosa provano e quali desideri hanno nel cuore.
Papa Francesco alla mensa della
Papa Francesco alla mensa della "Casa degli Angeli"
Foto di Osservatore Romano Press Office

I poveri non si contano, si abbracciano

Facciamo nostre le parole accorate di don Primo Mazzolari: «Vorrei pregarvi di non chiedermi se ci sono dei poveri, chi sono e quanti sono, perché temo che simili domande rappresentino una distrazione o il pretesto per scantonare da una precisa indicazione della coscienza e del cuore. […] Io non li ho mai contati i poveri, perché non si possono contare: i poveri si abbracciano, non si contano»
Come facevano don Benzi infaticabile apostolo della carità e la giovane Sandra Sabattini, da poco proclamata beata; come si impegna a fare ancora oggi la Comunità Papa Giovanni XXIII con i suoi infaticabili operai del Vangelo.