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14 Dicembre 2019

Con il Circo nessuno è escluso.

Trampolieri, clown, adulti, bambini. Tutti in piazza con il Circostrass, nessuno escluso. È successo a Carpi il 7 dicembre scorso, in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone disabili, nell’evento Io valgo… perché abito!
Foto di sidorovstock
Il circo un modo per vedere il mondo e raccontarlo in maniera straordinaria, positiva, “dall’alto” per far sorridere anche sulle imperfezioni che, di fatto, sono la caratteristica di ogni persona. Un modo per dare voce anche alla disabilità,
«Quando guardi dall’alto la città, la piazza, non vedi le differenze – che pur ci sono – non vedi spazi vuoti ma vedi un’aggregazione di persone, un insieme non statico ma interattivo. Ed è bellissimo! Il metodo dell’animazione circense è più inclusivo di altri, aiuta a scoprire l’insieme, il tutto, uno spazio compatto dove c’è posto per tutti». 

Il circo, un modo per dare voce alla disabilità

Foto di Irene Ciambezi


A raccontare il punto di vista diverso e il valore dell’inclusione di ogni persona nelle nostre città è Agnese Valentini, “nata” come trampolière nel Circostrass a 16 anni.
E il circo è rimasta la sua passione. Un modo per vedere il mondo e raccontarlo in maniera straordinaria, positiva, “dall’alto” per far sorridere anche sulle imperfezioni che, di fatto, sono la caratteristica di ogni persona. Un modo per dare voce anche alla disabilità, creando stupore e unione anche dove naturalmente non ci sarebbe. Per esempio in una piazza. Dove per caso, attratti da suoni, colori, figure originali e danze cittadini che magari neppure si conoscono - bambini, adulti, persone disabili o migranti – si trovano insieme a raccontare il valore di ognuno.
«Io valgo perché so abbracciare – urla il clown. «Io valgo perché so fare un mestiere» grida Marco, un giovane disabile che lavora al supermercato.

Bambini con il Circostrass in piazza
Bambini con il Circostrass
Foto di Irene Ciambezi
 

«Io valgo perché so disegnare – grida una bambina che passa di lì con la sua famiglia. E accanto a loro ci sono anche Federica che suona in una band, poi Caterina volontaria di un’associazione locale, Michele che fa i mosaici al Centro diurno, e anche Francesco, Mauro, Giovanna…Tutta gente che vale!
Tutta gente che si è trovata insieme ad “abitare” la piazza centrale di Carpi (MO) il 7 dicembre scorso, in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone disabili, nell’evento Io valgo… perché abito!, promosso dalla Comunità Papa Giovanni XXIII e dalla Fondazione Casa del Volontariato e patrocinato dall’Unione delle Terre d’Argine. 

Cos'è il Circostrass?

Figuranti con il Circostrass
Foto di Irene Ciambezi


Il tema della disabilità sta a cuore anche al circo, ai clown, agli acrobati, ai trampolieri come Agnese. Sono proprio queste persone che fanno cogliere «una magia soprannaturale, che dura un battito di ciglia, un colpo d’ala».
Il Circostrass è proprio questo, anche tra le persone disabili. Ed è nato grazie a loro. «Tutto è partito da un progetto di inclusione della Scuola Media “Edoardo Focherini” finanziato dal Miur nel 2002 – spiega Cosetta Bottoni, coordinatrice del Circostrass e docente di educazione motoria, che lavora con bambini e ragazzi da oltre 30 anni - finalizzato al coinvolgimento di un ragazzo iperattivo adottato dalla Romania.
Da allora sono passati tanti ragazzi sul treno del Circostrass. Al circo tutti trovano la loro specialità nessuno è escluso. C'è bisogno dell'energia di tutti perché non esiste la perfezione. Quella che chiamano imperfezione è la specialità di ciascuno. La disabilità nella vita quotidiana, diventa per il Circostrass la specialità da cui partire per creare inventare, trasformare la persona in artista circense.

Al Circostrass c'è posto per tutti

Giocolieri in strada
Foto di Irene Ciambezi


Al Circostrass c'è posto per tutti. Allora il corpo non è un impaccio, non ci sono imbarazzi ma anzi più attenzioni! Cosa succede dietro la maschera o sui trampoli? «Lo stesso clown – personaggio che fa tanto ridere grandi e piccini - è una persona che fallisce sempre e accetta il suo fallimento. Spesso nelle persone con disabilità – chiarisce Agnese dall’alto dei suoi trampoli - ci sono dei forti tratti di clownerie naturali che andrebbero studiati per anni e valorizzati per quanto sono espressione di bellezza e originalità dell’essere umano. Il circo nasce coi cosiddetti freaks ovvero dai nani, dagli altissimi, dai grassi, dai bassi, da chi aveva solo una gamba e così all’epoca gli si dava un posto anche perché in quegli anni non avevano assolutamente alternativa, anche se di fatto erano messi in vetrina e non è certo la nostra prospettiva».
Nella storia del circo le stranezze sono accettate e rispettate, son parte del circo. Nel circo c’è un posto per tutti.

Io valgo: la divesrità come risorsa

Così la sintonia con l’iniziativa Io valgo, promossa in una decina di città italiane in questi giorni dalla Comunità di don Oreste Benzi, mostra lo stesso sguardo del Circostrass sulla disabilità intesa come risorsa e come protagonista della vita delle nostre città.
«Io valgo – racconta Mauro Tuzza, referente del Servizio per le persone disabili della Comunità Papa Giovanni XXIII - è un’iniziativa nazionale nata da una provocazione del nostro fondatore don Oreste Benzi che, incontrando un gruppo di ragazzi disabili in uno dei nostri Centri diurni, li invitò così: “Dovete uscire e andare nelle piazze per dire che voi valete: avete delle qualità e delle potenzialità da mettere a servizio degli altri. La diversità è una risorsa. Dobbiamo dirlo a tutti!”. Anche le persone con disabilità nel contesto cittadino possono arricchire e valorizzare spazi e luoghi per il bene della collettività – spiega Mauro Tuzza. Penso all’accessibilità nei luoghi pubblici, nei parchi, sui nostri marciapiedi, nei palazzi, nei luoghi di culto. Nei nostri quartieri, le persone con disabilità che vi “abitano” portano bellezza e un valore aggiunto al nostro abitare. Penso anche al diritto di vivere una vita indipendente cercando le soluzioni migliori per il benessere di ognuno. Per noi ogni persona è protagonista della sua vita ma anche di quella della comunità in cui vive»