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3 Agosto 2020

Omotransfobia: dubbi sul Disegno di legge che approda oggi alla Camera

Le osservazioni critiche della Comunità Papa Giovanni XXIII e la petizione delle associazioni femministe.
Dopo l'approvazione della Commissione Giustizia il testo arriva in aula. Varie le perplessità sul piano giuridico e le preoccupazioni da parte di chi, pur essendo contro le discriminazioni delle minoranze, vede in queste norme più pericoli che vantaggi.
Dopo l'approvazione da parte della Commissione Giustizia della Camera, approda oggi in aula il Disegno di Legge Zan sulle discriminazioni per motivi di orientamento sessuale o identità di genere, la cosiddetta legge contro l’omotransfobia.
Sul tema la Comunità Papa Giovanni XXIII era già intervenuta inviando un documento ai parlamentari della Commissione Giustizia in cui si esprimevano varie perplessità. 
Ora che il testo procede nel suo iter parlamentare, riteniamo importante contribuire al dibattito esprimendo alcune considerazioni. 
Come Comunità Papa Giovanni XXIII siamo sempre stati dalla parte dell’uomo, e in particolare del più debole, del più emarginato, del più oppresso, cercando di tutelare ogni persona da qualsiasi forma di discriminazione, ritenendo che ogni uomo è immensamente amato da Dio, dotato di una dignità e di un valore straordinari. 
La salvaguardia e la tutela delle persone soggette a discriminazione per noi nasce dalla metodologia della condivisione: è “stare con” che aiuta ogni persona a conoscersi, accettarsi, comprendere i propri doni, limiti, bisogni, desideri e scoprire in sé le risorse già presenti per realizzarli. La consapevolezza e l’accettazione di sé permettono di confrontarsi senza timore con la diversità vivendola come arricchimento e opportunità.

Giacomo, omosessuale: «Non ho bisogno di questa legge»

Ascoltando le persone con orientamento omosessuale che abbiamo tra noi o che conosciamo, abbiamo raccolto diverse perplessità riguardo a questa proposta di legge. «Non ho bisogno di questa legge - dice Giacomo -. Voglio la mia libertà e lasciarla anche agli altri. In un clima di libertà è garantita anche la mia.» E Giorgio aggiunge: «Per l’esperienza mia e di molti come me, essa rischierebbe di essere più un danno che una tutela. Se questa legge passerà, oltre a privare l’intera società della libertà di espressione, voi contribuirete a cambiare la percezione che le future generazioni avranno di se stesse, privandole del diritto fondamentale di riconoscersi come uomini e donne, riducendoli alla loro attrazione sessuale, omo e non, e dicendo loro nella sostanza che c’è un mondo che li odia dal quale non avranno mai la forza di difendersi se non tappandogli la bocca.»

Associazioni femministe contro la legge sull'omotransfobia

Anche un’ampia parte del mondo femminile, con cui collaboriamo su vari temi sociali, si è espressa contro questa legge. Proprio ieri è stata lanciata sul web una petizione di 14 associazioni femministe che chiede una radicale revisione del disegno di legge.
A loro giudizio questa legge contiene un elemento gravemente inaccettabile, il riferimento alla discriminazione a causa dell’identità di genere. Oggi per identità di genere non si intende il genere (maschio o femmina) a cui uno appartiene per le sue caratteristiche biologiche ma quello cui uno si sente di appartenere. In base a questa definizione già ora nel mondo stanno crescendo episodi di atleti nati maschi che "diventano" donne (vincendo poi le competizioni sportive femminili), di uomini politici in difficoltà che improvvisamente scoprono di avere un’identità femminile riuscendo ad inserirsi nelle competizioni elettorali grazie alle quote di genere, di maschi che in nome della loro transessualità pretendono di accedere a spogliatoi e servizi igienici femminili. Da domani chi osasse criticare questi comportamenti sarebbe passibile di denuncia.

Le sanzioni previste dalla Ddl contro l'omotransfobia

Abbiamo letto il testo del Disegno di legge, e abbiamo ritrovato diversi passaggi che confermano i timori espressi da queste persone.
Il DdL Zan infatti, rispetto a questioni estremamente complesse come l’omo e la transessualità, agli studi su questi temi, alle leggi fatte o da fare, interviene con uno strumento che dovrebbe essere usato con delicatezza come la norma penale. 
Il contenuto principale di questo progetto di legge infatti è quello di introdurre una nuova sanzione penale verso chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’indentità di genere» e chi istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per i medesimi motivi.
Quali possono essere questi atti discriminatori? Sfogliando in rete le pagine di siti o i profili social di attivisti LGBT, diversi sono gli esempi citati: opporsi al DdL Zan, lamentarsi per avere visto omosessuali in atteggiamenti intimi in luogo pubblico, ricordare che praticare l’omosessualità è peccato, affermare che l’omosessualità non è una caratteristica innata di una persona o più in generale rivolgere critiche a persone omo o transessuali. Così pure potrebbe essere ritenuto discriminatorio dire, come faceva il nostro fondatore don Oreste Benzi, che il posto migliore per un bambino è stare con una mamma e un papà.
Per qualcuno addirittura lo stesso fatto che una persona sia cattolica significa che è omofoba.
Eppure la Chiesa cattolica chiede costantemente che nessuna persona sia discriminata in base all’orientamento sessuale. In diversi paesi del Terzo Mondo (India, Kenya, Uganda…) è in prima linea a chiedere l’abolizione delle leggi che prevedono sanzioni penali nei confronti degli omosessuali. Tante persone con tendenze omosessuali e transessuali entrando a farne parte hanno trovato rispetto e accoglienza. 

I dubbi sul piano giuridico

Le discriminazioni sono già punite dal nostro ordinamento: il nostro sistema penale già sanziona i delitti contro la vita e l’incolumità personale (art. 575 e ss c.p.), la diffamazione (art. 595 c.p.), la violenza privata (art. 610 c.p.), la minaccia (art. 612 c.p.), gli atti persecutori (art. 612 bis c.p.) etc.
Per di più, diversamente dalle discriminazioni legate a razza, etnia, religione, le espressioni "identità di genere" e "orientamento sessuale" non sono definite in modo certo nel nostro ordinamento, dunque non è possibile individuare con certezza quali sono i comportamenti che verrebbero colpiti da questa norma. 
La vaghezza e l’ampiezza delle condotte a cui ci si potrebbe riferire rendono la proposta in evidente contrasto con il principio di determinatezza della norma penale. In sostanza la norma non chiarisce il confine tra i comportamenti consentiti e quelli condannati.
Di conseguenza questa valutazione sarà lasciata alla discrezionalità del giudice, con il rischio di interpretazioni molto diverse fra loro, di andare a ledere alcune libertà costituzionali fondamentali come le libertà di riunione (art. 17 Cost.), di associazione (art. 18 Cost.), di espressione (art. 21 Cost.) e di religione (19-20 Cost), e di dare vita ad un reato di opinione.
In queste settimane diversi sostenitori del Ddl hanno affermato, portando esempi, che certi comportamenti non sarebbero puniti da queste nuove norme. In realtà oggi nessuno è in grado di fare affermazioni certe al riguardo, perché appunto saranno solo i giudici che decideranno cosa è reato e cosa non lo è.
Ad esempio, oggi in Italia ci sono dei giudici che hanno ottenuto dei figli attraverso la pratica dell’utero in affitto, pur essendo illegale nel nostro paese. Pur essendo chiamati ad una professionalità che prevede la capacità di prendere distanza da scelte personali, come si esprimerebbero qualora fossero chiamati a giudicare una persona accusata di omofobia perché ha detto che avere figli in questo modo è una grande ingiustizia?

Puntare sull'educazione e sulla conoscenza 

Ma c’è realmente bisogno di questa legge? È stato ampiamente documentato che nel nostro Paese le denunce di aggressioni omofobe sono a livelli molto bassi (secondo l’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori, nel 2019 le aggressioni fisiche legate all’orientamento sessuale e all’orientamento di genere, in Italia, sono state 29) e che l’atteggiamento della popolazione è tendenzialmente tollerante verso persone con diverso orientamento sessuale.
Peraltro se si vuole che le persone abbiano più rispetto verso chi ha orientamenti sessuali differenti la strada maestra è quella di potenziare l’educazione al rispetto, favorire la conoscenza delle persone. 
Inoltre questa legge creerebbe una discriminazione ulteriore. Perché da domani denigrare una persona disabile sarà meno grave che denigrare una persona omosessuale o transessuale. Perché dobbiamo accettare che tra tutte le minoranze ce ne siano alcune che contano di più? Si verrebbe a creare una una grave disparità di trattamento e tutela con altre categorie di persone.
Un elemento ulteriore di perplessità è legato al fatto che in questi ultimi anni diverse persone che hanno espresso opinioni differenti rispetto a quelle dominanti sull’orientamento sessuale e soprattutto sull'identità di genere, pur nel rispetto delle regole democratiche, sono stati fatti oggetto di campagne di denigrazione e di odio, fino anche a minacce di morte, sui social. Ci sono siti che stilano degli elenchi di persone ritenute omofobe, e ci sono app che colorano di rosso le pagine facebook di queste persone. 
Questa intolleranza indica che nella nostra società è sempre più difficile il dialogo vero, la valorizzazione delle differenze, il confronto delle idee: si tende con facilità a catalogare l’altro come amico o nemico a seconda della religione, dell’appartenenza politica, culturale.
Il clima è quello descritto in un appello uscito di recente negli Stati Uniti firmato da circa 150 intellettuali, tra cui gli scrittori J.K. Rowling, Margaret Atwood e Salman Rushdie, e i professori universitari Noam Chomsky e Francis Fukuyama: «Lo scambio libero di informazioni e idee, la linfa vitale di una società liberale, viene soffocato ogni giorno di più. Se abbiamo imparato ad aspettarcelo dalla destra radicale, la tendenza alla censura si sta diffondendo anche nella nostra cultura: un’intolleranza per le opinioni diverse, l’abitudine alla gogna pubblica e all’ostracismo, e la tendenza a risolvere complesse questioni politiche con una vincolante certezza morale.» 
Questo clima di intolleranza sarebbe ulteriormente incoraggiato da questa legge e chi promuove discorsi di odio verso le persone che ritiene omofobe si sentirebbe ancora più legittimato nel suo comportamento.