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11 Maggio 2020

Scuole chiuse, ma via libera alle slot machine

Lotto, superenalotto e slot machine: sono davvero un'attività essenziale? Le associazioni scrivono a Conte.
Foto di Aysha Begum
La Fase 2 doveva agevolare le aperture delle attività secondo criteri che privilegiano motivi di salute pubblica, nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria. È strano trovare tra queste attività anche il gioco d'azzardo, già operativo dal 4 maggio.
I tabaccai sono in “sala d’attesa”, non sanno più cosa rispondere ai clienti di ogni età che aspettano con ansia di tornare a distrarsi con la loro slot machine. Per alcuni, specie chi è senza lavoro in questo periodo, è un po' come l’ora d’aria, quel giro al tabacchi o nelle sale gioco che ti fa dimenticare per un po' i tuoi guai e ti regala momenti di “onnipotenza”.
«Se non vinco nella vita almeno vinco con le slot machine» è il loro motto. È stato infatti un tira e molla in queste settimane la riapertura della raccolta di scommesse sportive e virtuali e di slot machine prevista dal Governo inizialmente per l’11 maggio nei tabaccai e negli altri esercizi commerciali previsti dalla fase 2.
Nella precedente decisione del 23 aprile era permessa solo nelle tabaccherie la ripresa dei giochi. Sei giorni dopo in una nota dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, ecco il cambiamento di rotta inaspettato: «È stata emanata una nuova determinazione direttoriale che prevede l’impossibilità di riapertura della raccolta presso esercizi per i quali non vige obbligo di chiusura, delle scommesse su eventi sportivi e non sportivi, ivi compresi quelli simulati e della raccolta tramite dispositivi elettronici del tipo slot machines, inizialmente prevista per l’11 maggio e la possibilità di raccolta solo in modalità online per le scommesse che implicano una certificazione da parte di personale dell’Agenzia».

Via libera per Lotto e SuperEnalotto dal 4 maggio

Quindi dal 4 maggio via libera a Lotto e SuperEnalotto, ma per le prossime settimane ancora niente accesso a slot e scommesse. C’è da dire che sarebbe stato assai difficile mantenere il distanziamento sociale dei giocatori compulsivi - che stanno aspettando da 2 mesi queste riaperture – immaginando che non si formassero lunghe file specie nei tabacchi. E così le 60mila slot nelle tabaccherie resteranno ancor spente. Restano però sempre a disposizione gli storici “Gratta&Vinci” oltre le varie forme di gioco affini al Lotto.
Gratta e vinci

Lotta al gioco d'azzardo: dietrofront a causa del Covid-19?

Eppure nel 2019, coi decreti legge n.4 e 129 e poi nella legge di bilancio, sembrava che proprio quest’anno ci sarebbe stato un lavoro certosino per provvedere alle new slot alla chiusura dei vecchi apparecchi di divertimento, con l’obbligo della tessera sanitaria per accedervi al fine di prevenire il gioco d’azzardo dei minori, e orari e tempi di apertura ben definiti. Al tempo stesso si prevedeva pure che proprio l’Agenzia delle dogane e dei monopoli intervenisse con operazioni di gioco a distanza o nei luoghi in cui sono le slot tramite agenti sotto copertura, «per prevenire il gioco da parte di minori, impedire l'esercizio abusivo del gioco con vincita in denaro e contrastare l'evasione fiscale e l'uso di pratiche illegali», acquisendo così «elementi di prova in ordine alle eventuali violazioni in materia di gioco pubblico». Un fondo speciale previsto anche per gli agenti di Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza. Si capisce che l'Agenzia delle dogane e dei monopoli abbia insistito sul dietrofront. Le contraddizioni si accumulano se si pensa che nei decreti era previsto anche l’ormai famoso logo “No slot” per i titolari di esercizi pubblici o circoli privati che eliminano video lottery e slot machine.
Chissà se su questo dietrofront abbia influito anche la prudenza di chi sta prioritariamente gestendo il contenimento del Covid-19 in ambito sanitario. Colpisce infatti che poche settimane fa proprio l’Istituto Superiore di Sanità (Iss) aveva inserito sul suo sito proprio una news sulle dipendenze, sottolineando in particolare per il gioco d’azzardo che «è una forma di dipendenza comportamentale, complessa e multidimensionale, inserita nel Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders 5th edition (DSM-5) nella categoria delle dipendenze.

Numero verde per chi soffre di ludopatia

L’impossibilità di giocare d’azzardo per una persona con un disturbo specifico può causare un aumento del livello di stress, inquietudine, aggressività, disturbi del sonno al punto tale da inasprire le relazioni di convivenza. Perciò risulta prezioso l’aiuto di professionisti che possono aiutare il giocatore ad affrontare le diverse problematicità che ruotano attorno al gioco d’azzardo, da difficoltà comportamentali e relazionali fino a quelle più prettamente economiche e legali». Un appello non alla riapertura immediata, ma all’utilizzo del Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al Gioco d’Azzardo, l’800558822 pronto all’ascolto e al supporto psicologico dei giocatori d’azzardo e dei loro familiari, servizio attivo dal lunedì al venerdì dalle 10.00 alle 16.00.
Attenzione alle relazioni, ascolto attivo e sostegno è anche la proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII che da anni è impegnata nei percorsi di recupero delle persone affette da dipendenze patologiche, nel 15% dei casi dipendenti dal gioco e nel 40% dei casi con “polidipendenze” ovvero entrano nelle comunità terapeutiche perché dipendenti da varie sostanze ma sono anche giocatori compulsivi. «C’è un atteggiamento parossistico diffuso – spiegano gli operatori del Servizio dipendenze patologiche - frequenti manifestazioni di violenta esasperazione in tantissime persone, peggiorata senz’altro per la chiusura forzata in casa. Ma pensare che sia meglio che abbiano uno sfogo è una scelta tipica di un approccio di riduzione del danno. Non si va così alla radice del problema. E nemmeno si affrontano le conseguenze di questo bisogno compulsivo di giocare e di autoisolarsi in modo patologico. Sono tanti i servizi telefonici e i supporti online offerti in questo momento per chi ha dipendenze patologiche. Occorrerebbe infatti un incremento della dimensione relazionale per chi è stato costretto per due mesi a tu per tu con la propria vulnerabilità. Vanno incentivate le strategie di comunicazione e di cura, di prossimità: non è certo una risposta agevolare il compenso della dipendenza. Metodo inefficace che va nell’ottica della liberalizzazione».

L’appello delle associazioni a Conte: «l'azzardo non è una attività essenziale».

Pochi giorni fa era arrivata al Presidente del Consiglio Conte una missiva firmata dalla Consulta nazionale antiusura “Giovanni Paolo II”, dal Cartello “Insieme contro l’Azzardo”, dall’And-Associazione Nuove Dipendenze, dall’Associazione per i giocatori d’azzardo e le loro famiglie, da Vita, da Città Nuova e Slot Mob.
«Caro presidente Conte, nella tempesta che sta flagellando il Paese ammetterà che stride nella Fase 2 dell’attuale emergenza, rivolta alla ripartenza graduale e del ripristino delle attività "secondo criteri che privilegino motivi di salute pubblica" e "nel rispetto delle misure di sicurezza sanitaria", trovare l’azzardo. In queste lunghe settimane in cui si chiedeva agli italiani di restare a casa con sacrifici economici e psicologici, spesso abbiamo sentito dire anche dai governanti che "nulla sarà come prima", "cogliamo questa pandemia come una occasione di rinascita o conversione", "la persona con la sua dignità e non il denaro torni al centro di tutto"».
«Attribuire all’azzardo il requisito di attività essenziale – continuano i firmatari - tanto da privilegiarne il ripristino rispetto alla scuola, non solo lo troviamo sbagliato sotto il profilo etico ma anche è soprattutto un errore di carattere sostanziale. Lei sa benissimo che a fronte di poco più di 7 miliardi di euro di ricavi erariali, (nel 2017 erano stati oltre 9 miliardi) riprendere con l’azzardo, prima ancora di tutta la filiera produttiva ed educativa, significa incentivare la formazione di sacche imponenti di povertà, di riduzione alla fame di molte famiglie, di disperazione e anche di morte dei più fragili, indifesi e poveri».
L’appello conclude con una richiesta di riforma del sistema delle concessioni dell'azzardo alle grandi società commerciali, «scelta che ha incentivato il patologico fenomeno dell'azzardo di massa nel nostro Paese» e di pensare piuttosto ad un “nuovo umanesimo” che metta al centro la dignità della persona e relazioni significative di speranza e di prossimità, anche se in modi nuovi».

Gioco d'azzardo: a rischio i più giovani

Secondo la prima indagine epidemiologica sul gioco d’azzardo presentata dall’Iss nel 2018, almeno 18milioni d’italiani hanno giocato nel 2017. Un milione e mezzo sono giocatori problematici e quasi un altro milione e mezzo rischia di diventare patologico. Un focus particolare ha riguardato minorenni dai 14 e i 17 anni. La fascia d’età più a rischio è infatti quella degli adolescenti: quasi 700mila minorenni hanno giocato d’azzardo almeno una volta nell’ultimo anno nonostante il gioco sia vietato ai minori di 18 anni.
I giocatori problematici prediligono i luoghi lontani da casa e dal lavoro, che garantiscono una maggiore privacy. I loro giochi più gettonati sono slot e video lotterie. I giocatori sociali vorrebbero gli apparecchi vicino casa (49,2%) e vicino al posto di lavoro.