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13 Settembre 2021

Un pianeta in gioco

Attraverso i videogiochi si possono educare e responsabilizzare i giocatori sui cambiamenti climatici.
L'industria dei videogiochi coinvolge miliardi di persone in tutto il mondo e ha le carte in regola per la più grande sfida multiplayer del nostro tempo: il cambiamento climatico.
Salvare il pianeta Terra non è uno scherzo, ma può essere un gioco appassionante. Ne è convinto Sam Barratt, che lavora all’UNEP (United Nations Environment Programme), tanto che dopo il Climate Action Summit delle Nazioni Unite a New York nel settembre 2019, ha avuto un’idea: proporre un’alleanza alle aziende dei videogiochi per ottenere un impatto positivo sul clima.
Sam Barratt
Sam Barratt
«Nonostante la loro portata e la vastità di pubblico che raggiungono, i videogiochi sono ancora snobbati e non vengono considerati tra i media che contano. Eppure l'industria dei videogiochi è il più grande mezzo di intrattenimento del nostro tempo e si merita un posto al tavolo dei grandi» spiega Sam, originario di Oxford, che da alcuni anni vive in Kenya con la moglie e i 2 figli, da dove dirige l’Unità Giovani, Istruzione e Advocacy dell’UNEP.

Playing for the Planet: un'alleanza di giocatori per il pianeta

Dall’intuizione di Sam nasce la Playing for the Planet Alliance, una partnership siglata da un gruppo di società di videogiochi che hanno assunto impegni volontari e specifici: non solo decarbonizzare le proprie piattaforme utilizzando meno plastica e più energia pulita, ma anche proporre azioni ecologiche all’interno dei loro videogiochi.
«L'obiettivo era trovare modi innovativi per educare e responsabilizzare i giocatori sui cambiamenti climatici attraverso i giochi esistenti – spiega Sam – ed è per questo che già nel 2020 abbiamo proposto la prima competizione ecologica nei videogiochi: la Green Game Jam. Le aziende che normalmente competono tra loro, si sono riunite per collaborare e imparare una dall’altra, esplorando nuove possibilità per integrare nei loro giochi delle spinte ecologiche». I risultati hanno superato le più rosee aspettative: l’edizione del 2020 ha raggiunto più di 100 milioni di persone, ma ha anche portato alla piantumazione di migliaia di alberi, raccolto fondi per la conservazione della fauna selvatica e assicurato l'impegno dei giocatori per cambiare il modo in cui illuminano le loro case.
Gli ottimi risultati ottenuti hanno incoraggiato il lancio della Green Game Jam del 2021: una trentina tra i più importanti Studios da tutto il mondo (inclusi Ubisoft, Mojang Studios, Niantic, Sony Interactive Entertainment e Ustwo Games) hanno implementato attivazioni ecologiche dentro e fuori dal gioco, come ad esempio mappe, storie, eventi, temi. Per il 2021 il filo conduttore è stato la conservazione e il ripristino di foreste e oceani, e i giochi in gara sono stati votati e premiati da una giuria delle Nazioni Unite e dai giocatori stessi.

Green Game Jam: non è un gioco da ragazzi!

Green Game Jam è quindi una sfida tra le principali aziende di videogiochi aderenti alla Playing for the Planet Alliance: vince chi propone le varianti ecologiche più originali. Anno 1800 della Ubisoft ha vinto il premio della giuria UNEP: i giocatori devono trasformare piccoli insediamenti in enormi metropoli, tenendo conto della sostenibilità ambientale delle loro scelte e dell’interdipendenza degli ecosistemi. Monument Valley II invece ha ottenuto le preferenze dei votanti: “A Tree in All of Us” è la versione, disponibile da ottobre, che porterà i giocatori in un viaggio di interazione e conoscenza dell'importanza degli alberi.

Mettere nei videogiochi l'impegno per salvare foreste e oceani

Ma non è tutto: dal lato dei giocatori sono state istituite due campagne di impegno che consentono alle comunità di gioco di agire: Play4Forests si concentra sulla conservazione e il ripristino delle foreste in aree come l'Amazzonia, il bacino del Congo e il sudest asiatico; mentre Glowing, Glowing Gone è una campagna che si concentra sulla protezione delle barriere coralline che ospitano un quarto di tutta la vita marina. I partecipanti inviteranno le loro comunità ad aderire a queste campagne e le petizioni saranno presentate ai leader mondiali in occasione dei futuri vertici delle Nazioni Unite, tra cui la COP 26 che verterà sui cambiamenti climatici e si svolgerà dal 31 ottobre al 12 novembre 2021 a Glasgow, nel Regno Unito.
Ma come è stato possibile coinvolgere aziende che fatturano migliaia di miliardi di dollari ogni anno? «Molti giovani sono preoccupati dell’ambiente e quindi penso che non sia tanto questione di qualcosa di “carino da avere”, ma qualcosa che “si deve fare”, anche per l’industria dei videogiochi» spiega Sam. «La chiave di volta è stato ottenere il sostegno di Jim Ryan alla Sony: l’ho incontrato a San Francisco e lui ha accettato di mettersi in contatto con Phil Spencer, l’amministratore delegato della Xbox. Se riuscivamo ad avere a bordo con noi due grandi piattaforme, allora potevamo fare la differenza. Così è stato: ora fanno parte dell’Alleanza 30 aziende e anche molti Studios cinesi si stanno dimostrando interessati».

La riduzione delle emissioni di carbonio è un'obiettivo anche dell'industria dei videogiochi

L'Unione Europea si è impegnata a ridurre le proprie emissioni di carbonio e le principali economie asiatiche si stanno ritirando dal carbone. È un cambiamento promettente? Decisamente. È abbastanza? Non ancora. Con un pubblico di 1,4 miliardi di giocatori in tutto il mondo, l’industria dei videogiochi ha davvero un potenziale enorme per recapitare il messaggio ambientale: «La maggior parte delle attivazioni ecologiche nei giochi proposti in Green Game Jam 2021 saranno operative tra settembre e ottobre» spiega Sam, «Alcune saranno modifiche stagionali, ma altri temi o storie saranno permanenti. Ad esempio Riders Republic, ideato per la console Ubisoft, verrà rilasciato a settembre e avrà integrato permanentemente nel gioco il tema ambientale. Essendo un videogioco multiplayer online coinvolgerà tantissimi giocatori in tutto il mondo».
I risultati ottenuti grazie alla Playing for the Planet Alliance vengono quantificati anno per anno: «Pur avendo solo 2 anni di vita, l’Alleanza è riuscita già ad ottenere molto» dichiara Sam. «Ma non ci fermeremo qui: faremo un report una volta all’anno e continueremo a fare pressione sulle aziende dei videogiochi affinché tengano fede alle loro promesse. Stiamo anche commissionando uno studio più approfondito sul cambiamento dei comportamenti attraverso i videogiochi».
La vittoria più grande sarà riuscire a cambiare la cultura e la mentalità degli sviluppatori dei giochi e dei giocatori, per arrivare ad avere, attraverso il gioco online, un impatto offline come un cambiamento dello stile di vita, un rispetto della natura attorno a noi, una maggior consapevolezza della sfida ambientale che stiamo vivendo.
Un altro risultato fondamentale è la vicinanza che si è creata tra i membri dell’Alleanza: «Nel 2019, quando siamo partiti con questa iniziativa, un membro senior dell’Alleanza ha fatto di tutto per assicurarsi che il loro “nemico mortale” aderisse all’iniziativa» dice Sam. «È questo spirito di collaborazione e di interesse condiviso, non di competizione, che produrrà gli esiti più rilevanti di questo percorso. Abbiamo tutti gli strumenti giusti a portata di mano: urgenza, creatività e ispirazione. Nel 2021 intendiamo dimostrare come collaborando insieme, anche attraverso i videogiochi, si possa giocare a favore del nostro pianeta. Non solo il gioco ha il potenziale per raggiungere 1 persona su 3 nel mondo, ma la spinta per salire di livello, andare più veloce, segnare più punti e affrontare l'impossibile, sono tutti ingredienti fondamentali che dobbiamo raccogliere dal gameplay e dirigere nella più grande sfida multiplayer del nostro tempo: il cambiamento climatico».