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19 Gennaio 2021
Ultima modifica: 20 Gennaio 2021 ore 09:25

Bimbo di strada arriva all'università

Era stato accolto da piccolo fra le baraccopoli del Kenya
Foto di Simone Ceciliani
La Comunità Papa Giovanni XXIII paga ai giovani l'iscrizione alle scuole private, unico modo per emanciparsi dalla povertà. Ecco come contribuire
«Ho accompagnato Karanja al suo primo giorno di università». Simone Ceciliani ricorda quel giorno con l’orgoglio di un papà che vede il figlio diventare grande.  Karanja era stato accolto al centro G9 del Progetto Rainbow per bambini di strada nel 2010, un anno prima che Simone, missionario APG23, arrivasse in Kenya.
 
Il ragazzo ha sempre studiato e quest’anno, grazie al suo impegno, ha vinto una borsa di studio governativa per laurearsi in Scienze, fisica applicata e tecnologia alla Machakos University. Karanja oggi ha 21 anni; quando è stato avvicinato dai volontari viveva per strada.

Ragazzo studia nella casa di accoglienza
Karanja è stato accolto al centro G9 del Progetto Rainbow per bambini di strada nel 2010.
Foto di Simone Ceciliani


«Sono davvero felice che abbia l’opportunità di specializzarsi», commenta Simone, «Anche perché qui in Kenya, come penso in buona parte del resto del mondo, senza la scuola non c’è futuro». In 10 anni a Nairobi lui ha sperimentato con mano l’importanza dello studio soprattutto per i ragazzi più fragili, quelli che incontra ogni giorno abbandonati a loro stessi per le strade della città. Ecco perché, in quanto responsabile del centro G9, ha reso prioritario il diritto all’istruzione per tutti i bambini e i ragazzi seguiti.
 

In missione per garantire il diritto allo studio

«I 17 minori che attualmente vivono al centro sono iscritti alla scuola primaria», racconta, «Sosteniamo inoltre anche 15 ragazzi che frequentano le superiori, corsi professionali e l’università». L’obiettivo è quello di dare un’istruzione di qualità, che richiede nella quasi totalità dei casi l’iscrizione a istituti privati. «In Kenya l’istruzione pubblica è pressoché gratuita», spiega Simone, «Le classi sono però così sovraffollate che imparare è quasi impossibile. Parliamo infatti di 60/80 studenti per classe. Al contrario, negli istituti privati gli alunni sono solo 25/30 per classe e così riescono a seguire meglio le lezioni. Purtroppo le rette sono molto elevate e rappresentano una barriera d’accesso per i bambini poveri. Per questo motivo noi ci facciamo carico delle spese scolastiche».

Simone è molto soddisfatto dei suoi ragazzi perché stanno studiando con impegno. Grazie alla scuola non stanno solo imparando nozioni, ma aprendo la propria mente ed acquisendo gli strumenti per cavarsela nella vita. 
 

Regala un tablet ad uno studente del Kenya

Per studiare al meglio i più grandi avrebbero bisogno di un tablet, o almeno di uno smartphone, visto che ricevono i compiti via WhatsApp e mail e devono usare internet proprio come i coetanei italiani.

Nello specifico ad avere questa necessità sono cinque ragazzi: Karanja, Robert che ha appena iniziato il corso universitario in scienze, Samson che frequenta un corso da infermiere, Steven e Kennedy che sono iscritti a corsi molto rinomati per diventare cuochi.

Per maggiori informazioni o per contribuire potete scrivere a segreteria.condivisione@apg23.org