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1 Settembre 2021
Ultima modifica: 21 Settembre 2021 ore 10:24

La nuova scuola deve educare la gratuità

Sono iniziate le scuole tra mille interrogativi. Si può tornare all'essenza dell'educare?
Foto di Calekseyliss
L'inizio delle scuole, da un paio d'anni a questa parte, è presidiato da discussioni su mascherine, vaccinazioni, distanziamenti, DAD. In questo clima di incertezza un libro suggerisce come trovare la bussola giusta.
Se in una classe sono tutti vaccinati si possono togliere le mascherine, sostenevano i ministri Bianchi e Speranza qualche gionrno fa. Anzi no, vanno tenute ugualmente, rettifica Bianchi alcune ore dopo. Difficile immaginare, prima della pandemia, un clima distopico e di incertezza come quello degli ultimi mesi.

Pedagogia della Gratuità, il libro

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Inizia la scuola in un clima di incertezza

La fiducia - forse eccessiva - nella certezza cristallina della scienza, appare oggi frastagliata in mille rivoli, e genitori ed insegnanti si aggrappano alle dichiarazioni degli esperti come i naufraghi. Certezze, divergenze, smentite.
Proprio in questo scenario occorre trovare dei punti fermi, sul significato della scuola e dell'educare, punti fermi che si alzino di qualche metro rispetto alle crisi storiche e sociali che attraversano. Che portino alti e al tempo stesso aiutino a guardare in profondità.

Il bisogno di riscoprire una pedagogia - intervista all'autore

Quale è l'essenza dell'educare?

Tre mesi fa l'Editore Sempre ha dato alle stampe un libro che suggerisce questa direzione: "Pedagogia della Gratuità. Un cammino verso la felicità".
L'autore, Ferdinando Ciani, è un insegnante appassionato della sua materia ma soprattutto alla costante ricerca del senso pedagogico del suo lavoro, che parte dalla scuola ma ne attraversa i muri.

L'abbiamo intervistato per capire qualcosa in più del suo nuovo libro

Un libro sull'educazione

Che cosa differenzia questo quinto libro rispetto agli altri?

La copertina del libro
 
«Rispetto ai miei saggi precedenti dedicati al progetto di una Scuola del Gratuito, in questo caso tratto il tema dell’educazione. Oggi la società intera educa al profitto in mille modi, dalla scuola, allo sport, al tempo libero, all’economia. La Gratuità è relegata all’ambito famigliare e a pochi altri. Non si esce dalla logica di questo sistema se non si punta su una nuova educazione, l’educazione della Gratuità, che porti ad un sistema di vita nuovo che contagi la cultura e trasformi la politica e l’economia».

A chi hai pensato quando l’hai scritto?

«Agli educatori, genitori, insegnanti, istruttori, catechisti, in realtà a tutti perché tutti, con i nostri comportamenti, educhiamo. Se gli adulti fanno la scelta del profitto, se nel lavoro puntano alla carriera anziché al servizio, i giovani vedono. Tutti abbiamo una grande responsabilità in questo senso».

Il modello maieutico

Che cosa significa educare?

«Come ha detto il poeta irlandese William Butler Yeats: “Insegnare non è riempire un secchio ma accendere un fuoco”. Educare è un processo maieutico, cioè di estrazione. Non si può “educare a qualcosa”, si educa qualcosa, si educa la pace, la cittadinanza, la gratuità, cioè si estraggono come doni già presenti nel cuore e nell’intelligenza dei bambini e li si aiuta semplicemente a svilupparli. Il modello maieutico è molto diverso da quello plasmativo, secondo il quale l’educazione è simile all’opera del vasaio che modella la creta su un progetto precostituito. La società attuale ha bisogno di plasmare gli individui sul proprio modello perché la gratuità non assurga a sistema e la cultura del profitto possa reiterarsi all’infinito».

Nel tuo libro ci sono anche delle riflessioni sul cristianesimo

«La Gratuità è uno dei valori fondanti del Cristianesimo: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Purtroppo nel tempo le Chiese (nelle varie confessioni) si sono secolarizzate assumendo in parte la mentalità del mondo. Se ne ha evidenza negli scandali finanziari, nell’attaccamento ai beni, nella eccessiva spiritualizzazione del messaggio di Cristo. Che le comunità cristiane non siano operatrici di una forte educazione della Gratuità lo dimostra il fatto che i giovani disertano le parrocchie perché non costituiscono più un segno di Speranza»

È meglio insegnare la competizione o la cooperazione?

La competizione. È completamente deleteria per l'educazione o se ne può trovare una versione "buona"?

«Di competizione “buona” vedo solo la competizione giocosa, sempre che non ci siano dietro interessi. Il miglioramento, motivazione usata dai fautori della competizione, si ottiene con la cooperazione e nella sfida con se stessi non in quella contro altri. Il motto di De Coubertin “L’importante è partecipare, non vincere” oggi potrebbe essere tranquillamente proclamato al rovescio: “L’importante non è partecipare ma vincere”. Il profitto stimola una competizione insana che crea avversari e genera relazioni infelici».

Ci racconti un aneddoto?

«In una delle mie classi prime era arrivata Elisa, una ragazzina tetraplegica che si esprimeva solo attraverso gridolini e sorrisi. L'insegnante di sostegno propose di trasferirla nell'auletta di sostegno ma la classe si oppose: “Vogliamo che Elisa resti con noi”. E così fu: preparammo un posto adatto a lei in classe, e poiché ad Elisa piaceva molto ascoltare musica, imparammo a fare matematica con la musica di sottofondo». 


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Articolo di Marco Scarmagnani
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