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25 Febbraio 2021
Ultima modifica: 10 Marzo 2021 ore 23:44

Carcere, l'alternativa è possibile

Lo Stato italiano mantiene un sistema costoso e inutile. Un libro spiega perché e propone una soluzione.
Oltre 52 mila persone vivono nelle carceri italiane. Quando terminano la pena, 3 su 4 tornano a commettere reati anche peggiori. Giorgio Pieri ci fa entrare con lui oltre le sbarre, evidenzia le contraddizioni del sistema attuale, ci dimostra che una soluzione esiste e funziona.
A cosa serve il carcere? A rieducare chi è stato condannato per aver commesso un reato, dice la Costituzione all’articolo 27. A proteggere i cittadini onesti dai delinquenti, è il sentire comune.

In entrambi gli aspetti il carcere è in realtà un vero fallimento: si stima che circa il 75 per cento di chi oggi esce di galera dopo aver scontato la pena torni a commettere reati, spesso perfino più gravi di quelli per cui era stato incriminato. Una vera scuola del crimine finanziata dallo Stato. Con l’aggravante di alcune situazioni assurde, come la pratica di incarcerare i bambini con le loro madri.

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La realtà del carcere in un libro

Giorgio Pieri, riminese, laureato in Scienze Biologiche, diplomato in Erboristeria e in Scienze Religiose, con il carcere ha un rapporto particolare: da 25 anni, seguendo l’esempio di don Oreste Benzi, va a incontrare i detenuti oltre le sbarre.
Un’esperienza che gli ha permesso di scoprire un mondo nascosto, pieno di contraddizioni e di assurdità.

Ha quindi cercato delle risposte a tanti perché, e,con la Comunità Papa Giovanni XXIII di cui fa parte, ha sperimentato delle soluzioni.
Ora tutto questo lo racconta nel libro Carcere, l’alternativa è possibile (Sempre Editore), disponibile nelle librerie fisiche e on line dal 18 febbraio.
L’autore ci fa oltrepassare con lui i cancelli degli istituti di pena rivelandoci cosa succede davvero oltre le sbarre, raccontandoci le storie di alcune delle persone incontrate, mettendo in evidenza elementi che fanno emergere come questo sistema sia inutile, costoso e perfino dannoso.

L’alternativa al carcere

Ma allo stesso tempo ci dimostra che un’alternativa c’è e funziona: nelle Comunità Educanti con i Carcerati – ispirate al modello APAC brasiliano – il delinquente fa un vero percorso di consapevolezza del proprio errore e di rinascita, per cui alla fine è una persona nuova. Non più un pericolo ma una risorsa per la società.
Se la ricetta funziona, viene da chiedersi, perché non modificare l’intero sistema?

Minorenni e bambini in carcere

Chiude il libro una serie di interviste in cui l’autore interpella esponenti del no profit e delle istituzioni  su alcuni temi cruciali: il carcere per i minorenni, i bambini piccoli incarcerati con le loro madri, l’ergastolo ostativo, i diritti delle persone detenute, l’esperienza brasiliana dell’Apac, il ruolo della Chiesa, l’esperienza di chi accoglie i detenuti in famiglia.

Un libro indispensabile per chi si occupa di queste tematiche sociali, ma utile per tutti in quanto affronta temi come il perdono, la riconciliazione, il pregiudizio, la relazione con chi si trova ai margini della comunità civile ed ecclesiale.

Dove trovare il libro sulle alternative al carcere

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L'autore ha deciso di devolvere i proventi del libro a sostegno del Progetto CEC, Comunità educante con i carcerati.
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