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12 Maggio 2020

Conflitto di coppia. Istruzioni per l'uso

Anche l'amore litigarello ha le sue regole
Un libro di Sempre Editore che analizza i principali motivi del conflitto di coppia e suggerisce strategie per renderlo più funzionale

«L’amore è azione, non pensiero o sentimento. Il sentimento fa parte dell’amore, ma non lo esaurisce. Il problema di tante coppie di oggi, invece, è confondere l’amore con l’innamoramento. Così, quando l’innamoramento finisce – ed è fisiologico sia così – pensano che sia finita la relazione. Invece siamo davanti ad uno scatto: inizia il cammino verso l’amore adulto». Marco Scarmagnani ogni giorno nel suo lavoro di consulente familiare incontra coppie che stanno vivendo un momento di crisi. Ma anche coppie che desiderano lavorare sul proprio rapporto, per non lasciarsi abbattere dalle fatiche quotidiane e dalle inevitabili differenze di vedute che si sperimentano nella vita in famiglia.
Non è un caso che, dopo Per sempre e Maschile&Femminile, l’ultimo libro di Scarmagnani si intitoli 3 regole per litigare ed altri consigli per una coppia felice, pubblicato per Sempre Editore, ora disponibile anche in formato ebook nei principali store on line.
 
Sempre più spesso libri e incontri trattano di conflitti in coppia e in famiglia. Come mai?
«Litigare è inevitabile. Solo se c’è uno sbilanciamento - uno che comanda e uno che obbedisce - non c’è conflitto. Ma in un sistema paritario, benché composto da due elementi differenti, com’è la coppia, è evidente che non si può essere sempre d’accordo».
 
L’idea com’è nata?
«Tutti i giorni incontro coppie in conflitto. Un giorno ero in macchina e ho iniziato a pensare a un decalogo. Ma siccome c’è Qualcuno che lo ha già fatto – ride – mi sono fermato a tre: non vincete; definite un ring; tagliate corto».

I motivi del conflitto di coppia

Quali sono i motivi di conflitto più frequenti nelle coppie che incontri?

Un manuale per affrontare i conflitti di coppia
«Li sintetizzo con le 3 S: sesso, soldi e suoceri. La sessualità è una linea molto delicata in cui è facile fraintendersi, iper-investire, quindi avere aspettative alte e restare delusi. Il denaro riguarda la gestione quotidiana: c’è sempre chi è più attento a certe spese e chi tende a non guardare il centesimo».
 
E i suoceri?
«Le famiglie di origine sono sempre presenti, fisicamente o psicologicamente, nella coppia. Il dare per scontato che gli atteggiamenti che portiamo nel rapporto dalle nostre famiglie di origine siano gli stessi genera molto conflitto. Spesso si scivola anzi in un “conflitto di lealtà”: la famiglia ha una chiara struttura gerarchica, che vede la coppia in primo piano e le altre sullo sfondo; invece capita che si arrivi al “o me o loro”, “o ascolti tua madre o ascolti me”. La Bibbia dà indicazioni chiare: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola”. Ma dice pure: “Onora tuo padre e tua madre”, ovvero questa separazione deve avvenire con rispetto. Nel testo, attraverso la risposta ad alcune lettere che ho ricevuto, spiego meglio questo aspetto».

La Bibbia ricorda anche: “Non tramonti il sole sopra la vostra ira”.
«E papa Francesco dice: tiratevi pure i piatti, ma fate la pace. Aggiungendo: affinché la guerriglia del giorno dopo non vi distrugga. Si vede che ha esperienza pastorale con le famiglie: sa che se non si fa pace, il giorno dopo magari non c’è un conflitto aperto, ma c’è una guerriglia che logora».
 
Anche fare la pace non è semplice. Basta dire: “non ci penso più”?
«Fare la pace e lasciar perdere sono due cose diverse. Certe leggerezze non vale la pena di rimarcarle di continuo. Ma per i conflitti seri bisogna imparare a usare gli strumenti che abbiamo a disposizione per riconciliarci: la parola, il corpo... Il conflitto quando è aspro genera una separazione – non ci si parla, non ci si guarda, non si ha contatto fisico – ma la separazione ci disumanizza. Noi siamo fatti per l’amore, quindi tutte le volte che ci allontaniamo diventiamo inumani. Nel libro racconto quello che ho imparato dal lavoro con le coppie in merito ai temi del perdono, della riconciliazione, della richiesta di risarcimento».
 
Non metti i figli tra le ragioni di conflitto. Come mai?
«Non si litiga a motivo dei figli ma perché i figli sono un terreno su cui si gioca un conflitto pre-esistente. Faccio un esempio: quando mamma dice che bisogna aiutarli a fare i compiti, accompagnarli a scuola, e papà ribatte che si devono arrangiare e fare le loro esperienze, non sono i figli a generare il conflitto. Nella coppia c’è già un conflitto sul rapporto tra dipendenza ed autonomia, che i figli riattivano».
 
Una coppia che non affronta i suoi nodi di conflitto è più fragile di fronte alle scelte sui figli?
«Esprimerà divergenze educative. Ma ricordiamoci che un po’ è normale: siamo due persone differenti, oltre che due sessi differenti. La modalità paterna e materna non è intercambiabile. Sfruttare questa differenza crea salute nella famiglia. Ma il vero problema delle coppie di oggi non è il conflitto».

I veri motivi della crisi di coppia

E qual è allora?
«È lo smarrimento di fronte alla scoperta che l’innamoramento non dura per sempre. Quando ci si innamora si pensa che l’altro e l’altra sia “la risposta” per eccellenza al mio bisogno di completezza, di amore, di allineamento tra ciò che sento e ciò voglio. Quando usciamo da questa dimensione - ed è la natura della relazione che ci fa uscire – rischiamo di rimanere delusi, di rimpiangere quel momento mitico e di volerci ritornare. Ma non è possibile».
 
Come reagire a questa delusione?
«In 3 regole per litigare faccio l’esempio - se vuoi un po' maschile - del lavoro. Io sono appassionato del mio lavoro: all’inizio catalizzava tutte le mie energie e le mie aspirazioni. Adesso capita di alzarmi al mattino e non aver voglia di andare a lavorare. Non vuol dire che è finito tutto. È lì che emerge cosa vuol dire essere un professionista: lavoro lo stesso e ci metto tutto il mio impegno. Questo impegno non rende il mio lavoro meno nobile, anzi. Inoltre mi aiuta a riappassionarmi a ciò che faccio. Nella coppia è la stessa cosa. Il sentimento lo riattivo attraverso un impegno costante, deliberato, instancabile. Non è perché “bisogna” farlo. Ce lo ricorda bene l’Amoris Laetitia al numero 134: “L’amore che non cresce inizia a correre rischi, e possiamo crescere soltanto corrispondendo alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri”».