26 Marzo 2020

Coronavirus. Come riconoscere le bufale?

Nel mondo social è in atto anche un'epidemia di notizie false o fuorvianti
Catene, messaggi, appelli, notizie "che nessuno sa" circolano ossessivamente in rete in questo periodo di quarantena. Ecco come difendersi

«All’ospedale xxx manca il sangue, telefonate…», «Un mio amico infermiere mi ha detto…», «La Croce Rossa dice…».
Alcuni esempi presi dai social, apparentemente innocenti o addirittura all’apparenza utili, ma che fanno inorridire chi conosce i meccanismi della comunicazione.
Iniziamo col dire che durante l’emergenza coronavirus i social network stanno avendo un ruolo importante. Le persone chiuse in casa vi trovano il modo di tenere i contatti con chi non possono vedere, sono anche nati simpatici flash-mob collettivi, perfino il Presidente del consiglio ha usato la diretta per annunziare nuove misure. L’impulso dietro all’invio di questi messaggi è lo stesso che ci fa scrivere #iorestoacasa in tutti i modi possibili: è l’istinto di conservazione del gruppo. Vogliamo renderci utili e questo è positivo.

Perché quei messaggi sono da evitare?

Non sempre però quello che facciamo con le migliori intenzioni è utile. La potenza della rete è enorme e può succedere come all’apprendista stregone Topolino, travolto dall’incantesimo che aveva messo in atto senza saperlo dominare.
Ma cosa c’è di male nei messaggi che abbiamo portato come esempio? Vediamo.
L’appello per il sangue ricalca, attualizzato, quello che è un classico di Internet. Ha cominciato a girare come mail nel 2003 e circola tuttora. Ha intasato il centralino di un ospedale e reso inservibile il numero di telefono. Totalmente inutile, in ogni caso, perché gli ospedali hanno una loro rete per reperire sangue e altre risorse. Inoltre manca della data, per cui girerà per anni facendo solo danni. Questa è una regola importante: non diffondere mai messaggi che non hanno una data o una scadenza: è molto probabile che il problema sia stato risolto. La prossima volta che trovate un messaggio con scritto “ieri…” o “domani…” cestinatelo subito, sicuramente chi l’ha scritto è un maldestro apprendista stregone.

Come scoprire i messaggi ingannevoli

I messaggi che fanno riferimento a fonti autorevoli possono essere ingannevoli. Se il messaggio è attribuito a qualcuno che fa parte del personale sanitario, questi potrebbe anche andare incontro a dei guai, perché è tenuto al segreto professionale. Il riferimento a fonti autorevoli può essere fasullo: chiunque può scrivere che il messaggio viene dalla Polizia o dalla Croce Rossa. Una truffa scattata quasi subito è stata la mail di una sedicente “Dottoressa Marchetti” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che avrebbe dovuto consigliare le precauzioni da prendere e invece conteneva un “malware”: un virus capace di rubare i dati personali. In ogni caso gli allegati alle mail sono come le caramelle: mai accettarli dagli sconosciuti.
Sono arrivati poi tutta una serie di messaggi fasulli senza alcun fondamento, come quello che sia sufficiente la vitamina C, che la Russia abbia un farmaco efficace o che basti bere bevande calde. A proposito di questo ultimo messaggio: se il Covid-19 muore a 27° come dice il testo, come farebbe a infettarci, visto che la nostra temperatura è 37°?

Di chi possiamo fidarci?

Il consiglio è quello di non fidarsi dei social. Un trucco può essere quello di cercare su Google “bufala” seguito da una delle parole chiave del messaggio. Ci sono molti siti che si preoccupano di fare verifiche. Fatelo, soprattutto se vi scatta l’istinto di condividere subito.
Il modo corretto per rinviare una notizia o un allarme è quello di mettere un link a un sito autorevole. Mettiamo il caso che un ospedale pensasse che il modo migliore per avere il sangue sia quello di appellarsi alla rete (ma non lo farà mai). Potrebbe innanzi tutto affidarsi al sito web dell’Asl di appartenenza e poi linkare sui social senza dare dettagli. In questo modo potrebbe interrompere l’appello in ogni momento con un avviso di cessato allarme. Ad esempio l’allarme per la mail truffaldina è stato diffuso dalla Polizia Postale in questo modo. Anche consigli o l’annuncio di nuovi rimedi dovrebbero poggiare, attraverso un link, a siti ufficiali o comunque qualificati.
In fatto di verifiche, comunque, c’è chi è meglio attrezzato di noi: i giornali. La frase “i giornali non lo dicono” ci può magari far pensare a una verità celata per oscuri interessi e sconosciuta a tutti tranne che a chi scrive. Ma il più delle volte la realtà è più semplice: i giornalisti hanno appurato che non è vero e hanno cestinato l’informazione.