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2 Novembre 2021
Ultima modifica: 18 Gennaio 2024 ore 12:29

Don Benzi e la storia di Pane Quotidiano

La notte in cui il cuore di don Oreste si fermò, il 2 novembre 2007, i primi che accorsero al suo letto trovarono su Pane Quotidiano un messaggio di speranza.
Don Benzi e la storia di Pane Quotidiano
Compie vent'anni il "messalino di don Benzi". Un progetto nato durante un incontro di redazione, ricco di aneddoti, dalla scelta della copertina, alle parole scritte nel giorno della morte di don Benzi, alle testimonianze di chi oggi non riesce più a farne a meno.
Vent’anni fa nasceva Pane Quotidiano, tra i “messalini” oggi più diffusi in Italia. La sua storia è legata a quella di don Oreste Benzi. E non solo finché era in vita; anzi, è dopo la morte del sacerdote che il messalino ha avuto la massima diffusione, come se attraverso questo libretto don Oreste potesse in qualche modo proseguire la sua opera di evangelizzazione, raggiungendo contemporaneamente molte più persone di quante riusciva a incontrarne in vita. Del resto lui l’aveva scritto, proprio su Pane Quotidiano, proprio quel 2 novembre 2007 che sarebbe diventato il suo dies natalis: «Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia … la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all’infinito di Dio». E allora, nel raccontare la storia di Pane Quotidiano, ritorniamo proprio a quella notte tra l’1 e il 2 novembre 2007.



Il messaggio lasciato da don Benzi nel giorno della sua morte

Non era ancora l’alba  quando la notizia della morte di don Oreste Benzi cominciò a diffondersi tra i più stretti collaboratori, giungendo anche al nuovo vescovo di Rimini. Francesco Lambiasi era arrivato in diocesi solo da poche settimane, ma fin da subito l’aveva colpito la figura di questo sacerdote, che aveva incontrato in passato ed ora era contento di avere così vicino. Già intravedeva progetti di collaborazione, invece la notizia secca, inaspettata.
Francesco accorse subito alla canonica della “Resurrezione”, la parrocchia di don Oreste. Erano le 6 del mattino, salì le scale, entrò nella piccola cameretta spoglia e si inginocchiò ai piedi del letto su cui giaceva il sacerdote. Quel cuore grande capace di superare ogni ostacolo stavolta si era davvero fermato.

Il dolore era intenso, c’era bisogno di alzare lo sguardo in cerca di luce. Il vescovo iniziò a pregare il rosario assieme ai pochi presenti. Tra di loro c’era Kristian Gianfreda, oggi regista, che si ritrovò tra le mani una copia di Pane Quotidiano. Lo aprì alla pagina del giorno e, nel leggere il commento alla lettura, rimase incredulo: sembrava la descrizione esatta di quello che stavano vedendo in quel momento. Lesse ad alta voce: «Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste…». Parole stampate mesi prima proprio per quel giorno. «Questa è profezia!» esclamò il vescovo.

La notizia della morte arrivò alle agenzie e si diffuse nei notiziari radio e TV e poi sui giornali. Molti citavano quelle parole. Anche nel momento della sua morte, attraverso Pane Quotidiano don Oreste era riuscito a dare un messaggio di speranza: «La morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità … è il momento dell’abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, di ogni creatura».

Come è nato Pane Quotidiano

Ma come è nato questo piccolo libretto che in pochi anni era riuscito a conquistare un ruolo così importante? Per la prima volta, in occasione di questo ventennale, raccontiamo la sua storia.
Tutto partì da un incontro di redazione di Sempre, l’8 settembre 2000. Da qualche anno il mensile, di cui don Benzi era fondatore e direttore, proponeva un inserto redazionale, Sale e luce: poche paginette con le letture liturgiche delle domeniche e un breve commento dello stesso don Oreste. Era l’anno del Giubileo, si cercavano idee per lanciare qualcosa di nuovo. Ed ecco la proposta: perché non stampare un libretto con le letture di tutti i giorni, e relativi commenti?

La prima preoccupazione fu per don Oreste: lui era un prete d’azione, non da scrivania. Sempre in viaggio e al telefono, con una Comunità Papa Giovanni XXIII diffusa ormai in tutta Italia e, già allora, in una ventina di Paesi del mondo. Serviva come minimo un collaboratore.
«Potrei aiutarlo io» intervenne Viviana Viali, una giovane di Arzignano, in provincia di Vicenza, che da qualche tempo aveva iniziato a partecipare agli incontri di redazione. Da tempo – ci raccontò – lei trascriveva e archiviava omelie e meditazioni di don Oreste, che utilizzava per il suo cammino spirituale. Avrebbe potuto supportare il Don nella ricerca dei commenti, pescando da questo archivio.
L’idea piacque e si decise di provare.

Don Oreste Benzi e Viviana Viali in redazione Sempre Editore
Don Oreste Benzi con Viviana Viali, la curatrice di Pane Quotidiano durante un incontro di redazione nel 2007. Alle loro spalle il dipinto "Il volto di Maria" realizzato per Sempre dal pittore Dimer Cavatton, lo stesso autore de "Il volto di Cristo" da cui è tratta la copertina di Pane Quotidiano. Davanti a questo quadro, benedetto da don Oreste, ogni giorno in redazione si recita la preghiera dell'Angelus affidando a Maria le intenzioni di preghiera segnalate dagli abbonati


«Cominciai a raccogliere le letture e ad abbinare i commenti – racconta Viviana –. Se trovavo qualcosa di adatto lo inserivo, altrimenti lasciavo in bianco e don Oreste scriveva un commento ex novo.»
Mentre il contenuto cominciava a prendere consistenza, era necessario passare al progetto grafico. Sul formato, si optò per un libretto di dimensioni ridotte, tascabile. Un prodotto essenziale, adatto anche ai giovani: doveva entrare nella tasca posteriore dei jeans.
Il nome, poi, ci venne quasi subito: lo scopo era alimentare ogni giorno la propria spiritualità. Dunque, “Pane Quotidiano”.

"Il volto di Cristo" in copertina

Restava da trovare un’immagine adatta alla copertina. Proprio in quei giorni, senza sapere del nostro progetto, un’amica ci fece dono di una litografia a tiratura limitata con “Il volto di Cristo” realizzata dal fratello pittore, Dimer Cavatton.

Il volto di Cristo di Dimer Cavatton
"Il volto di Cristo", di Dimer Cavatton. Litografia a tiratura limitata da cui è stata tratta l'immagine di copertina di Pane Quotidiano
Ci colpì lo sguardo di Gesù, allo stesso tempo tenero e autorevole, luminoso. Uno sguardo orientato verso di noi ma leggermente di lato, capace di vedere cose fuori dal nostro campo visivo, che solo attraverso di lui noi possiamo scoprire. Era l’immagine che cercavamo.
Realizzammo il primo libretto bimestrale, marzo-aprile 2001, intanto ad uso interno della Comunità Papa Giovanni XXIII, raccogliendo impressioni e suggerimenti. Il primo venne dallo stesso don Oreste: ci chiese di togliere la banda nera che delimitava la parte superiore della copertina. Era stata pensata per evidenziare lo sguardo, ma per lui la fascia nera significava lutto, e ci teneva invece che il nostro fosse un messaggio di gioia. Don Oreste in redazione faceva spesso questi interventi un po’ sornioni: «Io non me ne intendo di grafica, fate voi, però…» e via con i suggerimenti a usare colori vivaci, o a garantire più ariosità nell’impaginazione. Non era un esteta, ma un profondo conoscitore dell’animo umano e sapeva quanto la cura di certi particolari possa influire su ciò che si intende comunicare. 

Un successo contro ogni previsione

A novembre-dicembre uscì il secondo prototipo di Pane Quotidiano. Il primo esperimento aveva avuto riscontri positivi ma c’era il problema di come diffondere questo nuovo prodotto. All’epoca come casa editrice pubblicavamo solo il mensile storico dell’associazione, Sempre. Provammo a contattare una casa editrice di area cattolica ma ci sconsigliò: «Esistono già libretti simili. Non vi conviene.» Sentimmo anche la direttrice di una libreria religiosa: stesso parere.
Non avevano capito quello che don Oreste spesso ci ripeteva: la Chiesa non è una organizzazione di servizi ma una comunione di carismi. Il commento alla Parola che noi volevamo diffondere non era il duplicato di altri ma qualcosa di nuovo; nasceva da un carisma specifico che attraverso questo libretto poteva diventare dono per tutti.

Decidemmo di procedere. Quel novembre-dicembre di venti anni fa Pane Quotidiano era ufficialmente nato come prodotto editoriale, divenendo un periodico distribuito su abbonamento e in libreria.
Fu un successo inaspettato. Senza alcuna pubblicità, il libretto cominciò a diffondersi con il passaparola ben oltre i confini della Comunità Papa Giovanni XXIII.

«All’inizio secondo me don Oreste non se l’aspettava – racconta la curatrice Viviana Viali –. I primi commenti erano brevi, essenziali. Poi, quando vide aumentare così velocemente la diffusione, anche lui ci investì molto di più. I commenti li scriveva a penna e poi li trasmetteva alla segreteria dell’associazione, che trascriveva a computer e me li inviava. A volte, quando a causa degli impegni era in ritardo con le scadenze, li scriveva di notte e me li mandava direttamente via fax, metri e metri di rotolo scritto a mano. Alcuni li conservo ancora».
Anno dopo anno Pane Quotidiano si diffondeva: 5, 10, 20 mila copie. Fino ad arrivare a quella notte tra l’1 e il 2 novembre del 2007.
Che fare? Saremmo riusciti ad assicurare ancora i commenti ora che don Oreste non poteva più scriverli materialmente?

La miniera spirituale di don Benzi

Superata la prima fase di smarrimento, ci rendemmo conto che don Oreste ci aveva lasciato in eredità una miniera spirituale ancora poco esplorata: per decenni tutte le sue scuole di preghiera, le meditazioni durante i “deserti” e moltissime omelie erano state diligentemente registrate e archiviate presso il Centro di documentazione della Comunità Papa Giovanni XXIII.

Era arrivato il momento di valorizzare questo bene prezioso e Pane Quotidiano poteva essere il veicolo più adatto per consentire a don Oreste di proseguire la sua opera evangelizzatrice.
Anche questa volta la decisione fu premiata dai risultati. La diffusione del libretto continuò a crescere, sia in libreria che su abbonamento, arrivando a superare la tiratura di 40 mila copie a bimestre. Negli ultimi anni c’è stato un calo di qualche migliaio di copie, complice anche il Covid, ma nel frattempo è nata anche la versione digitale di Pane Quotidiano che consente di avere la Parola di Dio e i consigli di don Oreste sempre a portata di smartphone.

Don Oreste Benzi con il cardinal Stanislaw Rylko
Don Oreste Benzi con il cardinal Stanislaw Rylko, allora presidente del Pontificio consiglio per i laici, durante la "Festa del riconoscimento" del 26 dicembre 2004. Un evento che la Comunità Papa Giovanni XXIII organizza ogni anno per far festa con i giovani che hanno completato il programma terapeutico di liberazione dalle dipendenze patologiche, e con le loro famiglie. Ad ognuno dei giovani viene donato Pane Quotidiano come strumento che può aiutare a vivere ogni giorno in pienezza facendo scelte di bene.
Foto di Riccardo Ghinelli

Le testimonianze e le richieste di preghiera dei lettori di Pane Quotidiano

Al di là dei numeri, la conferma dell’utilità di Pane Quotidiano è supportata dalle molte testimonianze che giungono dagli abbonati. «Spesso le telefonate che riceviamo vanno ben oltre le informazioni tecniche – spiega Luciano Berlaffa, responsabile dell’ufficio relazioni con gli abbonati –. Molti ci raccontano quello che stanno vivendo, le gioie o un momento difficile. Oppure ci ringraziano per l’aiuto che ricevono dalle parole di don Oreste. Quasi ogni giorno riceviamo anche richieste di preghiera, magari per un familiare malato, o perché un figlio si riavvicini alla fede. Intenzioni che poi affidiamo a Dio per intercessione di don Oreste durante la preghiera dell’Angelus che facciamo quotidianamente in redazione.»
Molti anche gli aneddoti legati a Pane Quotidiano. Come quella ragazza in crisi di fede che va a confessarsi e si sente dire dal sacerdote: «Tu hai bisogno di qualcosa che ti alimenti ogni giorno, una sorta di pane quotidiano». Poi va in libreria e trova proprio Pane Quotidiano. «Da allora è una nostra fedele abbonata» spiega Luciano. A volte arrivano anche telefonate curiose: «Una signora un giorno ci chiama chiedendo se possiamo cambiare l’immagine di copertina. Perché, le chiedo, non le piace? Al contrario, risponde lei, sono abbonata da tanti anni e dovrei far posto eliminando le copie vecchie ma non riesco a buttare un libretto con il volto di Gesù!»

Certamente per migliaia di persone questo messalino è diventato ormai un vero punto di punto di riferimento nella loro vita. «Noi scherzando diciamo che se lo usi tutti i giorni crea dipendenza – conclude Luciano –. Tanto è vero che se sta per iniziare il nuovo bimestre e per qualche problema postale il nuovo Pane Quotidiano non è arrivato, ci chiamano e ci pregano di invarglielo subito con corriere espresso, perché dicono che ormai non possono più farne a meno».