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19 Settembre 2026

Don Paolo Jr.: «Nel mollificio trovo la mia poesia»

Un sacerdote tra i lavoratori, con un'attenzione particolare ai più fragili
Don Paolo Jr.: «Nel mollificio trovo la mia poesia»
Foto di Archivio 8 per mille Chiesa Cattolica
In occasione del 20 settembre, Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero, un'esperienza che racconta come il sacerdote possa sviluppare una nuova forma di prossimità, mettendo in rete fabbrica, parrocchia e istituzioni
«Sono responsabile della Pastorale per i problemi sociali e del lavoro da otto anni. È un servizio che ho accolto quando il mio arcivescovo me lo ha chiesto», racconta don Paolo Jr.. Mentre parla al telefono, i ragazzi del Grest bussano alla porta. È forse proprio il suo essere anzitutto parroco a orientare il suo sguardo sul lavoro. L'Emilia-Romagna è tra i territori più dinamici del Paese, con un sistema produttivo solido e qualificato. Accanto alle eccellenze convivono anche realtà più fragili e difficili da intercettare, dalla logistica ai comparti segnati da precarietà, delocalizzazione e, talvolta, sfruttamento. È il segno di un mondo del lavoro in profonda trasformazione, in cui non cambiano soltanto le imprese ma anche il modo di lavorare, che rischia di impoverirsi di senso e di relazioni.
«I sacerdoti entrano meno nelle fabbriche rispetto al passato per molte ragioni», racconta don Paolo Jr.. Un cambiamento da riconoscere e interpretare: se cambia il lavoro, cambia anche la presenza della Chiesa. Accanto ai laici impegnati nei diversi ambiti professionali, il sacerdote è chiamato soprattutto a costruire dialogo e custodire legami, dando voce a chi resta ai margini. Un impegno discreto e spesso silenzioso, che consiste nel far incontrare realtà che altrimenti rischierebbero di restare distanti. 

Il progetto “Insieme nel lavoro”

Ne è un esempio "Insieme per il lavoro", il progetto promosso da Arcidiocesi, Comune e Città metropolitana di Bologna, che accompagna le persone più fragili (persone espulse dal sistema produttivo che hanno bisogno di ricostruire fiducia nelle proprie competenze) nella ricerca di un'occupazione, mettendo in rete istituzioni, imprese e Terzo Settore. Per don Paolo Jr. è il segno concreto di una comunità che si prende cura dei lavoratori.
 
Foto di Archivio 8 per mille Chiesa Cattolica

«La fabbrica cambia, la comunità resta»

Ma, al di là dei progetti e delle reti, i sacerdoti continuano a partire da un luogo molto concreto: la parrocchia. «Continuiamo a incontrare i lavoratori qui, ogni giorno. La fabbrica cambia, la comunità resta». La parrocchia è il luogo dove le persone portano le loro domande, le fatiche familiari e professionali. Per don Paolo Jr., essere parroco significa aiutare a riscoprire che il Vangelo illumina anche il modo di lavorare, di costruire rapporti, di vivere l'economia. «Gesù stesso – ci ricorda – prima di iniziare la vita pubblica, è stato per molti anni un lavoratore». Un richiamo capace di restituire al lavoro il suo significato più profondo: dimensione essenziale della vocazione e della dignità della persona. Dalla radice evangelica nasce una lunga tradizione di pensiero e prassi che continua ancora oggi a leggere il lavoro come esperienza di libertà, responsabilità e bene comune. 

La poesia nel mollificio

La stessa attenzione alla dignità del lavoro ritorna anche quando gli chiediamo quale pagina della letteratura associ a questo tema. La risposta, però, sorprende. Non cita un romanzo né un poeta. Sorride e racconta di due fratelli che gestiscono un piccolo mollificio. Ogni volta che entra nella loro officina si ferma ad “ascoltarli” mentre lavorano. «Quella – dice – è la mia poesia». È la poesia delle mani, dell'intelligenza artigiana, del sapere che passa da una generazione all'altra e che racconta un modo di vivere il lavoro (e, in fondo, la vita) con responsabilità e cura. Per don Paolo Jr. è lì, tra il rumore delle macchine e l'orgoglio di chi conosce il proprio mestiere, che il lavoro torna a essere una forma di umanesimo.
Sostenere i sacerdoti, come don Paolo Jr., significa rendere possibile una presenza quotidiana che genera relazioni e contribuisce a costruire comunità più forti.
 

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