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11 Giugno 2026
Ultima modifica: 11 Giugno 2026 ore 09:30

Il Papa alle Canarie sulla rotta dei migranti tra speranza e tragedia

La testimonianza, i numeri e i rischi di una delle rotte più pericolose al mondo
Il Papa alle Canarie sulla rotta dei migranti tra speranza e tragedia
Foto di Andreu Dalmau
Il Papa alle Canarie per incontrare migranti e realtà di accoglienza. Nel 2025 sono arrivati 17.555 migranti, mentre dal 2014 lungo la rotta atlantica sono morte 6.600 persone.
L'arcipelago delle Canarie accoglie Papa Leone XIV l’11 e 12 giugno a conclusione del viaggio apostolico in Spagna. Il Santo Padre incontrerà sia i migranti sia le realtà che si adoperano per la loro accoglienza ed integrazione. Qui infatti giungono sempre più numerosi i migranti africani, in particolare vi è stato un aumento a partire dal 2019 in seguito al rafforzamento dei controlli nel Mediterraneo che hanno spinto i migranti ad intraprendere questa rotta sebbene più lunga.

Foto di Withub

I numeri degli arrivi

Nel 2025 sono giunti qui 17.555 migranti, molti meno rispetto al record storico dell'anno precedente quando approdarono 40mila persone. Per avere un termine di paragone, lo scorso anno nel nostro paese sono approdati via mare oltre 66mila migranti. La Rotta atlantica è dunque la via migratoria marittima che collega le coste dell'Africa occidentale e dal Marocco alle Isole Canarie, arcipelago appartenente alla Spagna.

Una rotta sempre più lunga

Il 41 per cento dei viaggi irregolari dei migranti verso le Isole Canarie parte dal Marocco, tuttavia i sempre maggiori controlli di sicurezza lungo la costa marocchina tendono a spingere le partenze sempre più a sud, rendendo i viaggi più pericolosi. Se chi parte dal Marocco deve percorrere 95 chilometri in mare, chi parte dalla Mauritania deve navigare per 790 chilometri, dal Senegal 1500 e addirittura vi sono imbarcazioni partite dalla Guinea che dista 2.400 chilometri ed otto giorni di navigazione. Talvolta vengono usati i cayucos, imbarcazioni rudimentali a fondo piatto, solitamente ricavati scavando il tronco di un unico albero, simili alle canoe.

Foto di IOM UN Migration

I rischi del viaggio

La lunghezza della tratta, la precarietà delle imbarcazioni e la mancanza di servizi di ricerca e soccorso dedicati rendono il viaggio rischioso. Dal 2014 secondo le Nazioni Unite 6.600 persone sono morte lungo la rotta atlantica, rendendola una delle più pericolose al mondo, insieme alla frontiera Messico-Stati Uniti, dopo il deserto del Sahara ed il mediterraneo centrale, dove sono morte quasi 27mila persone. Molti migranti muoiono non solo per annegamento ma anche per disidratazione e fame. Come avviene per tutto il fenomeno migratorio anche qui è difficile sapere i numeri esatti del fenomeno. Si sa per certo che molte imbarcazioni non hanno mai raggiunto le spagnole, come testimoniano le canoe ritrovate nei Caraibi con a bordo corpi mummificati.

L’arrivo alle Canarie

Una volta che le persone riescono a raggiungere le coste delle Canarie, però, le difficoltà continuano: dopo essere passati per le strutture del Centro de atención temporal para extranjeros, i migranti dovrebbero essere trasferiti in vari centri di accoglienza. Il Piano Canarie, partito nel 2024, ha portato alla costruzione di enormi campi profughi come quello di Las Raíces, a Tenerife che ha una capienza di 3mila persone.

La testimonianza di Boli Ismael Outtara

A Vatican News un cittadino ivoriano sopravvissuto a un viaggio sulla rotta atlantica, Boli Ismael Ouattara, ha dichiarato: «I migranti vengono spesso descritti come un gruppo omogeneo o come semplici statistiche. Eppure ogni persona ha una storia unica, una famiglia, sogni e difficoltà. Durante il mio viaggio, ho incontrato uomini, donne e bambini che si erano lasciati tutto alle spalle. Molti erano fuggiti dalla povertà, dai conflitti, dalla violenza. Ho visto persone perdere i propri cari lungo il cammino, ammalarsi o vivere in condizioni estremamente precarie. Vorrei che le persone capissero che la maggior parte dei migranti non lascia il proprio Paese per scelta ma perché spera di sopravvivere e di offrire un futuro migliore ai propri figli. Dietro ogni viaggio si celano immensi sacrifici e a volte tragedie di cui non si parla mai».

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