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21 Settembre 2026

In Cina il solare supera il carbone

In Cina il solare supera il carbone
Foto di lin2015 from Pixabay
Grandi contraddizioni nel paese del dragone, dove da un lato la capacità degli impianti fotovoltaici supera il carbone, mentre dall'altro vengono costruite nuove centrali a carbone. Ecco come leggere i dati

A fine luglio 2026, la Cina ha raggiunto una soglia mai toccata prima: la capacità installata degli impianti fotovoltaici (1,286 miliardi di kilowatt) ha superato quella degli impianti a carbone (1,285 miliardi di kilowatt). Il dato, diffuso il primo settembre dalla National Energy Administration (Nea), è stato ripreso come una svolta storica: per la prima volta il solare è la singola fonte con più potenza installata nel Paese che da solo genera quasi il 32% delle emissioni globali di CO2 (31,84% nel 2024, l'ultimo anno con dati completi, secondo Our World in Data). Sui 4,08 miliardi di kW di capacità elettrica totale cinese – dato Nea aggiornato a fine luglio 2026 – i pannelli fotovoltaici ne coprono oggi circa il 31,5%.
 
È un traguardo reale, anche se andrebbe letto per quello che misura: la capacità installata, cioè la potenza massima teorica che gli impianti potrebbero erogare se lavorassero sempre al massimo regime. Non misura quanta elettricità viene effettivamente prodotta e consumata. E qui la fotografia cambia.
 

Il divario tra potenza e produzione

 
Nei primi sette mesi del 2026 il solare ha generato in Cina 802,4 miliardi di kWh, con una crescita del 15,5% su base annua, pari al 13% del consumo elettrico nazionale: 1,7 punti percentuali in più rispetto alla media dell'intero 2025, secondo dati Nea ripresi da China News Service. Il carbone, nello stesso periodo, ha continuato a fornire quasi la metà dell'elettricità del Paese, sotto il 50% per la prima volta nel primo semestre 2026 ma pur sempre la fonte singola più grande, con una quota del 49,7%, secondo i dati citati da pv magazine.
 
Il motivo è tecnico ma decisivo: un pannello solare produce energia solo quando c'è sole, mentre una centrale a carbone può restare accesa 24 ore su 24. Per questo la “capacità” installata e l'elettricità realmente prodotta da una stessa fonte possono divergere enormemente. Un analista della China Electricity Council, citato da pv magazine, ha sottolineato che l'intermittenza solare e le minori ore di utilizzo effettivo significano che il carbone resterà “una fonte importante per la stabilità del sistema” nel breve periodo. Segnale ulteriore in questa direzione: il tasso di utilizzo degli impianti solari cinesi è sceso al 91,4% nel primo semestre 2026, dal 94% dell'anno precedente, un indizio di crescenti difficoltà di integrazione in rete.
 

Le contraddizioni: la Cina continua a costruire centrali a carbone

 
Il sorpasso in capacità convive con un fatto che ridimensiona la lettura più ottimistica della notizia: la Cina non ha smesso di costruire nuove centrali a carbone, anzi. Secondo dati ripresi da Global Energy Monitor e Inside Climate News, nel 2025 sono entrati in funzione circa 78 gigawatt di nuova capacità a carbone – il maggiore incremento annuo in un decennio – e nel primo trimestre 2026 se ne sono aggiunti altri 24 GW. Nell'intero primo semestre 2026, sempre secondo Global Energy Monitor, i GW commissionati salgono a 30 (a fronte di soli 2,7 GW dismessi), mentre ne sono iniziati a costruire altri 25,4 GW, su una pipeline di progetti approvati o in fase di autorizzazione pari a 274 GW – il 22% della flotta a carbone oggi in esercizio. Un segnale in controtendenza, però, c'è: nello stesso semestre i nuovi permessi per centrali a carbone sono scesi a soli 8,6 GW, un calo netto rispetto ai ritmi degli anni precedenti.
 
Anche le emissioni sono un dato da analizzare: dopo un calo nel 2025 (il primo mai registrato dal settore elettrico cinese in oltre un decennio) le emissioni sono tornate a salire nei primi quattro mesi del 2026, pur restando sotto i livelli del 2024, secondo dati del Centre for Research on Energy and Clean Air citati da Inside Climate News.
 
Questo eccesso di offerta ha un effetto paradossale sulle stesse rinnovabili: secondo Global Energy Monitor, nel primo semestre 2026 la Cina ha “sprecato” (attraverso il cosiddetto curtailment, cioè la mancata immissione in rete per limiti tecnici o di domanda) circa 360 TWh di energia eolica e solare, un volume superiore all'intero incremento della domanda elettrica nazionale nello stesso periodo, e in crescita del 49% rispetto all'anno prima. In altre parole, l'energia pulita non utilizzata avrebbe potuto da sola coprire la crescita dei consumi, senza bisogno di nuove centrali a carbone.
 

Come leggere il dato

 
Il sorpasso in capacità installata è un indicatore reale della velocità impressionante con cui la Cina sta installando fotovoltaico: da sola, nel 2025, ha aggiunto 315 GW di solare e 119 di eolico, l'80% di tutta la nuova capacità elettrica del Paese, secondo dati China Electricity Council citati da Euronews. Ma non equivale, come qualche titolo ha lasciato intendere, a un sorpasso nella produzione di elettricità né tantomeno a un abbandono del carbone: la fonte fossile resta, per ora, la spina dorsale del sistema elettrico cinese, sia per volumi generati sia per i nuovi investimenti in corso. La transizione energetica cinese procede su due binari paralleli – crescita record delle rinnovabili e persistente espansione del carbone – più che come una sostituzione dell'una con l'altra.

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