Grandi contraddizioni nel paese del dragone, dove da un lato la capacità degli impianti fotovoltaici supera il carbone, mentre dall'altro vengono costruite nuove centrali a carbone. Ecco come leggere i dati
A fine luglio 2026, la Cina ha raggiunto una soglia mai toccata prima: la capacità installata degli impianti fotovoltaici (1,286 miliardi di kilowatt) ha superato quella degli impianti a carbone (1,285 miliardi di kilowatt). Il dato, diffuso il primo settembre dalla National Energy Administration (Nea), è stato ripreso come una svolta storica: per la prima volta il solare è la singola fonte con più potenza installata nel Paese che da solo genera quasi il 32% delle emissioni globali di CO2 (31,84% nel 2024, l'ultimo anno con dati completi, secondo Our World in Data). Sui 4,08 miliardi di kW di capacità elettrica totale cinese – dato Nea aggiornato a fine luglio 2026 – i pannelli fotovoltaici ne coprono oggi circa il 31,5%.
È un traguardo reale, anche se andrebbe letto per quello che misura: la capacità installata, cioè la potenza massima teorica che gli impianti potrebbero erogare se lavorassero sempre al massimo regime. Non misura quanta elettricità viene effettivamente prodotta e consumata. E qui la fotografia cambia.
Il divario tra potenza e produzione
Nei primi sette mesi del 2026 il solare ha generato in Cina 802,4 miliardi di kWh, con una crescita del 15,5% su base annua, pari al 13% del consumo elettrico nazionale: 1,7 punti percentuali in più rispetto alla media dell'intero 2025, secondo dati
Nea ripresi da China News Service. Il carbone, nello stesso periodo, ha continuato a fornire quasi la metà dell'elettricità del Paese, sotto il 50% per la prima volta nel primo semestre 2026 ma pur sempre la fonte singola più grande, con una quota del 49,7%, secondo i dati citati da
pv magazine.
Il motivo è tecnico ma decisivo: un pannello solare produce energia solo quando c'è sole, mentre una centrale a carbone può restare accesa 24 ore su 24. Per questo
la “capacità” installata e l'elettricità realmente prodotta da una stessa fonte possono divergere enormemente. Un analista della China Electricity Council, citato da
pv magazine, ha sottolineato che l'intermittenza solare e le minori ore di utilizzo effettivo significano che il carbone resterà “una fonte importante per la stabilità del sistema” nel breve periodo. Segnale ulteriore in questa direzione: il tasso di utilizzo degli impianti solari cinesi è sceso al 91,4% nel primo semestre 2026, dal 94% dell'anno precedente, un indizio di crescenti
difficoltà di integrazione in rete.
Le contraddizioni: la Cina continua a costruire centrali a carbone
Il sorpasso in capacità convive con un fatto che ridimensiona la lettura più ottimistica della notizia: la Cina non ha smesso di costruire nuove centrali a carbone, anzi. Secondo dati ripresi da
Global Energy Monitor e
Inside Climate News, nel 2025 sono entrati in funzione circa 78 gigawatt di nuova capacità a carbone – il maggiore incremento annuo in un decennio – e nel primo trimestre 2026 se ne sono aggiunti altri 24 GW. Nell'intero primo semestre 2026, sempre secondo Global Energy Monitor, i GW commissionati salgono a 30 (a fronte di soli 2,7 GW dismessi), mentre ne sono iniziati a costruire altri 25,4 GW, su una pipeline di progetti approvati o in fase di autorizzazione pari a 274 GW – il 22% della flotta a carbone oggi in esercizio. Un segnale in controtendenza, però, c'è: nello stesso semestre i nuovi permessi per centrali a carbone sono scesi a soli 8,6 GW, un calo netto rispetto ai ritmi degli anni precedenti.
Anche le emissioni sono un dato da analizzare: dopo un calo nel 2025 (il primo mai registrato dal settore elettrico cinese in oltre un decennio) le
emissioni sono tornate a salire nei primi quattro mesi del 2026, pur restando sotto i livelli del 2024, secondo dati del Centre for Research on Energy and Clean Air citati da
Inside Climate News.
Questo eccesso di offerta ha un effetto paradossale sulle stesse rinnovabili: secondo
Global Energy Monitor, nel primo semestre 2026 la Cina ha “sprecato” (attraverso il cosiddetto curtailment, cioè la mancata immissione in rete per limiti tecnici o di domanda) circa 360 TWh di energia eolica e solare, un volume superiore all'intero incremento della domanda elettrica nazionale nello stesso periodo, e in crescita del 49% rispetto all'anno prima. In altre parole, l'energia pulita non utilizzata avrebbe potuto da sola coprire la crescita dei consumi, senza bisogno di nuove centrali a carbone.
Come leggere il dato
Il sorpasso in capacità installata è un indicatore reale della velocità impressionante con cui la Cina sta installando fotovoltaico: da sola, nel 2025, ha aggiunto 315 GW di solare e 119 di eolico, l'80% di tutta la nuova capacità elettrica del Paese, secondo dati China Electricity Council citati da
Euronews. Ma non equivale, come qualche titolo ha lasciato intendere, a un sorpasso nella produzione di elettricità né tantomeno a un abbandono del carbone:
la fonte fossile resta, per ora, la spina dorsale del sistema elettrico cinese, sia per volumi generati sia per i nuovi investimenti in corso. La transizione energetica cinese procede su due binari paralleli – crescita record delle rinnovabili e persistente espansione del carbone – più che come una sostituzione dell'una con l'altra.