12 Febbraio 2020

Invecchiare? Sì, grazie!

Un libro che racconta l'itinerario interiore per la tappa più interessante della vita
Invecchiare: un tema quasi tabù che l'autrice affronta con profondità e leggerezza, senza paura di addentrarsi nelle pieghe delle sue emozioni contraddittorie, proprio per questo percepite dal lettore vive e vere.
Nel libro Invecchiare? Sì, grazie! l’autrice accompagna il lettore verso la consapevolezza che il bene ricevuto negli anni può essere un aiuto per affrontare le nuove fragilità che l’età che avanza ci regala.
Rivolgiamo qualche domanda a Rosalba, per approfondire questa tematica.
Rosalba Gentile De Luca è laureata in Scienze Politiche e ha lavorato come sociologa nel Comune di Catania occupandosi di affido familiare. Da circa 7 anni ha lasciato il lavoro per trasferirsi con il marito medico in un paesino sull’Etna e dedicarsi a tempo pieno alle esigenze della sua bella e variegata famiglia.

Tutti vogliono rimanere giovani, mascherando più possibile i segni e gli acciacchi che il tempo vuole regalarci. Tu invece hai scritto un libro intitolato “Invecchiare? Sì grazie!”. Come ti è venuta questa idea?

Mi sono trovata davanti una torta con 65 candeline e ho realizzato che, conti alla mano, il tempo che avevo vissuto era decisamente maggiore di quello che mi restava da vivere. Mi sono resa conto di essere entrata in nuova fase della vita, ed era importante prenderne atto, per viverla senza ipocrisia e con consapevolezza.

Quali sono i motivi per ringraziare se si diventa vecchi?

Tutto quello che di buono si è vissuto. In particolare:
  • Essere nati
  • Essere ancora vivi 
  • Avere un cuore, una mente, delle capacità (chi più chi meno, tutti abbiamo dei talenti)
  • Le belle persone che in tanti anni abbiamo incontrato (ce ne sono sicuramente)
  • Le persone che ci hanno amato
  • Le persone che abbiamo amato 
  • Ciò che siamo riusciti a seminare 
  • Se si è fortunati, anche la Fede come compagna di viaggio.
Ovviamente non c’è una ricetta valida per tutti, ma te la sentiresti di dare ai nostri lettori alcuni consigli per invecchiare “felici e contenti”?

Bella domanda. Mi serve soprattutto per dare dei consigli a me stessa:
  • Ringraziare ogni giorno per il nostro "bicchiere mezzo pieno", cioè le cose belle che abbiamo e viviamo, indipendentemente da acciacchi e limitazioni.
  • Guardarsi indietro ricordando le cose belle vissute, ma con dolcezza e gratitudine, senza inutili rimpianti.
  • Non brontolare, mai. E quando capita (perché capita), mordersi la lingua e fare un bel sorriso.
  • Guardare i giovani e il loro presente con interesse, fiducia e simpatia, anche se sembrano tanto diversi da noi. 
  • Passare il testimone al momento giusto, possibilmente senza ringhiare. 
  • Accogliere con serenità la fragilità dell'età. 
  • Fare la pace con il dolore che si è incontrato nella vita, con i nostri limiti e con quelli di chi ci ha fatto soffrire. 
  • Parlare di meno e ascoltare di più, soprattutto col cuore. E non elargire mai consigli, o pareri, se non espressamente richiesti.
  • Coltivare il senso dell'humor, soprattutto verso se stessi
 
Tu, nel libro Invecchiare? Sì, grazie! parli di pacificazione con il proprio limite fisico. Facile a dirsi, ma a farsi?! Come ci sei riuscita tu?

Non ci sono riuscita, ci provo! Ogni giorno c'è l'impari lotta tra l'essere e il voler essere. A me aiuta molto ricordare tutto ciò che il mio corpo mi ha consentito di fare nel passato: ho fatto la mia parte, ho goduto di tanta energia... Inutile avere rimpianti sterili, tutto questo deve servirmi per gustare con maggiore consapevolezza ciò che di buono e bello può donarmi il presente.
 
Ci sono delle cose che invecchiando diventano più facili? Oppure ci sono cose che da giovani non si possono fare/vivere/sperimentare, mentre invecchiando sì? Ossia: i regali che l'invecchiamento ci porta!

L'anziano può essere totalmente se stesso. Non deve dimostrare niente a nessuno: ha già dimostrato tutto. Ha vissuto, ha amato, ha donato, ha costruito, ha goduto, ha sofferto, ha sbagliato, ha pagato... ora è il momento di lavorarci su e trasformare tutto questo in saggezza, in patrimonio da proporre (non imporre!) a chi invece è ancora nel pieno della partita della vita.
 
Durante il 63° Congresso Nazionale della SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria) che si è tenuto a Roma alla fine di Novembre del 2018, è stata spostata la soglia di età in cui inizia l'anzianità: da 65 anni è stata spostata a 75 anni! I geriatri utilizzano questa suddivisione in quattro sottogruppi: “giovani anziani” (persone tra i 64 e i 74 anni), anziani (75 – 84 anni), “grandi vecchi” (85 – 99 anni) e centenari. Tu che ne pensi?

Con tutto il rispetto, mi viene un po' da ridere. Ringrazio per la definizione di «giovane anziana», ma non credo che questo cambi la realtà delle cose. Non sono le etichette che contano, ma il concreto, ed auspicabile, cambiamento che l'età porta con sé. Ben venga il miglioramento della situazione sanitaria, e così pure il mantenimento di uno spirito pronto e vivace, ma ogni età deve comportare una particolare maturazione: così come l'adolescente deve diventare adulto, allo stesso modo l'adulto deve, ad un certo punto, acquisire la profondità e la saggezza dell'anzianità, la consapevolezza non solo della quantità di tempo che gli resta da vivere, ma soprattutto della sua qualità.
 
Dal 29 al 31 gennaio c’è stato il primo congresso internazionale di Pastorale degli anziani, sul tema “La ricchezza degli anni” che vuole puntare l'attenzione sul fatto che l’accompagnamento pastorale di cui hanno bisogno le persone anziane è un’esigenza evidente di fronte all’allungarsi della vita. Eppure è palese che la maggior parte delle persone che vanno a Messa sono anziane, non certo giovani! Tu che ne pensi di questo congresso e della pastorale agli anziani?

Penso siano una grazia, l'uno e l'altra. È vero, le chiese sono, da sempre, piene più di anziani che di giovani. Si potrebbe pensare che l'avanzare dell'età, con la paura della morte che si avvicina, attivi una religiosità di rifugio... ma io sono convinta, invece, che alla nostra età aumenti la capacità di superare tante baldanzose certezze più o meno effimere per cercare, invece, l'essenziale, ciò che conta davvero: Dio. Per questo è importante che gli anziani vengano accompagnati in un percorso di arricchimento interiore attraverso il quale potranno diventare un dono per gli altri.