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15 Maggio 2026

L'emergenza della trappola demografica

L'emergenza della trappola demografica
Foto di ErikaWittlieb da Pixabay
Non si è ancora fatto abbastanza, e la natalità rischia di diventare una partita persa
Tra pochi giorni arriveranno i nuovi dati ISTAT relativi al 2025. E, diciamolo senza girarci intorno, non ci saranno sorprese: andranno peggio. Ancora. È da anni che assistiamo a questa lenta ma costante emorragia di nascite, e la cosa più preoccupante è che sembra non fermarsi più. Non è solo una questione di numeri: è che stiamo entrando sempre più dentro una vera e propria trappola demografica. Meno donne in età fertile, meno nascite, meno futuro. Un circolo vizioso che rischia di diventare irreversibile.
Ma il punto è un altro, ed è più scomodo: in questi anni non si è fatto abbastanza. O meglio, non si è fatto ciò che serve davvero. Continuiamo a commentare i dati sui giornali, a indignarci per qualche giorno, e poi tutto torna come prima. Servirebbe un piano Marshall sulla natalità, un progetto serio, concreto, continuativo. Non bastano interventi spot o misure simboliche.
Attenzione: nessuno dice che sia facile. Ma ridurre tutto a una spiegazione culturale – “i giovani non vogliono figli” – è una scorciatoia che non aiuta nessuno, soprattutto le famiglie. I giovani i figli li desiderano, ma spesso non possono permetterseli. E qui entra in gioco la politica, quella vera.
La prima cosa da fare è darsi un obiettivo. Può sembrare banale, ma non lo è: senza un target chiaro, si naviga a vista. La seconda è uscire dalla logica ideologica. La natalità non è un tema di destra o di sinistra: è una questione nazionale che ci accompagnerà per i prossimi quarant’anni. Continuare a dividerci significa solo perdere tempo.
Poi ci sono le priorità, quelle vere. Un lavoro stabile per i giovani prima dei trent’anni, l’accesso al mutuo per la prima casa, una fiscalità equa che tenga conto dei carichi familiari. Senza queste fondamenta, tutto il resto – asili nido, congedi, servizi – rischia di essere un’aggiunta utile ma non risolutiva. Le case si costruiscono dalle fondamenta, non dagli infissi.
In questi giorni, tra l’altro, si sta celebrando il quinquennale dell’assegno unico, una misura portata avanti con grande fatica e che ha rappresentato un passo importante. Proprio per questo, se vogliamo davvero parlare di fiscalità più equa, è da lì che si potrebbe ripartire: rafforzarlo, investirci di più, aumentare le risorse per le famiglie e dare finalmente un segnale chiaro e concreto.
Serve anche iniziare a governare i flussi migratori con realismo e visione. In questa direzione si inserisce lo “Ius Familiae”, una proposta che stiamo portando avanti insieme al professor Blangiardo, per favorire l’integrazione di nuclei familiari e non di individui isolati.
La verità è semplice, anche se fa paura: se non interveniamo subito, rischiamo di arrivare a un punto in cui invertire la rotta non sarà più possibile. E allora sì, non sarà più una crisi. Sarà una resa.

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