Quattro giorni di confronto a Iringa tra 74 partecipanti da 8 Paesi e 3 lingue. Il responsabile generale Matteo Fadda e i missionari tracciano le sfide su formazione, sostenibilità e carisma: «I lavori di questo incontro saranno centrali per l'assemblea mondiale del prossimo anno».
Sono state giornate intense quelle vissute dai 74 partecipanti al Summit Africa della Comunità Papa Giovanni XXIII svoltosi a Iringa, in Tanzania, dal 12 al 15 ottobre.
Oltre ai membri Apg23 che vivono in Tanzania, erano presenti anche membri provenienti da Zambia, Kenya, Burundi, Camerun, Nigeria, Togo, insieme a una piccola delegazione proveniente dall’Italia e un missionario che vive in Olanda.
L’incontro si è svolto con la traduzione in 3 lingue: swahili, inglese e francese: da una parte questo ha dilatato i tempi di lavoro, perché ogni frase doveva essere tradotta, ma dall’altra questa esigenza ha fatto respirare una internazionalità della vocazione portata in Africa da don Benzi più di 40 anni fa.
Le sfide della Apg23 nel continente africano: lingue, sostenibilità e spiritualità
Durante l’incontro sono state affrontate tematiche importanti, ad esempio come superare le barriere linguistiche: nelle zone Apg23 in Africa si parlano 5 lingue e l’accesso ai documenti e ai testi di don Oreste non è sempre facile per chi non parla italiano.
Un altro punto toccato è legato al coinvolgimento attivo dei membri africani: come renderli sempre più partecipi prima e durante l’apertura dei vari progetti?
Un altro argomento trattato è stato quello relativo alla sostenibilità dei progetti, che non è solo una questione economica: quali strategie adottare per evitare che, quando i missionari italiani rientrano, i progetti vengano chiusi? Come scongiurare il fatto che dipendano da una sola persona?
Un altro aspetto riguardava la spiritualità: è stata sottolineata l’importanza di camminare insieme e del radicare ogni progetto e azione nel carisma originario e nelle relazioni interpersonali.
«In questi giorni abbiamo visto che molte sfide che affrontiamo nei nostri Paesi sono simili e quindi possiamo trovare soluzioni analoghe insieme» dichiara Mathias Aziaba dal Togo.
Dare voce ai membri africani: proposte concrete per il futuro della missione
Nei lavori di gruppo sono state fatte varie proposte per ciascun tema.
Per superare le barriere linguistiche i partecipanti hanno chiesto di organizzare formazioni mirate e viaggi formativi in Italia per imparare l’italiano.
Per coinvolgere maggiormente i membri africani è stato proposto di valorizzare le competenze presenti sul territorio, mentre per migliorare la sostenibilità dei progetti, si è proposto di formare le persone del posto affinché possano subentrare ai missionari che rientrano, ma anche di strutturare interventi che sappiano evolversi e trovare nuove soluzioni quando un percorso giunge al termine.
Infine, rispetto alla spiritualità e al camminare insieme, si è suggerito di non imporre soluzioni ma rinnovare la motivazione e la fiducia ripartendo dalla preghiera.
Costruire il rinnovamento, partendo dall'Africa: le parole del responsabile generale Matteo Fadda
«Sono molto contento di essere venuto qui in Africa, in Tanzania ad incontrare la Comunità Papa Giovanni XXIII africana» spiega Matteo Fadda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII. «Ho trovato persone provenienti da culture, lingue e tradizioni diverse che vivono l’internazionalizzazione della nostra Comunità sparsa nel mondo con una particolare caratteristica: appartenere allo stesso continente. La bellezza della voglia di cantare, di ballare insieme, che favorisce la fraternità, è una caratteristica tipica di questi nostri fratelli e getta una base sulla quale costruire il rinnovamento della Comunità, anche qui, a partire dall’Africa». Mathew Kibe, dal Kenya, sottolinea l’importanza di essere concreti: «Ora che abbiamo concordato sulle varie azioni che sarebbe importante portare avanti, è fondamentale darci delle scadenze di massima, perché altrimenti c’è il rischio che queste belle proposte stenteranno ad essere messe in atto».
Un linguaggio comune oltre le differenze
Nella giornata finale dell’incontro, i partecipanti hanno più volte sottolineato l’importanza di ritrovarsi insieme, ad esempio Janine dal Burundi: «In questi giorni ho visto che, anche se veniamo da backgrounds diversi, quando siamo insieme possiamo superare tutte le sfide». E Prudence, dallo Zambia, dice: «La preghiera, l’amore e la pazienza: questo è il linguaggio che possiamo capire, al di là delle nostre differenze linguistiche». Elisabetta Scaglioni, missionaria in Togo, sottolinea l’importanza del cammino spirituale: «L’Africa vuole crescere all'interno della Comunità e deve essere aiutata in questo processo di crescita per diventare sempre più responsabile. La nostra vocazione non è tanto una serie di progetti da realizzare ma un cammino di santificazione da percorrere».
Mantenere la freschezza del carisma originario di don Oreste Benzi
L’esperienza vissuta nel Summit Africa può essere d’ispirazione per tutta la Apg23: «È un periodo in cui stiamo riflettendo su come rinfrescare e aggiornare il nostro carisma guardando i segni dei tempi e continuare a rispondere ai bisogni del nostro tempo, mantenendo l’identità originaria» spiega Matteo Fadda. «L’occasione di questo Summit Africa, facendo incontrare persone da diverse nazioni, con diverse lingue, che affrontano questo tema, a partire dai bisogni africani, è sicuramente in linea con il cammino che stiamo facendo al livello mondiale. Sarà molto importante portare i lavori di questo Summit Africa alla Comunità internazionale e alla parte italiana quando ci incontreremo il prossimo anno per la nostra assemblea mondiale». Matteo Fadda saluta il vescovo di Iringa, mons. Romanus Elamu Mihali durante il Summit Africa (ottobre 2026)
Foto di Chiara Bonetto
Il vescovo alla Apg23: «Voi andate alle radici del Vangelo»
Durante il Summit Africa il vescovo di Iringa, mons. Romanus Elamu Mihali, ha celebrato una messa per i partecipanti all'incontro, utilizzando la liturgia propria di San Giovanni XXIII. «Sono molto contento di avervi qui nella mia diocesi come Comunità e che abbiate scelto proprio Iringa per svolgere questo importante incontro» ha detto. «Ho conosciuto la Comunità Papa Giovanni XXIII tanti anni fa, attraverso don Mario Zacchini che era missionario a Usokami, qui in Tanzania. Mi piace molto la vostra vocazione, siete molto concreti e andate in profondità, alle radici del Vangelo. Infatti voi seguite gli insegnamenti di Gesù, di accogliere le persone, di aiutare quelli che hanno bisogno, proprio come c’è scritto nel Vangelo di Matteo al capitolo 25: “Ero affamato e mi avete dato da mangiare, ero malato e in carcere e siete venuti a visitarmi…”. Andate avanti con questa missione, che è molto importante in questo nostro mondo ed è la radice della nostra fede cristiana. Io pregherò per voi e anche voi pregate per noi».