Il Press Freedom Index ha misurato un record storico: la libertà di stampa è al livello più basso in 25 anni di analisi. Anche l'Italia segue la drammatica tendenza, perdendo 7 posizioni in un anno e classificandosi tra gli ultimi Paesi d'Europa. Le cause sono economiche, politico-legali e di sicurezza.
Il
Press Freedom Index (Indice mondiale della libertà di stampa) è una classifica annuale pubblicata da
Reporters Without Borders (RSF) che valuta il livello di libertà di stampa in circa 180 Paesi. RSF raccoglie dati tramite un questionario compilato da esperti (giornalisti, ricercatori, accademici, difensori dei diritti umani) e, in parallelo, raccoglie dati concreti su violenze, arresti, detenzioni, uccisioni e attacchi ai giornalisti e ai media. Nel report di quest’anno relativo all’anno 2025,
i risultati raggiungono un record storico, purtroppo in negativo.
Dopo 25 anni di Press Freedom Index, per la prima volta
oltre la metà (52,2%) dei Paesi del mondo rientra nelle categorie “difficile” o “molto grave” per quanto riguarda la libertà di stampa. Il punteggio medio dei Paesi analizzati non è mai stato così basso. Dal 2001, l’espansione di
strumenti legali sempre più restrittivi — in particolare quelli legati alle politiche di sicurezza nazionale — ha progressivamente eroso il diritto all’informazione, anche nei Paesi democratici. L’indicatore del contesto legale è quello più preoccupante, evidenziando che
il giornalismo è sempre più criminalizzato a livello globale.
Il giornalismo è
ostacolato da un discorso politico ostile verso i reporter, è
indebolito da un’economia dei media in crisi ed è
soffocato da leggi utilizzate come armi contro la stampa – RSF fa spesso riferimento alle
SLAPP, ovvero
cause legali usate come strumento di pressione e intimidazione. Ulteriormente aggravanti sono le misure che rientrano nelle
politiche di sicurezza nazionale, in elevata crescita dal 2001, che limitano l’intervento dei media e la trasparenza dei governi. Nel 2002, il 20% della popolazione mondiale viveva in un Paese in cui la libertà di stampa era classificata come “buona”. Venticinque anni dopo, meno dell’1% della popolazione mondiale vive in un Paese che rientra in questa categoria.

Mappa mondiale del Press Freedom Index, con i livelli di punteggio indicati per colore.
Foto di RSF

Dettaglio su paesi europei del Press Freedom Index, con i livelli di punteggio indicati per colore.
Foto di RSF
La situazione dell’Italia: in peggioramento di 15 posizioni negli ultimi 4 anni.
Lo scorso anno la Premier Meloni ha citato i dati di RSF,
sostenendo che la libertà di stampa è migliorata dall’insediamento del suo governo. Tuttavia, i dati di quel miglioramento fanno riferimento all’anno precedente il suo insediamento (il report 2022 fa riferimento al 2021 e così via). I dati effettivi degli ultimi 4 anni dimostrano una tendenza opposta, che
nell’ultimo anno è peggiorata drasticamente. Nel report 2023 (riferito all’anno 2022) l’Italia si collocava al 41° posto, due anni dopo è scesa al 49° posto.
Quest’anno l’Italia si colloca al 56° posto, una posizione sotto l’Ucraina. In un anno ha perso 7 posizioni.
Secondo l’analisi di RSF la libertà di stampa in Italia continua a essere
minacciata dalle organizzazioni mafiose e da piccoli gruppi estremisti violenti. Attraverso il questionario, i giornalisti denunciano anche tentativi da parte dei politici di ostacolare la copertura dei casi giudiziari e risultano
molto diffuse le azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica (SLAPP). I giornalisti talvolta ricorrono all’
autocensura, sia per adattarsi alla linea editoriale della propria testata, sia per evitare denunce per diffamazione o altre azioni legali. Inoltre, i sindacati dei giornalisti denunciano
una crescente influenza politica nei media pubblici. Anche sul piano economico, l’Italia affronta un
grave stato di precarietà che ostacola il giornalismo e la sua autonomia, con una crescente necessità di affidarsi ai ricavi pubblicitari e ai sussidi statali.
I dati più significativi della classifica mondiale.
Il
continente europeo rimane il più sicuro per la libertà di stampa, con Norvegia (1°), Paesi Bassi (2°) ed Estonia (3°) sul podio della classifica mondiale. Tra i Paesi dell’Unione Europea la Grecia si trova all’ultimo posto e l’Italia al sestultimo.
Il continente delle Americhe, invece, è in preoccupante declino. Non fanno eccezione
gli Stati Uniti, dove i ripetuti attacchi contro la stampa e i giornalisti hanno fatto scendere il Paese al 64° posto (-7 posizioni rispetto all’anno precedente). Negli
ultimi posti si confermano Cina (178°), Corea del Nord (179°) ed Eritrea (180°).
Seppur pochi, vi sono anche dei miglioramenti:
la Siria post-Assad, dopo anni tra gli ultimi dieci Paesi della classifica,
ha registrato il miglioramento più significativo nella libertà di stampa, risalendo di 36 posizioni (dal 177° al 141° posto). La caduta del dittatore Bashar al-Assad nel dicembre 2024 ha posto fine a cinque decenni di brutale repressione della stampa. La libertà dei media e dei giornalisti resta fragile a causa della persistente instabilità politica e delle crescenti pressioni economiche, ma i dati sono prova di speranza e resilienza.