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6 Luglio 2020

Papà non regge i capricci

Riusciamo a sostenere i genitori senza colpevolizzarli?
Foto di New Africa
I disagi del figlio, le accuse, i problemi di coppia. Occorre avere uno sguardo curioso e cercare strade di crescita percorribili
Spesso i bambini sono il termometro della relazione dei genitori. Sebbene non sia lecito creare una relazione causa-effetto lineare tra malessere dei genitori e malessere dei figli (è una forma di terrorismo psicologico che ha tenuto banco per decenni e che fortunatamente sta lentamente scemando) è sempre utile cercare di decodificare i segnali che mandano i bambini, cercando di utilizzarli non per colpevolizzare papà e mamma (non serve) ma per individuare possibili traiettorie di miglioramento.

Bambino vivace. Che fare?

«Edoardo - scrive la mamma - il nostro primo e unico figlio, di 3 anni, è un bambino molto vivace ed impegnativo. A volte si impunta in maniera capricciosa. Il terapeuta che ci ha seguiti (usciamo da una discreta crisi di coppia) ci ha insegnato a non rispondere urlando o minacciandolo, ma di spiegargli le cose con calma. Io ci riesco ma mio marito prende e se ne va perché dice che non riesce a reggerlo. Questo atteggiamento il terapeuta ce l’aveva consigliato nelle liti tra di noi e a me dà fastidio che lui invece lo faccia con il piccolo…».
Quindi c’è una difficoltà genitoriale che si inserisce in una più generale crisi di coppia a quanto pare piuttosto “calda”, cioè fatta anche di liti accese da quanto possiamo dedurre: il terapeuta da un lato ha suggerito di abbandonare il campo quando l’atmosfera nella coppia si faceva insostenibile, dall’altro ha dato dei consigli psicoeducazionali per non colludere con i capricci del figlio. Sono consigli di assoluto buon senso: se un figlio strilla, non si calmerà certo strillando più di lui. Abbassare il tono della voce, rallentare i movimenti, essere fermi ma pacati è sempre la via migliore.

Il papà non ce la fa. E la mamma?

Prima di dare dell'inetto al padre, cerchiamo di fare qualche lettura che ci aiuti a capire il perché. Si aprono svariate ipotesi ma la più lineare mi pare essere che il papà – essendo maschio – va in risonanza maggiore con gli scatti d’ira del maschietto, che probabilmente gli ricordano i suoi quando è infuriato con la moglie.
Quando un genitore sente che un figlio ricalca atteggiamenti suoi non del tutto elaborati fa molta fatica a reggerlo, soprattutto se non ne è pienamente consapevole.
Questo però la mamma non lo sopporta probabilmente perché anche lei viene da un periodo emotivamente molto provante, e l’atteggiamento del marito la fa sentire sola e non supportata.

Quale stategia per la pace familiare?

Il rischio che anche questi episodi facciano ritornare la coppia su posizioni di accusa reciproca è molto alto. La strategia migliore potrebbe essere quella di creare uno spazio di riflessione nella coppia, in cui portare i propri vissuti emotivi ed eventualmente "dividersi i compiti" di accudimento del figlio in modo che quella del papà non diventi una fuga ma una scelta condivisa. «Quando fa i capricci io resto qui ma seguilo tu, così piano piano vedo come fai e imparo anch’io».