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21 Luglio 2020

Persone come spazzatura

In Albania i missionari vanno a cercare i più poveri nelle periferie di Scutari
Foto di Laura Collina
Sono tante le famiglie che vivono a ridosso di discariche, in baracche, in villaggi isolati privi dei servizi di base, non raggiungibili nemmeno da polizia e ambulanza. In queste condizioni le persone finiscono per sentirsi spazzatura e smettono di chiedere aiuto. Ma i missionari della Apg23 non li abbandonano e vanno a cercare anche loro.
Scutari, nord Albania. 
In questa cittadina di medie dimensioni il tempo scorre lento, la modernità ostentata dalla capitale Tirana non è che un miraggio.
È qui che dal 2010 vive Laura Collina, 35 anni di origine bolognese. Quando è arrivata pensava di fermarsi solo per un po’, giusto il tempo necessario per un’esperienza di volontariato post laurea in Sviluppo e Cooperazione Internazionale con Operazione Colomba. 
Pochi mesi, trasformati poi in una scelta di vita. Diventata membro della Comunità Papa Giovanni XXIII nel 2011, Laura ha infatti deciso di rimanere. 
Oggi vive con il marito Zeljko e i due figli Ivan e Sara nella casa famiglia San Raffaele ed è la responsabile del progetto “Incontriamo la povertà” insieme a Noe, assistente sociale della Comunità Papa Giovanni XXIII.
 
«Sosteniamo una cinquantina di famiglie povere ed emarginate della periferia di Scutari - esordisce Laura - molte sono arrivate dalle montagne in cerca di una vita migliore, ma non ce l’hanno fatta».
Vivono a ridosso di discariche, in baracche, in villaggi isolati privi dei servizi di base, non raggiungibili nemmeno da polizia e ambulanza.
 
«In queste condizioni - continua Laura - le persone finiscono per sentirsi spazzatura e smettono di chiedere aiuto. Noi facciamo loro prendere coscienza che tutti devono beneficiare dei diritti fondamentali come la salute e l’istruzione, di uno stipendio giusto e dell’assistenza sociale».
Laura e i volontari che la affiancano hanno un compito delicato: entrare in punta di piedi nella vita di queste persone per comprenderne i reali bisogni.
«Queste famiglie necessitano di cure mediche, di contributi per la scuola dei figli, di parole di incoraggiamento nell’affrontare le difficoltà della vita», racconta.
Dalla conoscenza derivano poi aiuti concreti, come quello di accompagnare chi ha bisogno in ospedale per accertarsi che i medici non chiedano denaro e visitino comunque in maniera professionale anche i cosiddetti pazienti di serie B.

La condizione della donna in Albania

In quanto donna e lavorando nel progetto gomito a gomito con altre due donne, Eleonora e Annalisa, Laura si è presa particolarmente a cuore il delicato e complesso mondo femminile. 
Le famiglie che incontra sono infatti tra le più tradizionaliste e chiuse del Nord dell’Albania, quelle in cui le donne sono spesso vittime di violenza, sfruttate al lavoro, trattate come bestie in famiglia, date in sposa da ragazzine per poche migliaia di euro.
 
Racconta Laura: «Abbiamo conosciuto donne che prima denunciano il marito poi ritirano tutto perché si trovano in mezzo alla strada abbandonate e indifese. Ragazzine che a 16 anni sono già sposate per onorare accordi tra famiglie. Donne succubi dei loro mariti che le comandano a bacchetta dal carcere. Madri di figlie disabili che sacrificano la vita per il benessere della famiglia. Disagi psichici ingigantiti dall’isolamento sociale e territoriale e dalla mancanza di servizi sociali».
Donne e future donne vittime della povertà, non solo economica purtroppo.
«Immaginare per loro un futuro diverso è difficile, ma noi non demordiamo». conclude Laura. «Cerchiamo di far comprendere ai mariti che devono rispettare le proprie mogli e lavoriamo con le bambine sottomesse in famiglie violente perché capiscano l’importanza dello studio e del diritto all’emancipazione, anche quando la società dice loro che devono diventare buone mogli e madri. Cerchiamo di spiegare che è loro diritto avere desideri che non siano quelli di soddisfare il marito o di accontentare il padre».

Bimbi in Albania
Foto di Laura Collina

Progetti in corso in Albania 

Incontriamo la povertà

Il progetto Incontriamo la povertà nasce nel 2006 grazie all’amore di Lili e Samuel per i poveri delle periferie di Scutari e al loro desiderio di aiutarli.
L’intervento parte dalla condivisione con le famiglie in difficoltà. Ogni famiglia ha infatti il proprio vissuto e la propria storia spesso caratterizzati non solo da povertà materiale, ma anche da problematiche più complesse legate a scarsa istruzione, violenza domestica e disabilità.
Di fronte a bisogni così vari, la risposta non può che essere mirata e personalizzata. A seconda delle necessità vengono così proposti campi estivi per i bambini, gite, accompagnamenti in carcere o alle visite mediche.
I volontari gestiscono anche un centro di ascolto per persone in difficoltà presso una struttura del comune, un servizio scuolabus per i bambini dell’asilo e un doposcuola per studenti affetti da disabilità o privi di una famiglia in grado di seguirli nei compiti.
In contesti come questo lo studio è l’unica strada che i giovani hanno per aspirare a un futuro migliore. Ecco perché investire nell’educazione è fondamentale.

Colori e stoffe

Progetto Colori e stoffe: Alle donne che sanno cucire al telaio viene proposto di realizzare a domicilio prodotti tessili artigianali. Un lavoro che può aiutarle a raggiungere l’autonomia economica senza sottrarre tempo e cure alla famiglia.
Per il loro lavoro vengono pagate a cottimo, con un compenso mediamente più alto di quello offerto dal locale mercato del lavoro. Ricevono infatti dal 60% al 75% del prezzo di vendita. La parte restante viene impiegata a copertura delle spese di gestione del progetto – che si autosostiene – e per aiutare altre famiglie bisognose. 
Attualmente le loro creazioni sono proposte nel corso di eventi, fiere e manifestazioni sia in Albania che in Italia e puoi trovarle anche nello Shop.apg23.
 
Per maggiori informazioni e/o per contribuire a questi e altri progetti, potete scrivete a segreteria.condivisione@apg23.org

Il coronavirus in Albania 

Per tenere sotto controllo la diffusione del coronavirus, il premier albanese ha adottato misure restrittive simili a quelle decretate dal governo italiano.
La maggior parte della popolazione ha però sottovalutato il pericolo, continuando a comportarsi come se niente fosse.
Negli ultimi tempi i casi sono così aumentati in modo considerevole.
La Comunità Papa Giovanni XXIII si è subito adeguata alle direttive di quarantena. I responsabili delle strutture e gli accolti sono stati e sono tuttora a casa. 
Per ragioni di sicurezza a Scutari sono state anche sospese le attività di condivisione con le famiglie povere nei villaggi e il centro di ascolto.
Durante questo periodo tante persone hanno chiesto aiuto in termini di cibo o medicine in quanto, non potendo lavorare, non sapevano come acquistare i beni di prima necessità. 
Nei limiti del possibile, si è cercato di aiutare tutti. In particolare, grazie alle adozioni a distanza, è stato possibile garantire alle famiglie il necessario per l’acquisto dei generi alimentari.
Si spera che la situazione possa presto migliorare, anche se c’è una certa preoccupazione per il futuro.
Nonostante l’aumento dei casi, sta infatti riaprendo tutto. Dato il numero limitato di decessi, il governo ha scelto di non prendere ulteriori misure restrittive sperando in questo modo di far girare l’economia, già in ginocchio, soprattutto nel settore turistico.