4 Agosto 2019

Reddito di cittadinanza. Nuovi incentivi per l'assunzione

I primi dati sull'applicazione della nuova misura universale di contrasto alla povertà
Foto di Angelo Carconi
1,4 milioni di domande di cui 387 mila respinte o cancellate. Nuovi incentivi per l'assunzione. Chi può accedere, cosa funziona e cosa non va.
Tra aspettative e modifiche in corso d’opera, il Reddito di Cittadinanza (RDC) dal 28 marzo 2019 è parte del nostro ordinamento. Progettata come misura universale di contrasto alla povertà, è figlia di alcune sperimentazioni come la Carta Acquisti, il SIA (Sostegno per l'Inclusione Attiva) e il REI (Reddito di Inclusione Sociale) ed è stata presentata come strada per contrastare la povertà crescente del nostro Paese.
Il cammino del RDC è stato tortuoso, la prima stesura legava l’inclusione del beneficiario al lavoro, tralasciando ogni profilo legato al progetto di vita della persona e quindi alla possibilità di essere destinataria di un piano che realmente la includesse nella comunità rendendola autonoma. Ma oggi, dopo il vaglio degli emendamenti e il testo di legge definitivo (legge 28 marzo 2019, n. 26), chi può percepire il RDC? 

Chi può accedere al reddito di cittadinanza?

Il RDC è una misura d’integrazione al reddito destinata alla fascia di popolazione che si trova sotto la soglia della povertà assoluta e cioè 780 euro al mese. Pensata come misura “familiare”, e cioè con una richiesta per nucleo (posto che il diritto alla percezione dei singoli si somma), ha dei requisiti d’accesso ben definiti, alcuni dei quali meritano un approfondimento.
L’ISEE del nucleo familiare deve essere inferiore ai 9.360 euro. L’utilizzo della Situazione Economica Equivalente come sbarramento non ha sorpreso, per molti sono invece inaccettabili i requisiti della cittadinanza e della residenza. 
Per percepire il RDC bisogna essere cittadino italiano, di uno stato Ue o extra Ue con permesso di soggiorno di lungo periodo, aver avuto la residenza in Italia per almeno 10 anni di cui gli ultimi 2 senza interruzioni. Sulla residenza si è aperta una delle querelle più aspre. Fio.Psd (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora) segnala l’iniquità del requisito per gli Homeless poiché capita molto spesso che abbiano periodi di residenza intermittenti o che l’abbiano persa da diverso tempoLa Residenza Fittizia non ha risolto il problema: poco più di 200 Comuni su 8.000 l’hanno istituita realmente e sebbene l’elenco sia in aumento, il problema permane e Fio.PSD sta effettuando una raccolta di firme per permettere anche ai senza dimora di ottenere il RDC. 
I dati Istat più recenti che possediamo, relativi al 2014, parlano di 50 mila persone che in un solo mese avrebbero usufruito dei servizi per i senza casa ed è importante l’iniziativa “Inps per tutti”, nata per favorire la presentazione della domanda di RdC da parte di soggetti senza fissa dimora che ne hanno diritto. Il Progetto inizierà in via sperimentale in alcune grandi città (Torino, Roma, Milano, Napoli, Bologna, per poi allargarsi a livello nazionale). 
Altra annosa questione riguarda gli stranieri e le difficoltà oggettive di procurarsi una certificazione dei redditi credibile in tempi ragionevoli. Torna nel testo l’obbligo di certificazione per gli stranieri extracomunitari (il cosiddetto “editto di Lodi”) che renderà il tutto un po’ più complesso, dovendo transitare dai consolati per la dichiarazione sui redditi e patrimoni nel loro Paese d’origine. 
L’altra soglia di sbarramento è legata alla “ricchezza” della famiglia. Accede al RDC chi ha un patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro (incrementato in funzione del numero dei componenti e in caso di disabilità), un patrimonio immobiliare non superiore a 30.000 euro, esclusa la prima casa;  un reddito familiare inferiore a 6.000 euro annui moltiplicato per la scala di equivalenza (correttivo tecnico per adattare al numero dei componenti).

I primi dati sul reddito di cittadinanza.

Il Ministero del Welfare rende pubblico l’Osservatorio sul Reddito di Cittadinanza: al 17 luglio 2019 risultano pervenute all’INPS 1,4 milioni di domande di cui 905 mila sono state accolte, 104 mila sono in lavorazione e 387 mila sono state respinte o cancellate. Fra le 905 mila spiccano oltre 100 mila beneficiari della Pensione di cittadinanza.
Gran parte dei beneficiari resiede nelle regioni del Sud e nelle Isole (56%), seguite dalle regioni del Nord, (28%), e da quelle del Centro con 230 mila domande (16%).
L’introduzione del beneficio RdC/PdC comporta l’erogazione di importi mensili decisamente più elevati rispetto al precedente ReI (reddito di inclusione): ad oggi il massimo importo medio erogato ha sfiorato i 500 euro mensili nel mese di prima emissione della prestazione, con punte che superano i 1.000 euro, grazie anche al contributo per l’affitto.
Per quanto riguarda l’importo mensile erogato, si va da una media di 387,25 euro per le persone sole, ai 626,32 per i nuclei con 5 componenti, ai 617 euro per quelli con sei o più persone.

Penalizzate le famiglie con disabili.

Questi criteri hanno fatto evidenziare una iniquità crescete della misura per le famiglie più fragili, specie se è presente un disabile, come la Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap) ha più volte dichiarato. Il calcolo del limite di reddito (ai soli fini del reddito di cittadinanza) è inclusivo del «valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi». Si computano le pensioni di invalidità civilesorditàcecità civile, gli assegni agli invalidi parziali, l’indennità di frequenza e pensioni sociali. Escluse invece le indennità di accompagnamento che vengono erogate a prescindere dal reddito personale. Questa previsione è doppiamente rilevante: può comportare l’esclusione dal reddito di cittadinanza di un nucleo in cui sia presente una persona con disabilità pur rientrando in tutti gli altri criteri e comporta sempre una riduzione dell’importo percepito per tutti i nuclei in cui sia presente una persona con disabilità titolare di pensione (di cecità, invalidità, sordità) o di assegno o di indennità di frequenza. 

Il reddito di cittadinanza aiuterà a trovare lavoro?

Chi otterrà il RDC verrà contattato dai Centri per l’impiego e dovrà aderire a un percorso di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale, seguendo un piano di riqualificazione professionale firmando un “Patto per il lavoro”. Si potrà rifiutare un’offerta al massimo 2 volte. La prima entro 100 chilometri dalla residenza, la seconda entro 250 chilometri, la terza su tutta Italia. Superati 12 mesi anche la prima offerta sarà entro 250 chilometri e dopo 18 mesi su tutto il territorio nazionale. Per le famiglie con persone con disabilità, le offerte di lavoro non potranno mai superare i 250 km. I percettori del RDC saranno obbligati ad accettare il lavoro solo se la retribuzione è superiore a 858 euro
I Centri per l’impiego, sorretti in questa mole di lavoro dai famosi “navigator”, rischiano di rimanere affollati, in pochi credono che questo possa portare a un reale inserimento nel mondo del lavoro specie nei territori come il sud in cui la retribuzione media si attesta su soglie più basse del RDC percepito.

Nuovi incentivi per chi assume i beneficiari del Reddito di cittadinanza.

Tuttavia, l’INPS, con propria circolare n° 104 del 19 luglio 2019, avente ad oggetto Incentivo per l’assunzione di beneficiari del Reddito di cittadinanza ai sensi dell’articolo 8 del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, promuove fra i datori di lavoro l’opportunità di inserire al lavoro a tempo pieno e indeterminato un beneficiario del Rdc, con l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico del datore di lavoro e del lavoratore – con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL – nel limite dell’importo mensile del Rdc spettante al lavoratore all’atto dell’assunzione, con un tetto mensile di 780 euro.
Possono intervenire in questo percorso anche gli enti di formazione accreditati, realizzando un “Patto di Formazione” con il quale assicurano al beneficiario del Rdc lo svolgimento di un percorso formativo o di riqualificazione professionale. Qualora la successiva assunzione del beneficiario del Rdc riguardi un’attività lavorativa coerente con il percorso formativo seguito in base al citato Patto di formazione, il predetto incentivo è attribuito, sempre in forma di sgravio contributivo, all’Ente di formazione accreditato che ha garantito al lavoratore assunto il percorso formativo o di riqualificazione professionale, in misura pari alla metà del suo importo, con un tetto mensile di 390 euro. L’altra metà dell’incentivo, sempre nel rispetto  del tetto mensile di 390 euro, è fruita dal datore di lavoro che assume il beneficiario del Rdc.

Come funziona la carta prepagata.

Il beneficio economico è erogato attraverso una carta prepagata di Poste Italiane. È stato pubblicato un elenco di cosa comprare con il reddito di cittadinanza che comprende beni definiti di prima necessità, dagli alimentari all’abbigliamento, agli elettrodomestici di uso comune; vietati acquisti online e gratta e vinci. La somma va interamente spesa nel corso del mese (altrimenti sull’accredito successivo verrà sottratta una penalità) ed è possibile un prelievo in contanti di massimo 100 euro.  
Se per tanti nuclei familiari, il RdC è stato una bella e gradita sorpresa – potendo giungere a cifre ragguardevoli e paragonabili a stipendi medi per un lavoratore – dopo le prime erogazioni nuove polemiche si sono sollevate, specie da chi ritiene di essere stato ingiustamente escluso o di percepire troppo poco tanto da rifiutare il RDC e sostenersi in altro modo.  Per questa ragione INPS sta sperimentando un “simulatore” che permette a ognuno di verificare se ha diritto al RDC e quanto ogni mese verrà accreditato nella “carta gialla”. 
E mentre qualcuno da questa misura viene escluso sentendosi ancora una volta scarto, in tanti escludono che sarà la panacea dei mali del Paese.