23 Settembre 2019

Vangelo di domenica 6 ottobre: Luca 17, 5-10

Avere la fede non vuol dire rinunciare al nostro essere umano, ma vuol dire superare il limite del nostro essere ed entrare nella pienezza che ci viene da Dio
Foto di Daniel Reche
Vangelo della domenica: meditiamolo insieme grazie al commento di don Oreste Benzi
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”». 
Dal Vangelo di Luca (17, 5-10)         

Commento al Vangelo di domenica 6 ottobre 2019

L’efficacia della nostra preghiera è condizionata dal grado della nostra fede in Cristo. La fede è Dio che si comunica e si dona a chi ha fede in lui, a chi si fida di lui.Avere la fede non vuol dire rinunciare al nostro essere umano, ma vuol dire superare il limite del nostro essere umano ed entrare nella pienezza della luce che ci viene da Dio nostro Padre. Entrare nella fede vuol dire avere la sapienza completa, avere l'esatta visione di tutta la realtà. Possa il Signore concederci questo desiderio grande di inoltrarci in lui, nella sua sapienza, per vivere in lui, con lui e per lui.
Leggi le letture e le meditazioni di ogni giorno su Pane Quotidiano