6 Marzo 2020

Vangelo di domenica 8 marzo

Gesù ci attira a sé non in forza dei nostri meriti, ma in forza del suo amore, che è perenne, per sempre. Non c'è più spazio per la tristezza, per il pianto, per la disperazione!
Foto di Dimitri Svetsikas
Vangelo della domenica: meditiamolo insieme grazie al commento di don Oreste Benzi
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Dal Vangelo di Matteo (Mt 17, 1-9)

Commento al Vangelo di domenica 8 marzo 2020

Pietro dice: «Signore, è bello per noi restare qui»! Questa esperienza che ha fatto Pietro è possibile per ognuno di noi? Sì, è possibile dire in ogni istante: «Signore, è bello per noi restare qui con te, col Padre, col Figlio e con lo Spirito Santo, cioè con il nostro essere stesso che è Dio». Come è possibile provarlo? Nella nuova creazione è possibile in ogni momento perché per il Battesimo noi siamo già immersi nella vita di Dio. Ognuno di noi è sotto questa promessa: «Una volta innalzato in croce, cioè avvenuta la mia crocifissione, io da quell'istante attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Non c'è nessuno di noi che ne sia escluso, che non venga attirato a Gesù: veniamo attirati a lui non in forza dei nostri meriti ma in forza del suo amore. Vorrei ripetervelo dieci volte questo, perché capiate che non c'è più spazio per la tristezza, per il pianto, per la disperazione, per la sofferenza senza senso!
Lui ci attira a sé non in forza dei nostri meriti, ma ci attira a sé in forza del suo amore, che è perenne, per sempre. Cosa devi fare allora tu? Lasciarti amare dal Signore!
 
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