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5 Maggio 2021
Ultima modifica: 5 Maggio 2021 ore 13:59

La pedofilia coinvolge bambini sempre più piccoli

Si abbassa sempre di più l'età di vittime e carnefici. E il Covid peggiora le cose.
Foto di Hulki Okan Tabak
La denuncia nel report presentato dalla Polizia Postale in occasione della giornata contro la pedofilia 2021. Come reagire ad un abuso sessuale o ad un episodio di violenza su bambini e ragazzi. Gli esperti: denunciare sempre gli adescatori. La prevenzione nelle realtà cattoliche, che formano i propri operatori: il progetto SAFE.
La cronaca continuamente ci riporta casi di abusi sui bambini, di maltrattamenti, di violenza sui bambini o su adolescenti. La televisione rimbalza all'infinito storie di bambini maltrattati a scuola o di violenza sui figli e abusi in famiglia. Il maltrattamento psicologico dei bambini è grave e i bambini vittime di abusi subiscono ferite dalle quali forse realmente non guariranno mai. Allora è giusto preoccuparsi di difendere i propri figli, e domandarsi come prevenire il maltrattamento infantile e gli abusi sessuali e quelli psicologici sui minori.

L'emergenza 2021: bambini sempre più vittime di violenza

Bambino autistico
Bambino che guarda fuori dalla finestra
Foto di Altanaka-Adobe Stock
Il Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet, organo della Polizia Postale, ha denunciato, in occasione della giornata nazionale contro la pedofilia di oggi 5 maggio 2021, il peggioramento del quadro generale, dall'inizio della pandemia del Covid-19, degli abusi compiuti a danno di minori.

Ben 52 casi di adescamento in rete di bambini piccolissimi, di età compresa fra i 0 e i 9 anni, sono venuti alla luce nei primi 4 mesi del 2021. L'anno scorso, in tutto il 2020, erano stati 41.

Effetto Covid-19

E anche il fenomeno del cyberbullismo ha visto quest'anno un rinverdimento generale dell'età: nei primi 4 mesi dell’anno 77 denunce riguardano bambini sotto i 13 anni; erano "solo" 34 i casi registrati nel primo quadrimestre del 2020. E sempre più giovani sono anche i carnefici: l’età media dei ragazzi accusati di reati gravi come la pedopornografia si è abbassata dai 16 anni del 2015 ai 15 anni del 2020.

E l'abbruttimento generale del fenomeno della violenza sui bambini si inserisce in un contesto che si è fortemente aggravato a causa dei lockdown imposti dal Covid-19: nel 2020 si è registrato un aumento del 77% dei casi di reati compiuti online ai danni di bambini e ragazzi: sono più che raddoppiati in Italia, con un +132%, i reati legati alla diffusione di materiale pedopornografico.

Violenza sui bambini: conoscerla per contrastarla con efficacia

Cosa significa il termine abuso riferito ai minori? Secondo l'Organizzazzione Mondiale della Sanità l'abuso o il maltrattamento sull'infanzia è rappresentato da tutte le forme di cattivo trattamento fisico e/o affettivo, abuso sessuale, incuria o trattamento negligente nonché sfruttamento sessuale o di altro genere che provocano un danno reale o potenziale alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino, nell‟ambito di una relazione di responsabilità, fiducia o potere.

La violenza sui bambini e sui ragazzi può essere costituita da:

  • abuso emotivo/psicologico;
  • abuso per stato di incuria, abbandono o trascuratezza;
  • abuso fisico;
  • abuso sessuale.

Ecco allora come difendersi e cosa fare se si sospetta che un minore sia vittima di adescamento e abuso.

Violenza sui bambini e sui minori, cosa fare

È bene differenziare il comportametno da tenere nei casi in cui si sospetti che un minore sia vittima di abusi. Sono sempre da evitare le domande dirette rivolte ai bambini vittime di violenza e volte a farsi raccontare la dinamica dei fatti.
 
Nel caso di adolescenti l'adulto deve passare un messaggio del tipo: «Vedo che qualcosa ti turba, ti vedo irrequieto, ma sappi che io ci sono e se hai bisogno con me puoi parlare». Può essere utile anche indirizzarlo da un adulto di fiducia  esterno alla famiglia con cui si possa condidare, nel caso fosse chiusa la porta del dialogo con i genitori. Nel caso di un bambino vanno colti i segnali del corpo e del comportamento.
 
In entrambi i casi, se si arriva al sospetto realistico di una situazione di abuso o di violenza sessuale su minorenni vanno allertati i servizi sociali del proprio comune di residenza. Se l'abuso è accertato, vanno informate con tempestività le forze dell'ordine. Bisogna evitare domande ed azioni tese ad approfondire i fatti, perchè potranno essere impugnate in futuro dalla persona abusante come tentativo di inquinamento delle prove.

Il progetto Safe: educare ed accogliere in ambienti sicuri

webinar progetto safe
Seminario di lancio del progetto Safe
I consigli forniti in questo articolo sono quelli proposti da Maria Concetta Pappalardo e Lara Maestri, psicologhe e psicoterapeute con specializzazione nell'età evolutiva, che sono formatrici all'interno del progetto Safe per la prevenzione dell'abuso sui minori. Qui una presentazione del progetto, percorso di formazione interno ad alcune realtà cattoliche. Il progetto, lanciato ad ottobre 2020, è ancora attivo e ha formato ad oggi (dato del 5 maggio 2021) 785 operatori e volontari di Comunità Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica Italiana, Centro Sportivo Italiano.

Come riconoscere gli abusi sui bambini

Riguardo ai sintomi di violenza sessuale, Maria Concetta Pappalardo spiega: «Dobbiamo essere vigili nel cogliere i cambiamenti nel comportamento o nel linguaggio dei bambini. Possiamo accorgerci di una irrequietezza apparentemente non motivata, di un'improvvisa frammentarietà nei giochi, di una inaspettata difficoltà nel dormire».
 
La psicologa invita ad approfondire il linguaggio non verbale: «Un corpo che non capisce cosa gli stia succedendo dà dei segnali di confusione, e noi adulti possiamo porci in ascolto e in osservazione dei linguaggi corporei dei ragazzi. Negli adolescenti possiamo cogliere un improvviso desiderio di isolamento, difficoltà con il cibo, diminuzione nell'attenzione alla cura personale. Un minore abusato si sente sporco, dimostra senso di inadeguatezza e irritabilità».

I giochi dei bambini abusati

Lara Maestri spiega: «Se un bambino nei giochi mostra conoscenze non appropriate all'età o emergono contenuti sessuali in maniera frequente e ripetitiva, allora è opportuno accendere un campanello di allarme. Questi elementi non sono sufficienti, ma ci devono interrogare soprattutto se compaiono insieme ad altri segnali comportamentali che prima non c'erano. Ad esempio possono sorgere paure, ansie, pianti senza motivi apparenti, sentimenti di autosqualifica, difficoltà di concentrazione. In tal caso può essere utile chiedere aiuto ad un esperto».

Abusi sessuali, conseguenze

I ricordi di abusi sessuali infantili rimossi comportano conseguenze psicologiche immediate e anche conseguenze da adulti. 

Conseguenze psicologiche dell'abuso sessuale

Lara opera come psicologa fra l'altro con persone adulte, inserite in percorsi di recupero alternativi al carcere, che sono state autori di molestie o di abusi sessuali ai danni di minori. Molti di loro avevano subito abusi nella propria infanzia. Questa esperenza le dà una profonda consapevolezza dei danni che l'abuso subito da bambini provoca, come un trauma, per tutta la vita.
 
«Molti adulti finiti in arresto come sex offender — spiega Lara —  ad un certo punto del loro percorso ci riportano le molestie che hanno subito da bambini. Un ragazzo finito in carcere ha iniziato a raccontarci di un educatore che lo aiutava a fare i compiti e che lo molestava. Lo stesso ragazzo poi ha iniziato l'uso di sostanze ed è diventato criminale. Può essere un caso, ma storie come questa ci capita di ascoltarle spesso».

Come prevenire gli abusi sui minori

Come prevenire gli abusi sui minori? Il desiderio di proteggere i bambini, nei bagni pubblici, a scuola, nei gruppi educativi, nelle famiglie in stato di disagio, porta a cogliere quali siano i fattori di rischio, l'importanza di una educazione sessuale adeguata e la conoscenza dei meccanismi di adescamento.

Bambina di colore di spalle con le mani in alto
Bambina di spalle con le mani in alto.
Foto di Andrea Vicenzi
Oltre all'osservazione dei cambiamenti nel comportamento dei propri figli, i genitori o gli adulti di riferimento hanno la responsabilità di vigilare e monitorare le frequentazioni (reali, ma anche su internet) dei ragazzi.
 
Spiega Lara: «Chi li tiene? Se si affidano i figli ad uno zio o a un vicino di casa, deve rimanere vigile l'attenzione. I tuoi figli non li puoi lasciare a chiunque. Controllo, vigilanza e responsabilità nella protezione spettano a noi adulti, perché i bambini e gli adolescenti non hanno strumenti per tutelarsi».
 
E allora come prevenire la violenza sui bambini?
 
«Se prepariamo un buon dialogo in famiglia anche sui temi della sessualità, senza essere continuamente critici e minacciosi, stiamo facendo la nostra parte. Poi dobbiamo dare alcune regole chiare: prima di toccare si chiede il permesso. Bisogna saper dire dei si o dei no, mettere dei confini agli estranei. Questi sono punti importanti per la prevenzione».
 
Il primo fattore di rischio può essere riscontrato nei minori che hanno un legame troppo debole con gli adulti di riferimento, che non si sentano amati e che facilmente possono cedere alle lusinghe di adescatori che, con regali o complimenti, facilmente possono acquistare la loro fiducia:  «Serve un dialogo aperto, bisogna saper stare sugli errori dei propri figli, e che il figlio si senta libero di poterli portare».
 
Ragazzi felici
Foto di Manseok Kim
Spiega Maria Concetta Pappalardo: «All'interno del progetto Safe abbiamo preparato un cortometraggio in cui una bambina vive un abuso, non scoperto, e in cui è completamente assente l'adulto di riferimento. C'è una delega completa ad uno zio che poi tradirà la fiducia riposta in lui dalla giovane. Gli altri ragazzini intorno non sono in grado di reagire. L'abuso avviene quando siamo distratti, quando deleghiamo ad altri la tutela dei minori, quando ci siamo ma non sappiamo cosa dobbiamo guardare».  

I genitori che hanno partecipato al progetto, lavorando su questo materiale si sono posti la domanda suddivisi in gruppi di lavoro: «Cosa si poteva fare di diverso»?

«Alcuni — continua Maria Concetta Pappalardo — possono sostenere la tesi che così criamo un clima di sospetto. Ma qua si tratta di tutelare il minore; chi ha meno strumenti è proprio il bambino che non ha ancora raggiunto il pieno sviluppo e che non sa come muoversi in relazioni invischianti e ambivalenti, come sono quelle create dai soggetti abusanti».
 
Per richiedere materiale di approfondimento: safe@apg23.org

L'educazione sessuale e la prevenzione all'abuso negli adolescenti

Maria Concetta Pappalardo tiene laboratori di sessualità, parlando con gli adolescenti nelle scuole.
 
«Se chiediamo ai ragazzi cosa vorrebbero sapere sulla sessualità e come viverla, ciò che emerge è il fatto che gli educatori tendono sempre a dire cosa di deve e cosa non si deve fare, ma nessuno parla loro del bello che c'è. Parliamo loro di prevenzione, delle malattie sessualmente trasmissibili, ma non parliamo di una sessualità sana. Noi adulti dovremmo sforzarci di trovare parole comune per parlare con loro, con un linguaggio legato alle buone carezze, all'intimità, alla relazione di coppia. Possiamo partire nel dialogo da come noi viviamo la nostra sessualità, cerchiamo concretezza.

La risposta giusta alle loro domande è la nostra vita: possiamo dire loro di guardarsi le spalle dai falsi rapporti. Possiamo proporre una sessualità che può essere una sfida, una scoperta, ma che non tralasci mai gli aspetti della relazione con un altro da sé con cui l'azione sessuale costruisce un rapporto che è reale e che rimarrà nel tempo. Il sesso è un viaggio che ciascuno di noi fa, in cui ogni momento è diverso da quello precedente, tutto da scoprire». Un filmato visto insieme può essere l'occasione per introdurre l'argomento.
 


Nel relazionarsi con gli adolescenti è necessario essere consapevoli: «Dobbiamo partire da noi e dalle consapevolezze che abbiamo dei nostri limiti, prendendo dimestichezza con un linguaggio che non sempre conosciamo», conclude.

Come prevenire la violenza sui bambini

La regola del qui non si tocca

Il Consiglio d'Europa ha lanciato nel 2010 una campagna per proporre ai bambini la regola del Qui non si tocca: la proposta educativa è quella di aituare i bambini a distinguere, tramite Kiko e la sua amica mano, i comportamenti appropriati da quelli rischiosi, insegnando a dire di no. Qui il racconto in un video, filmato per la prevenzione degli abusi rivolto ai bambini.