14 Settembre 2019

Le ricerche su Google possono salvare i nascituri

Le tecnologie digitali cambiano la vita delle persone: almeno 4 bambini sono stati salvati dall'aborto in un mese.
Foto di sebra
Oltre 15mila mamme ogni mese cercano in rete informazioni su come abortire. Quello che scoprono può cambiare la vita loro e del bambino. I motori di ricerca decidono cosa far trovare. Ma sulle risposte che vengono date da Google è possibile influire.
Marina (nome di fantasia, ma la sua storia è vera) si prepara a festeggiare il suo secondo compleanno, insieme alle due sorelline più grandi. Nei primi giorni di vita ha rischiato di non arrivare a questo traguardo, non a causa di una malattia improvvisa o di una malformazione incompatibile con la vita, ma perché la sua mamma si sentiva schiacciata da tanti problemi e non se la sentiva proprio di affrontare una gravidanza e un nuovo nato. Poi, grazie ad internet, la svolta. Ogni mese 15mila persone scrivono su Google «Come abortire», «Voglio abortire» o parole chiave con lo stesso intento di ricerca. Dietro a questi viaggi online ci sono drammi nascosti, il peso e la fatica di una scelta che cambierà la vita non solo del nascituro ma anche della madre che lo tiene in grembo.

«Buongiorno. Sono una donna di 35 anni, separata, con una bimba di 9 anni a carico. Sono rimasta incinta con un uomo che non vuole che io tenga il bambino. Lavoro 8 ore al giorno e mi è impossibile sia economicamente, sia dal lato pratico crescere un bambino senza un appoggio. Non avrei con chi lasciarlo quando si ammala una volta che finisce la maternità ed una struttura mi costa quanto prendo io di stipendio. L’unica soluzione razionale è abortire, ho preso già appuntamento in quanto sono già in 9 settimane ed è tardi. Ma dentro di me, ogni giorno che passa sto morendo e penso al mio bambino. Mi potete aiutare, magari con un colloquio. Forse c’è una possibilità di salvare il mio bambino che io non vedo. Grazie».

Quanto una pagina internet può aiutare a salvare una vita


Dopo aver cercato su Google «Voglio abortire», 1500 persone ogni mese (sono le madri? I loro compagni? Un’amica a cui è stato confidato il dramma?) trovano come possibile soluzione la pagina della Comunità Papa Giovanni XXIII su aborto e difficoltà in gravidanza, dedicata proprio a chi sta affrontando una situazione di maternità difficile. Questo risultato è stato ottenuto usando gli strumenti legati all’analisi SEO (ottimizzazione per i contenuti online) di quella pagina internet, utilizzata per capire come raggiungere più mamme in difficoltà.

«Ho una sorella di 16 anni incinta... i miei genitori non lo sanno e vorrei portarla per abortire perché non può tenere questa gravidanza. Posso portarla io? E dove? Qualche consiglio grazie mille».

Marco Tassinari, dell’ufficio stampa della Comunità Papa Giovanni XXIII, un anno fa ha avuto quest’intuizione: «Parlare in lingue al giorno d’oggi significa capirci di analytics e di SEO; mettendo in atto alcune strategie per migliorare il nostro posizionamento, siamo riusciti ad essere in prima pagina su Google per la parola aborto. La Comunità si è dovuta attrezzare per gestire la privacy, riorganizzare il coordinamento che risponde alle richieste al numero verde nazionale, che sono aumentate moltissimo. Era molto, ma non bastava: forse quanti guardavano quella pagina, la leggevano e la rileggevano, ma non avevano il coraggio di comporre quel numero? Ecco l’idea: aggiungiamo un numero whatsapp». E da quel momento ogni giorno arrivano messaggi da 3-4 donne per chiedere maggiori informazioni, cercare un appiglio, un aiuto, un consiglio.

«Buongiorno. Ho bisogno urgente di una mano. Ho scoperto solo lunedì di essere incinta e sempre lo stesso giorno di esserlo di 23 settimane. Io ho solo 21 anni, non ho un compagno, non ho un lavoro, sto studiando, mi sarei dovuta laureare ad ottobre... Ho avuto uno stile di vita sregolato fino ad adesso, alcool, fumo, THC, farmaci vari. So che in Italia non si può fare nulla ma è possibile avere dei contatti all'estero? Non so neanche da dove iniziare e non so cosa fare, se è troppo tardi ovunque...»

L'aiuto tramite internet e cellulare

Il Numero Verde dedicato alle mamme in difficoltà è attivo dal 2000. «Chi risponde al telefono ha davvero una manciata di minuti, forse meno, per dire alcune parole che possano aprire uno spiraglio», dice Andrea Mazzi, ingegnere, autore del libro Indesiderate, e che da anni incontra le donne in difficoltà nel portare avanti la gravidanza. «All’inizio chi chiama chiede solo informazioni su come abortire, poi scopri che dentro di loro c’è un conflitto, è già presente la voce della vita. Una parte di loro è disponibile ad accogliere il bimbo anche nelle difficoltà, non siamo noi a convincerle a tenerlo, ma cerchiamo di far venire fuori l’apertura al bambino che è già in loro».

«Il giorno 23 mi hanno prenotato il raschiamento ma io non voglio. Se non vado mio padre mi butta fuori. Mi viene da piangere. Spero davvero che possa esserci una persona che possa aiutarmi»

Grazie al numero verde, al numero di whatsapp e al sito internet nel solo mese di giugno 2019 si sono riusciti a salvare 4 bambini. A volte passa davvero un soffio tra la vita e la morte: per caso incontri quella mamma in autobus e riesci a parlarle; oppure proprio poco prima che entri in reparto riesci a darle il volantino con le alternative all’aborto; oppure decide all’ultimo momento di scendere dal lettino perché ha visto qualcuno pregare per lei davanti all’ospedale.

Al giorno d’oggi portare la buona notizia significa dare una risposta ad una mamma in difficoltà che riesce così a trovare una voce amica che la incoraggia, che le offre un sostegno economico, alternative valide per decidere di far nascere il suo bimbo.

«Buonasera Marco. Ci siamo sentiti qualche settimana fa perché avevo difficoltà a prendere una decisione sulla mia gravidanza. Mi hai indirizzata verso la sig.ra Paola di Bologna. Ti ringrazio. Mi ha aiutata veramente tanto, ha cercato in tutti i modi di aiutarmi a tenere il mio bambino, in quanto la mia decisione era influenzata di vari problemi esterni, economici e non. Comunque sono molto contenta di avvisarti che il mio bambino è rimasto con me, grazie a voi. Vi ringrazio per tutto il lavoro che state facendo, il vostro impegno nell’aiutare a salvare vite, il vostro cuore grande e la comprensione verso donne in difficoltà».