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8 Giugno 2026
Ultima modifica: 8 Giugno 2026 ore 11:30

Il circolo virtuoso di don Marco Lai

Il circolo virtuoso di don Marco Lai
Foto di Archivio 8 per mille Chiesa Cattolica
Il sacerdote, direttore della Caritas di Cagliari, ci racconta l'esperienza del centro di accoglienza "Papa Francesco", pilastro del welfare cittadino, sostenuto dall'8 per mille
C’è un’immagine che descrive meglio di ogni statistica il lavoro della Caritas diocesana di Cagliari: quella di un ex ospite che, dopo aver attraversato il deserto della marginalità, indossa la pettorina da volontario per accogliere chi, oggi, vive lo stesso dramma che lui ha superato. È il “circolo virtuoso” di cui parla spesso don Marco Lai, direttore della Caritas cagliaritana e anima di un sistema di accoglienza che nel capoluogo sardo ha saputo farsi “segno” e metodo.
Nato come eredità tangibile della visita di Jorge Mario Bergoglio in Sardegna, il Centro di accoglienza notturna “Papa Francesco”, situato nello storico quartiere Castello, rappresenta oggi un pilastro del welfare cittadino. Con 16 posti letto e un’apertura garantita 365 giorni l’anno, la struttura ha accolto 21 persone nel solo primo scorcio del 2026.

Un sistema integrato di accoglienza
Ma i numeri, pur necessari, non dicono tutto. La specificità del Centro risiede nella sua natura di “ponte”. Non si tratta di una risposta puramente emergenziale al freddo o alla fame, ma di un sistema integrato gestito da un’équipe di 10 persone tra operatori e volontari. Qui, l’accoglienza notturna è il “grimaldello” per scardinare l’isolamento: attraverso colloqui e percorsi personalizzati, si lavora sulla riattivazione delle competenze residue dell’ospite, puntando alla riconquista dell’autonomia.
«Non offriamo solo un posto dove dormire, ma un’occasione per rimettere al centro la persona e ricostruire la propria vita», spiega don Marco Lai. Per il direttore della Caritas, il dormitorio è una “porta d’ingresso”. La sua visione si distacca dal mero assistenzialismo per abbracciare un modello di sussidiarietà circolare: il Centro opera in stretta sinergia con il Comune e i servizi socio-sanitari, dimostrando che l’integrazione tra pubblico e privato sociale è l’unica strada percorribile per risposte sostenibili.
 
La vicinanza che trasforma
Foto di Archivio 8 per mille Chiesa Cattolica
Don Lai sottolinea spesso l’importanza della “vicinanza che trasforma”. In una città dove la pressione della povertà estrema resta alta (con picchi di 120 presenze nei dormitori cittadini), il direttore non nasconde le sfide: «Garantire un’accoglienza efficace è una sfida che coinvolge tutti, dalle parrocchie ai servizi sociali». Una sfida resa più complessa dalla crisi abitativa e dalla gentrificazione che riduce gli alloggi a lungo termine a favore degli affitti brevi.
Un aspetto tecnico di rilievo per gli addetti ai lavori è la gestione delle risorse.
Il progetto è sostenuto in modo significativo dai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che nel triennio 2023-2025 hanno garantito circa 45mila euro alla struttura. Questi fondi permettono la continuità assistenziale, garantendo standard qualitativi elevati e la presenza costante di personale qualificato, elemento che differenzia il dormitorio “Papa Francesco” da una semplice soluzione abitativa temporanea.
 
Il modello Cagliari
Il modello Cagliari non si ferma tra le mura di Castello. Il dormitorio è il cuore di un ecosistema che comprende le unità di strada, capaci di intercettare chi vive all’addiaccio per orientarlo verso i servizi. È una “filiera della solidarietà” che cerca di trasformare l’invisibilità in cittadinanza attiva.
Storie come quella di Gianfranco, ex calciatore che nel Centro ha trovato una “famiglia”, testimoniano che la marginalità non è una condizione irreversibile, ma un incidente di percorso che una comunità coesa può e deve gestire.
In un’epoca di frammentazione sociale, l’esperienza del dormitorio “Papa Francesco” e la guida di don Marco Lai indicano una direzione chiara: ciascuna realtà non deve limitarsi a “tamponare” le falle, ma deve generare nuove risorse umane, trasformando la fragilità in una nuova opportunità di ripartenza. Il Centro “Papa Francesco” non è dunque un semplice dormitorio, ma un laboratorio di umanità dove il dolore si trasforma in risorsa e l’emarginazione in nuovo impegno civile. Sostenere questa realtà significa alimentare un sistema che non si limita ad assistere, ma che restituisce dignità e futuro a chi pensava di averli smarriti per sempre.
È qui che entra in gioco il valore di un gesto semplice ma potente: la firma per l'8xmille alla Chiesa cattolica. Si tratta di una scelta che non costa nulla, poiché non è una tassa aggiuntiva, ma una quota del gettito fiscale che lo Stato destina a scopi di rilievo sociale e umanitario. Firmare significa garantire che “ponti” come quello di Cagliari restino aperti 365 giorni l’anno, permettendo alla solidarietà di farsi metodo e alla speranza di avere una casa. Con una semplice firma, puoi anche tu far parte di questo circolo virtuoso.
 
 


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