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5 Ottobre 2022

Fondazione don Oreste Benzi: i progetti del nuovo direttore

Valter Martini, piemontese, racconta come ha conosciuto don Benzi e cosa ha intenzione di fare per farlo conoscere ad altri
Fondazione don Oreste Benzi: i progetti del nuovo direttore
Martini, già membro del comitato scientifico della Fondazione, da poco ne è stato nominato direttore. «La figura di don Oreste non si può imbrigliare - spiega -. Ci sono aspetti ancora da approfondire. Faremo sì che nulla vada perduto».
Quando qualcuno chiedeva a don Oreste Benzi come ci si sentisse ad essere il fondatore di una organizzazione importante come la Comunità Papa Giovanni XXIII, lui rispondeva con humor: «La mia preoccupazione è di non esserne l’affondatore».
L’ironia era una delle caratteristiche del sacerdote romagnolo che, assieme alla tendenza a fare denunce irriverenti di ogni tipo di ingiustizia, lo rendevano ospite brillante di stage televisivi e intrattenitore carismatico di assemblee, indipendentemente dal tema e dall’età del pubblico.
A distanza di quindici anni da quella mattina del 2 novembre 2007 in cui la notizia della sua morte improvvisa si diffuse velocemente in Italia e nel mondo, facendo sentire decine di migliaia di persone orfane riconoscenti di un padre comune dal cuore buono, l’interesse per questa figura carismatica non accenna a calare, spinto anche dalla causa di beatificazione in corso. Un impulso rafforzato dalla beatificazione della giovane Sandra Sabattini, il 24 ottobre del 2021, che costituisce un implicito riconoscimento alle intuizioni spirituali di don Benzi, sancendo che la via da lui individuata per «far fare ai giovani un incontro simpatico con Cristo», se praticata con costanza e determinazione come è stato per Sandra, conduce effettivamente alla santità. Una via che oggi è patrimonio di tutta la Chiesa.

Chi è il neo direttore della Fondazione don Oreste Benzi

«La Comunità Papa Giovanni XXIII è il frutto che rende visibile il carisma di don Oreste Benzi, lo fa vedere, lo rende credibile. Lui però va oltre, non è solo quel frutto. Per questo c’è l’esigenza di alimentare la ricerca su ciò che lui è stato e su cosa può dirci oggi».
A parlare al telefono è Valter Martini, piemontese di Savigliano (CN) da poco nominato direttore della Fondazione don Oreste Benzi, istituita nel 2017 con lo scopo – si legge nel sito fondazionedonorestebenzi.org – di «promuovere, approfondire e favorire lo studio del pensiero, della testimonianza di vita e delle opere promosse e attuate da don Oreste Benzi, sacerdote della Diocesi di Rimini, a lui riconducibili o da lui ispirate».
Tra le prime iniziative della Fondazione c’è stata l’istituzione del Premio internazionale don Oreste Benzi. Dalla parte degli ultimi, con le edizioni 2019 dedicata ai giovani, e del 2020 al dramma della prostituzione schiavizzata (rimandata, quest’ultima, al 2021 causa covid.
Ora, dopo questo esordio segnato inevitabilmente dai limiti posti dalla pandemia, l’idea è di consolidare l’esperienza acquisita ma anche di sviluppare nuove idee e investire maggiormente sulla mission.
Valter Martini fa parte del comitato scientifico della Fondazione fin dall’inizio, ma ora che gli è stata affidata la direzione ha intenzione di dedicarvisi con passione, attingendo alla lunga esperienza maturata da quando, nel 1983, ha incontrato per la prima volta la Comunità Papa Giovanni XXIII. 
«Ero fidanzato con Anna – racconta –. Cercavamo un modo diverso di vivere la coppia, in prospettiva la famiglia, non limitandoci a qualche ora di volontariato. Ci imbattemmo in Tiziana e Paolo (Ramonda, l’attuale responsabile della Comunità - ndr), ancora giovanissimi, che già avevano fatto la scelta della casa famiglia accogliendo quattro disabili. Era quello che cercavamo.»

Oltre la tonaca

Quando hai conosciuto don Oreste Benzi?

«L’ho incontrato per la prima volta l’anno successivo ad un convegno a Torino. Ricordo ancora il titolo: “Quattro mura di umanità”. Si discuteva sulle nuove comunità di accoglienza alternative agli istituti e lui era venuto a portare l’esperienza delle case famiglia.»

Che impressione ti fece?

«In realtà l’aspetto mi ha lasciò perplesso. All’epoca erano in voga i preti di strada, i preti operai, poco distinguibili dalle altre persone nell’aspetto e a volte anche nel linguaggio. Lui invece si era presentato con la talare, mi sembrava un prete vecchio stampo, neppure il mio parroco si vestiva più così.»

A margine del convegno, Valter e Anna ottengono un breve incontro con don Oreste, iniziano così a scoprire il mondo che si cela oltre la tonaca.
«Gli raccontammo la nostra storia, quello che cercavamo. In realtà non ricordo quasi nulla di quel colloquio. Ma segnò l’inizio di un nuovo cammino.»
Nel 1985 i due si sposano e da subito iniziano ad accogliere minori nella loro famiglia, che diventa una casa famiglia. Scelta che continua a distanza di 37 anni.
«Le nostre due figlie naturali sono ormai grandi e sposate ma in famiglia abbiamo tuttora sei figli “rigenerati nell’amore”, come diceva don Oreste: un minore e cinque adulti.»

Ragionere, lascia la banca per una nuova mission

Una scelta, quella della condivisione con gli ultimi, che ha segnato la vita di Valter Martini anche a livello professionale. Ex ragioniere, ha lasciato la carriera in banca (era già vice capo ufficio) per dedicarsi a quella che sentiva sempre più come la sua vera mission: dare ad ogni bambino, ancor più se disabile, una vera famiglia in cui vivere (Una famiglia per ogni bambino è anche il titolo di un libro che ha pubblicato nel 2004 con San Paolo editore). Diventa educatore professionale, poi la laurea in “Programmazione e gestione di servizi educativi e formativi”.
Ma è soprattutto l’esperienza operativa che lo ha segnato. «Fin dai primi anni di Comunità mi sono sentito valorizzato, andavo a portare testimonianze sull’affido, organizzavo incontri di sensibilizzazione.»
Poi, nel 1995, l’incarico di animatore generale del Servizio minori e affido.
«Questo ruolo mi ha portato a collaborare direttamente con don Oreste – racconta Martini –. La legge 184 del 1983 che istituiva l’affido familiare dei minori era stata approvata solo da una decina d’anni, c’erano molte resistenze, decine di migliaia di minori erano ancora negli istituti. Arrivare al loro superamento in quegli anni era un obiettivo prioritario di don Oreste e della Comunità. Ho cercato di affiancarlo in questo compito. Finché siamo arrivati, in collaborazione anche con altre associazioni, all’approvazione della legge 149 del 2001 che ha segnato la chiusura degli istituti».
Convegno affido 2006 con Martini, Benzi, Donaggio, Andreoli
Valter Martini (a sinistra) conduce un convegno del 2006 dedicato al superamento degli istituti assistenziali per minori, a cui intervengono il sottosegretario al Ministero della Solidarietà Sociale Franca Donaggio, don Oreste Benzi e lo psichiatra Vittorino Andreoli.
Foto di Archivio "Sempre"

L’ultima volta che l’hai incontrato?

«Il 31 ottobre 2007. Eravamo a Roma per un incontro organizzato dall’Osservatorio nazionale sull’infanzia e l’adolescenza. Fece un intervento molto forte sui diritti dei minori, anzitutto il diritto a nascere, davanti ai ministri Bindi e Ferrero. Poi lui ripartì subito ma lo ritrovai all’aeroporto. Aveva avuto un malore, provai a convincerlo a farsi ricoverare ma lui volle ripartire: la sera aveva un appuntamento in discoteca con i giovani, non poteva mancare.»

«Come stai con il Signore?»

Due giorni dopo il cuore di don Benzi si è fermato, ma continua a pulsare nelle opere nate dal suo carisma, che in parte – Valter Martini ne è convinto – è ancora da scoprire in tutta la sua ricchezza.
«La Fondazione – sottolinea – ha questo scopo: far sì che nulla vada perduto della sua figura, e tenere vivo il suo messaggio e il suo esempio affiché continui ad ispirare il presente e magari il futuro.»
Si sta pensando a nuove pubblicazioni, un evento biennale, oltre a un rilancio del Premio internazionale. I contenuti da approfondire non mancano.
«Io credo che la figura di don Oreste non si possa imbrigliare – conclude Martini –. Ci sono aspetti ancora da approfondire. Un esempio: chi l’ha incontrato sa che lui ad un certo punto del colloquio ti faceva una domanda: “Come stai con il Signore?”. Anche quando andava ad incontrare le donne prostituite lui chiedeva: “Do you love Jesus?”. È una domanda insolita, che faceva solo lui. Perché? Che approccio pedagogico c’è dietro questa frase? Cercheremo di scoprirlo.»
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