Il 29 ottobre la Chiesa ricorda la giovane, morta a soli 18 anni, che non si è arresa davanti alla malattia, mantenendo la sua fede e irradiando gioia alle persone che incontrava.
«Più la vita è dura, difficile e le prove sono grandi, tanto più viene alimentato il legame con Cristo che ti possiede, per cui vai di luce in luce e in ogni sofferenza trovi la tua gioia. Come dice Paolo: “Sovrabbondo di gioia in ogni mia tribolazione!” (2 Cor 7,4)». Queste parole di don Oreste Benzi possono essere il riassunto di quanto ha vissuto Chiara Luce Badano che, pur nella sua giovanissima età, ha vissuto un legame con Cristo intensissimo, tanto da farle affermare: «A me interessa solo la volontà di Dio, fare bene quella, nell’attimo presente: stare al gioco di Dio». Affermazione espressa dopo aver ricevuto la diagnosi impietosa di tumore osseo di quarto grado, il più grave, a soli 17 anni.
L’inizio nel Movimento dei Focolari, la malattia
Chiara nasce il 29 ottobre 1971 a Sassello, in provincia di Savona, da Maria Teresa Caviglia e Ruggero Badano. A 9 anni conosce il Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich. Entra così fra le Gen (Generazione nuova). Da allora in poi cerca di «mettere sempre Dio al primo posto» e di dirgli «sempre sì»; anela a ricevere ogni giorno l’Eucaristia. Le sue giornate sono caratterizzate da gioia di vivere, entusiasmo per le piccole cose, la contemplazione del creato, la felicità nel godere dell’amicizia. A 14 anni a proposito del Vangelo scrive: «Ora voglio fare di questo magnifico libro il mio unico scopo della vita. Non voglio e non posso rimanere analfabeta di un così straordinario messaggio». Nel 1988 le prime avvisaglie del tumore: inizia il pellegrinaggio negli ospedali di Torino. Non perde la pace; rimane serena e forte; non ha paura perché si sente amata immensamente da Dio. Affronta la chemioterapia e la radioterapia sentendosi avvolta in uno splendido disegno che a poco a poco le si svela.
Consapevole della sua situazione sanitaria, si rivolge alla Madonna con un bigliettino: «Mamma Celeste… ti chiedo il miracolo della guarigione; se ciò non rientra nella Sua volontà, ti chiedo la forza necessaria a non mollare mai».
Chi varca la porta della sua camera non respira atmosfera di malattia, di tristezza, ma aria di festa. La vita continua a sgorgare da questa ragazza e chi la conosce si disseta a questa straordinaria fonte. Trascina nell’Amore chiunque le passa accanto.
Si prepara alle “nozze con Gesù”
Pur facendo fatica a respirare ed avendo forti contrazioni agli arti inferiori, rifiuta la morfina che gli viene offerta per rimanere lucida, consapevole. Pur ridotta all’immobilità sulle sue labbra non un lamento.
In Chiara ormai non c’è che un grande desiderio: andare in Paradiso, dove sarà «tanto, tanto felice». Si prepara alle «nozze con Gesù» facendosi preparare un abito da sposa: bianco, lungo e semplice. Predispone la liturgia della “sua” Messa: sceglie le letture e i canti… Nessuno dovrà piangere, ma cantare forte, gioire e fare festa, perché «Chiara incontra Gesù, vede Gesù!».
Il suo volto irradia gioia e gli occhi sono sempre luminosi e per questo Chiara Lubich la soprannomina “Luce”. Gesù viene a prenderla all’alba del 7 ottobre 1990.
Alla mamma che le era accanto, accarezzandole con un grande sforzo la fronte, sussurra: «Mamma, sii felice, perché anch’io lo sono. Ciao».
È stata beatificata il 25 settembre 2010. La sua memoria liturgica è stata fissata al29 ottobre. Come ha detto papa Benedetto XVI, la luce che irradiava intorno a sé veniva dal suo cuore pieno di Dio e continua ad illuminare quanti conoscono la sua breve vita.