1 Dicembre 2019

Charles de Foucauld: fratello e amico dei Tuareg

Orfano a 6 anni, cresce col nonno. Si arruola nell'esercito e poi diventa esploratore. A 28 anni la conversione che lo porterà a vivere nel deserto in Algeria
«Vorrei essere buono perché si possa dire: Se tale è il servo, come sarà il Maestro?»
Charles de Foucauld nacque a Strasburgo (Francia) il 15 settembre 1858. Orfano dei genitori a 6 anni, fu cresciuto dal nonno. Nell’adolescenza si allontanò dalla fede. Nel 1876 si arruolò nell’esercito, dove portò a termine gli studi e nel quale percorse anche una breve carriera. Nel 1882 si congedò per esplorare il Marocco e ciò gli valse una medaglia d’oro della Società di geografia per l’importanza scientifica delle sue scoperte. Nel 1886 la conversione, con la partenza per la Terra Santa. Visse 7 anni nella Trappa, prima a Nostra Signora delle Nevi in Francia, poi ad Akbes in Siria. Ordinato sacerdote a 43 anni (1901) si trasferì in Algeria, prima a Beni Abbes, e poi nell’oasi di Tamanrasset, con i Tuareg dell’Hoggar. Prima di lui nessun prete si era recato presso di loro. Il primo dicembre del 1916 venne assassinato da un gruppo di Tuareg antifrancesi. Attualmente 19 differenti famiglie di laici, preti, religiosi e religiose vivono il Vangelo nel mondo seguendo le intuizioni di fratel Charles. La sua memoria ricorre il 1° dicembre.

Da militare ad esploratore. Poi diventa Fratel Charles di Gesù 

A Tamanrasset, un pugno di capanne di fango su un arido altopiano a 1500 km a sud di Algeri, fratel Charles di Gesù visse 9 anni per annunciare il vangelo con la propria vita. Con gli occhi pieni di serenità, avvolto in una gandura bianca dove spiccava un cuore rosso sormontato da una croce, fratel Charles si fece amico, anzi fratello dei Tuareg: li invitava nella sua capanna ed era ospite nelle loro, ne rispettava le abitudini, li ascoltava. Imparò a conoscere i loro problemi, i desideri, le paure. Parlò e pensò nella loro lingua, divenne uno di loro. Facendosi piccolo, nascosto, ultimo con gli ultimi, partecipe dell’umiltà del suo Signore, si conformò pienamente a Gesù nella vita nascosta a Nazareth. La sua giornata aveva un ritmo molto semplice: 11 ore di preghiera, 6 di lavoro, poche ore di sonno.
Quando venne ucciso, nessuno ancora si era unito alla sua profetica missione e nessuno si era convertito, ma quanto più si annuncia Cristo in modo gratuito e autentico, tanto più la missione è efficace e lascia il segno. De Foucauld ha aperto una nuova via per la Chiesa: egli è uno dei modelli di inculturazione più riusciti e il suo essere “come loro” è uno stile di vita ora seguito da molti missionari.

«Padre mio mi abbandono a te»: la preghiera di Charles de Foucauld

Il suo percorso spirituale, iniziato trent’anni prima con una sconvolgente conversione da una vita fatta di avventure amorose e di carriera militare, lo aveva portato a scegliere totalmente l’ultimo posto, spogliandosi progressivamente di sé, in un abbandono totale a Dio. Oltre che aver fatto trasparire ciò dalla sua vita, ci ha lasciato anche una preghiera che dovrebbe scandire la vita di qualsiasi cristiano: «Padre mio, mi abbandono a te; fa’ di me ciò che ti piace; qualunque cosa tu faccia di me, ti ringrazio. Sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature. Rimetto la mia anima nelle tue mani; te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo. Ed è per me un’esigenza d’amore il rimettermi nelle tue mani senza misura, con una confidenza infinita, poiché tu sei il Padre mio».