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20 Dicembre 2019

Vincere le disuguaglianze si può, ecco come

La campagna Chiudiamo la Forbice conclude l'edizione 2019 scagliandosi contro l'emergenza della povertà educativa.
Da Roma i rappresentanti di associazioni e movimenti di ispirazioni cristiana lanciano un appello per prevenire l'emarginazione dei minori più a rischio.
Scuola ed educazione al centro, per serrare la forbice delle disuguaglianze: il contrasto alla povertà educativa è tema protagonista dell’edizione 2019 della campagna Chiudiamo la forbice. L’evento conclusivo del 19 dicembre a Roma ha visto fioccare, in 3 gruppi di lavoro, le proposte dal pubblico. Meritevoli di riflessione? Eccole, come sono state presentate in plenaria.

Vincere le diseguaglianze attraverso la scuola: le proposte

  • La Scuola Aperta: le istituzioni scolastiche possono diventare i riferimenti per il monitoraggio dei bisogni educativi del territorio, ad esempio della formazione di insegnanti ed educatori, oppure dell’educazione degli adulti (ad esempio dopo casi di licenziamenti collettivi);
  • Il Fondo Educativo: le aziende possono partecipare alle attività scolastiche: possoo contribuire con fondi ad-hoc, fornendo beni e servizi oppure offrendo consulenze e competenze. In cambio potrebbero godere di benefici fiscali o di priorità nei bandi pubblici.
  • L’Alfabetizzazione Emotiva: inserire all’interno dei percorsi didattici di tutti i livelli scolastici un’ora a settimana di ascolto ed elaborazione delle emozioni.
  • Il Tirocinio Associativo: possibilità di vedere riconosciuti pacchetti di ore di volontariato in realtà di terzo settore, equiparate alle ore di tirocinio in azienda e alle possibilità di alternanza scuola-lavoro.
  • Il potenziamento del Welfare Aziendale: è possibile sostenere l’attivazione di nidi in azienda e le possibilità di accesso al part-time, al lavoro da casa e alla flessibilità di orario per i genitori. 
  • L'attivazione di Incubatori Territoriali, sostenuti da consorzi che comprendano le associazioni di categoria, e che forniscano occasioni di formazione di qualità aperte a tutti. Si vede importante la presenza delle aziende nel ripensare la scuola.

Agire nei primi 1000 giorni di vita del bambino

Laura Migliorini, direttore scientifico dell’alleanza contro la povertà minorile Investing in Children ha lanciato il tema: «I primi 1000 giorni che vanno dal desiderio di avere un figlio, e circa fino ai primi 3 anni di età, sono cruciali per fornire ad un bambino gli strumenti per affrontare la vita. Una mancanza da parte della famiglia o della società in quella fase può condannare una persona all’esclusione sociale. Ecco perchè è indispensabile, per ridurre le disuguaglianze, concentrare gli sforzi di tutti sul sostegno ai genitori e sull’attenzione alle primissime settimane di vita dei bambini».
L’appello è condito con l’approfondimento: «Dobbiamo lavorare tutti per un’integrazione fra servizi socio-sanitari e socio-educativi»;  
 
«Gli interventi più efficaci che vanno sostenuti per prevenire il disagio delle famiglie — spiega la Migliorini — sono:
 
  • visite domiciliari;
  • programmi formativi per i genitori;
  • nidi e scuole d’infanzia di qualità.

La disuguaglianza NON può attendere

L’urgenza di chiedere al legislatore, a livello internazionale, di prevenire la disuguaglianza educativa, arriva dalle parole di Carina Rossa, del direttivo della fondazione pontificia Scholas Occurrentes, impegnata sul tema con progetti in tutto il mondo: 
 
«A 58 milioni di bambini è del tutto impedito di andare a scuola, mentre più di 100 milioni di bambini non possono finire la scuola primaria. E questo a livello mondiale vale soprattutto per i bambini più poveri, in un rapporto di 4 a 1 rispetto ai paesi ricchi».

Cosa si può fare per la famiglia

«Per un bambino — continua Laura Migliorini — dobbiamo tenere presente che non è fondamentale la quantità di tempo passata con i genitori, che possono continuare a sentirsi realizzati sul lavoro o in altri campi. 
È importante garantire alle donne la possibilità di affermarsi nel mondo del lavoro.
Però il contesto di accoglienza alternativa (asili nido, nonni, baby sitter o altro), devono essere adeguati». 
 
Fra i fattori protettivi, elementi di prevenzione al disagio sociale, sono fondamentali:
  • la salute ed il benessere della mamma;
  • l’allattamento al seno;
  • delle relazioni di qualità fra famiglie;
  • uno stato socio-economico adeguato;
  • la capacità di adattamento, o resilienza, dei genitori e della comunità di riferimento
  • la presenza di politiche inter-settoriali di tutela dell'infanzia
  • la presenza di programmi formativi per i genitori.

Chiudiamo la forbice 2019, il premio

L’evento conclusivo della campagna Chiudiamo la forbice delle disuguaglianze 2019 ha visto la premiazione di alcuni elaborati recapitati da scuole e singoli, fra questi il “Cuore che sorride” realizzato dal girotondo dei bambini dell’Oratorio San Domenico Savio di Piedimonte Matese. 
 
Primo Di Blasio, coordinatore per l’estero di Focsiv, è fra i promotori: «Ormai da tre anni manteniamo alta l’attenzione sul tema delle diseguaglianze, su cui dobbiamo mantenere vigili le coscienze. Dopo il tema dell’ecologia integrale, affrontato nel 2018, ci occupiamo di  disuguaglianza educativa: nella povertà intellettuale il futuro di un Paese diventa sempre più incerto».
 
Per la Comunità Papa Giovanni XXIII il sottoscritto ha portato questa foto dalle unità di strada dei volontari dell’associazione di Don Benzi impegnati contro la tratta delle donne. Il partecipante più piccolo è stato un bimbo, Stefano Angiulli, di 4 anni. Il suo disegno ha commosso tutti.

Chiudiamo la forbice, la campagna

Domenico Convertino della ong Condivisione fra i Popoli, partner della campagna, ci spiega cos'è e com'è nata Chiudiamo la forbice: «Non è un caso che la Campagna sia stata lanciata il 18 giugno 2018, in occasione del 3° anniversario dell'uscita dell'Enciclica "Laudato Si" di Papa Francesco. Partire dalla prospettiva dei poveri e degli emarginati è fondamentale per affrontare il tema delle diseguaglianze nelle sue molteplici sfaccettature e proporre soluzioni concrete alle ingiustizie che ne sono causa. Altrettanto necessario è lavorare insieme, sentirsi ed essere parte di una sola famiglia umana nella custodia della nostra casa comune».

La Campagna intende promuovere iniziative educative, sensibilizzare l'opinione pubblica, supportare azioni di advocacy e condividere le buone pratiche provenienti dai territori e dalle comunità locali.

«Chiudiamo la forbice — spiega Convertino — nasce dalla precedente Campagna “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro” avviata nel febbraio 2014 e focalizzata sul tema del diritto al cibo in connessione con le tematiche trasversali della buona economia e della pace e conclusasi nel luglio 2016 con il seminario internazionale svoltosi ad Atene, "Grecia, paradosso europeo, tra crisi e profughi"».

Forse vincere le disuguaglianze è utopia?



«Diverse associazioni — conclude Convertino — e realtà ecclesiali hanno scelto con questa campagna la strada del mettersi insieme nella lotta contro le disuguaglianze, nel tentativo di educare, sensibilizzare e contribuire alla rimozione delle cause strutturali che ne sono all’origine. C'è la consapevolezza che le singole risposte ed esperienze, seppur piccole e all’apparenza marginali, acquisiscono forza nell’essere in rete».