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28 Ottobre 2021
Ultima modifica: 28 Ottobre 2021 ore 14:29

Parla solo se necessario

Comunicare, parlare, dialogare
Foto di Foto di giselaatje da Pixabay
Nell'educare, si dice, molto gioca la comunicazione, su differenti livelli. Quali sono le strategie per comunicare meglio con i figli?

Il rapporto tra genitori e figli passa attraverso la comunicazione. Tutto è comunicazione – diceva Watzlawick – quindi come primo punto possiamo affermare che la comunicazione non riguarda solo quello che si dice ma anche i gesti, il clima generale della famiglia, i sorrisi, le conferme, il contatto fisico. Quando vi è una tendenziale armonizzazione tra il parlare, il pensare e l’agire, l’educazione è coerente e rassicurante, e la famiglia ne beneficia.

Servono anche le parole ma con moderazione

Ma se tutto è comunicazione, occorre ricordare che gli esseri umani sono dotati di parola e che le parole vanno scelte con cura.
Trovare un giusto equilibrio tra il parlare poco ed il parlare troppo è uno degli obiettivi più sfidanti. È giusto parlare con i figli, spiegare loro la realtà che li circonda ed aiutarli attraverso le parole a decodificare il mondo interiore. L’eccesso di parole tuttavia rischia di saturare talmente tanto la psiche del bambino da plasmarlo eccessivamente, e non lasciargli la capacità di elaborare un pensiero critico, o di avere quegli spazi di vuoto tanto utili alla sistemazione dei pensieri.

Papà e mamma sono differenti

Sono problemi questi ultimi che in molti casi vengono calmierati dal sistema stesso. Nella maggior parte dei casi c’è un genitore che parla molto e uno che parla poco. I due, certo accuseranno l’altro di essere rispettivamente logorroico e assente, ma la loro polarizzazione li potrà aiutare a trovare un giusto mezzo. Così come l’adolescenza, con la modalità scostante dei figli per comunicare il desiderio di essere lasciati in pace, oppure di parlare quando il genitore è senza energie.
Si possono ricordare alcuni criteri di base. Le parole devono essere chiare e facilmente comprensibili, come le regole. Se c’è confusione e incoerenza riflette un disordine degli educatori, e quindi un’occasione per crescere.
Le parole toccano le emozioni ed i sentimenti, ma è bene farle partire dalla consapevolezza e dalla razionalità. Si evitino parole quando non si riesce a controllarle. Un buon metodo è pensare sempre di assumersi la responsabilità di quello che si dice. Allo stesso modo ci si assuma la responsabilità di come si ascolta.

Comunicare o dialogare? Il senso delle parole

Comunicazione deriva dall’associazione di tre parole latine cum – munis – actioActio si riferisce all’azione, l’azione del comunicare. Cum-munis significa letteralmente “incarico insieme”, e per estensione “condividere”. Quindi la comunicazione è l’azione di mettere le cose insieme.
Dialogo invece è composto dalle due parole greche dià-logos, cioè “attraverso il discorso” e fa riferimento quindi al confronto verbale tra due persone.
Secondo Umberto Galimberti c’è una radice ancora più antica per Dià-logos, che fa derivare da: logos = raccogliere (i frutti che spuntano), e dià = tra (Esseri Umani).
Possiamo tenere conto di questi significati profondi tutte le volte che dialoghiamo o comunichiamo con un altro essere umano.