Topic:
9 Febbraio 2026
Ultima modifica: 9 Febbraio 2026 ore 11:44

Contro la tratta, è il tempo dei giovani

Nella Giornata mondiale contro la tratta, l'appello del Papa ad essere luce nella tempesta
Contro la tratta, è il tempo dei giovani
Foto di VATICAN MEDIA
Domenica 8 febbraio, insieme al Papa, giovani e sopravvissuti alla tratta provenienti da cinque continenti hanno accolto il messaggio del Pontefice sulle nuove sfide online e l'invito durante l'Angelus ad essere luce, restando uniti per la pace. Presente a Roma anche una delegazione della Comunità Papa Giovanni XXIII che, anche in altre diocesi, da Rimini fino ad Atene ha celebrato la memoria di Santa Bakhita insieme ai vescovi e alle organizzazioni locali.
«Il Papa ha un cuore grande per ognuno, non guarda alle differenze di religioni e ha parlato a tutto il mondo, a tutti noi per fermare la tratta e fermare le guerre. Ho sentito davvero che ci vuole molto bene! È importante incontrare giovani di diverse parti del mondo per conoscere quante guerre e quanti rischi possono esserci per i migranti».  S. H. è la giovane musulmana di origine sudanese scampata al terribile conflitto in Darfur e sopravvissuta alla tratta in Libia grazie alla Comunità Papa Giovanni XXIII e alla collaborazione con la rete Talitha Kum. Anche lei a Roma per la Giornata mondiale di preghiera e riflessione insieme a giovani e sopravvissute provenienti dall’Australia al Botswana, dal Libano al Togo, dal Messico al Giappone. Per lei prevenire la tratta vuol dire prima di tutto far conoscere cosa subiscono i giovani nei conflitti dimenticati, cosa succede nel suo paese in guerra e in tante parti del mondo invisibili.
Foto di Beatrice Tuzza
Giovani contro la tratta
Foto di Beatrice Tuzza
Foto di Beatrice Tuzza
Foto di Irene Ciambezi
Veglia di preghiera internazionale
Foto di Talitha Kum

Siate luce nella tempesta!

Al suo fianco Valentina Di Capua, studentessa di Psicologia all’Università Salesiana, rientrata recentemente da alcuni anni in missione a Bucarest con la Comunità di don Benzi, tra senza tetto e ragazzi con disabilità. Per lei la Giornata mondiale di preghiera contro la tratta è un’occasione di forte comunione e di rete tra organizzazioni diverse «che rilancia il senso del nostro quotidiano spesso faticoso, complicato, silenzioso, fatto in sordina, eppure necessario. Come ci ha ricordato il Papa, “Voi siete la luce nel mondo, nelle tenebre e nella tempesta”; siamo piccole luci che insieme possono far risplendere la pace. Non siamo noi a salvare vite: è l’amore con cui ci sentiamo amati e guardati da Gesù che ci spinge a ridonarlo. E quando lo ridoniamo, quell’amore sgorga fuori di noi, nella custodia, nella difesa e nella proclamazione della dignità di ogni persona, grazie alla collaborazione di tutta la rete che sull’esempio di Santa Bakhita attiva ogni giorno quella creatività e cura, tipici dell’amore di Dio che si incarna! Ciascuno nel suo piccolo può essere costruttore di pace, di dignità, costruttore di “cieli nuovi e terre nuove”, come amava ripeterci don Oreste Benzi».
«La pace comincia con la dignità» è lo slogan gridato lungo le vie di Roma per sensibilizzare con l’entusiasmo e la carica tipica dei giovani nella settimana internazionale dedicata alla preghiera e alla riflessione contro la tratta di persone, attraverso workshop, mobilitazione sui social, flashmob, veglie di preghiera e l’ascolto della voce della Chiesa. Tra loro c’è anche Luis Rogerío, che viene dal Brasile e ci condivide due idee concrete per prevenire la tratta: «È importante non acquistare prodotti online a basso costo che provengono da persone sfruttate nella tratta. E poi bisogna educare i giovani al rispetto della donna perché non è un oggetto sessuale: le donne hanno un grande valore e sono persone che hanno la stessa dignità di noi uomini. La nostra società è troppo maschilista e questo favorisce la tratta delle donne».
E poi c’è Lea Al Haddad, giovane psicologa del Libano che si occupa di formazione nelle scuole e nei campi profughi. Gli sfollati e i profughi a causa dei conflitti - soprattutto i più giovani - sono sempre a rischio di tratta. Molti cercano opportunità tramite internet, si fidano di chiunque gli proponga lavoro all’estero oppure cedono foto intime in cambio di denaro, online. Per Lea, la prevenzione inizia nella formazione all’uso consapevole dei social e delle conseguenze dei ricatti e inganni online.

Il Papa: una nuova sfida preoccupante, la "schiavitù informatica"

La vera pace – ha ricordato il Papa Leone XIV nel Messaggio per la XII Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta – può nascere solo dal riconoscimento della dignità inviolabile data da Dio a ogni persona. Eppure il nostro tempo è segnato da una logica opposta: molti sono tentati di cercare la pace «mediante le armi quale condizione per affermazione di un proprio dominio», sacrificando vite umane liquidate freddamente come “danno collaterale” in nome di interessi politici ed economici.
La stessa mentalità di violenza e disprezzo per la vita è alla radice della tratta di persone. Guerre, instabilità e disuguaglianze profonde aprono la strada ai trafficanti, che si accaniscono sui più fragili - sfollati, migranti, rifugiati – e in questo scenario drammatico, «le donne e i bambini sono i più colpiti da tale commercio atroce».
Oggi la tratta assume anche nuove forme e per Papa Leone una è particolarmente preoccupante perché online: «la cosiddetta “schiavitù informatica”, in cui le persone vengono attirate in schemi fraudolenti e attività criminali, come le frodi online e il traffico di droga. In questi casi, la vittima viene costretta ad assumere il ruolo di autore del reato, aggravando le proprie ferite spirituali». Sono segnali di una cultura smarrita, che ha dimenticato come amare davvero. Solo tornando ad amare come ama Cristo possiamo spezzare le catene della tratta e costruire una pace disarmata e disarmante.
Infine il Pontefice, dopo aver incontrato nell’udienza pubblica del mercoledì la rete internazionale contro la tratta Talitha Kum e le organizzazioni che ne sono partner, ha esortato a continuare l’impegno - a partire dai giovani e dalle persone sopravvissute - di riflettere sulla tratta di persone per «identificare i meccanismi nascosti dello sfruttamento nei nostri quartieri e negli spazi digitali», e di pregare per «custodire in mezzo alla tempesta», quella piccola fiamma che «ci dà la forza di resistere all’indifferenza verso l’ingiustizia».
Anche nel corso dell’Angelus ieri in Piazza San Pietro, il Papa ha ricordato l’esempio di S.Bakhita e il valore della collaborazione della rete ecclesiale internazionale che coinvolge ogni anno giovani e sopravvissute, in sinergia con il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, il Dicastero per la comunicazione, il Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, la Rete mondiale di preghiera del Papa e numerosi partner tra cui Caritas Internationalis, il Movimento dei Focolari, il Jesuit Refugee Service, la Comunità Papa Giovanni XXIII, l’Azione Cattolica italiana, l’Agesci, il Santa Marta Group, la Comunità di Sant’Egidio.