Non tutte le crisi arrivano con un conflitto che, di fatto, è una forma estrema di vicinanza. A volte ci si perde proprio di vista. Ecco come riavvicinarsi.
“Crisi di coppia allontanamento” è una delle chiavi più cercate sul motore di ricerca di Google per quanto riguarda le problematiche delle coppie.
Perché? Perché che crea crisi non è solamente il conflitto. Il conflitto – a pensarci bene – è una forma estrema e spesso disfunzionale di relazione, di vicinanza. “Non ci sono due persone più legate di due lottatori” scriveva qualcuno. Il conflitto costringe a pensare intensamente e costantemente al partner e alla propria relazione. Il conflitto mette in campo un sacco di energie ed è l’esatto contrario dell’indifferenza.
Ecco, l’indifferenza appunto, l’allontanamento, il fatto che ad un certo punto i due si guardano in volto e pensano «ma noi che cosa ci stiamo a fare insieme?».
Diversi tipi di allontanamento
L’allontanamento, l’indifferenza, è probabilmente un campanello d’allarme ancora più rumoroso rispetto al conflitto. C’è un allontanamento sano, che è l’uscita dallo stato di fusione iniziale per pervenire ad una relazione tra due individui differenziati. Questo allontanamento fa parte del normale processo di coppia, ed è quello che ha a che fare con il processo di separazione-individuazione dei due protagonisti. Serve per differenziare l’io dal tu, perché ognuno coltivi la sua unicità e la ponga come dono all’altro. Serve per esaltare il balletto delle differenze che diventano motore per lo sviluppo della coppia e dei suoi membri.
C’è però anche un allontanamento che porta ad una divergenza tra i due. È come se lui e lei si voltassero le spalle e cominciassero a camminare in due direzioni opposte, senza più guardarsi, senza più relazionarsi, fino al punto che, girandosi, si vedono troppo lontani.
È lì che arrivano le domande angoscianti: «Chi siamo l’uno per l’altra?» «Che progetto comune abbiamo?».
Che cosa ci tiene insieme?
È importante prendere coscienza di questo stato con molta lucidità e cominciare a porsi delle domande molto pratiche: «Che cosa ci tiene insieme in questo momento?» «Quali sono le azioni che posso mettere in atto per riavvicinarmi?» «Come possiamo riprendere il filo del nostro progetto originario traducendolo per come siamo noi oggi?».
Non si tratta banalmente di ritrovare un nuovo innamoramento, ma di mettere in campo delle azioni e dei pensieri d’amore, di bene, per l’altro e per la relazione.
Ti punirò con la mia fuga
Nel celebre mito di Amore e Psiche di Apuleio, quando Amore viene scoperto dalla luce di Psiche, ha un immediato impulso ad allontanarsi. La luce della lampada infatti mette in evidenza le differenze tra i due: uomo/donna, dio/umana, eros/anima.
È un allontanamento sano perché prescrive l’uscita dallo stato di fusione che i due avevano vissuto fino a quel momento (notti di passione al buio) ed il bisogno che ognuno si riappropri della propria individualità.
Sano ma ancora immaturo. Infatti Amore vola su un albero vicino e redarguisce Psiche con un laconico «Ti punirò soltanto con la mia fuga».