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11 Settembre 2020

Covid19 e scuola: non perdiamo l'occasione.

Il ritorno a scuola sembra essere soprattutto motivo di scontro e di polemiche. Se invece fosse un'occasione educativa che stiamo sciupando?
Foto di Alexandra Koch
Mascherine e distanziamento non sono certamente una comodità, ma prima di scagliarci contro le regole sarebbe bene considerare alcune cose.
Anche alla luce di quello che è accaduto nelle discoteche, il ritorno a scuola può essere un momento di altissimo pericolo per la diffusione del virus. Viaggi insieme, permanenza nelle aule, momenti di ricreazione possono essere occasioni potenti di contagio. Consideriamo che questo si ripeterà giorno dopo giorno per tutti i bambini e i ragazzi fino ai 18 anni e oltre. Un ragazzo contagiato potrebbe fare la spola fra casa e famiglia per una settimana o più prima di mostrare i sintomi. A confronto la “movida” del week-end presenta un rischio molto più basso sia per il numero che per la frequenza dei contatti.
Purtroppo i social stanno dando voce soprattutto a quella che è la prima reazione: il fastidio, incoraggiati in questo da politici e VIP che cavalcano l’onda della facile popolarità, anche in vista delle elezioni.

Non sono decisioni facili e non sempre univoche. Facciamo un esempio. La misurazione della temperatura va fatta a scuola o a casa? La misurazione a scuola comporta una serie di problemi: l’operazione causerebbe code e ritardi negli ingressi, usare più misuratori richiede spazi adatti e un certo costo per gli apparecchi, potrebbero sorgere problemi per individuare chi la deve effettuare. Così dal Ministero giunge l’indicazione della rilevazione eseguita a casa. Ma c’è chi avanza fondate obiezioni. In un’intervista a “La Stampa” la dirigente scolastica Rachele Furfaro mette fra le misure che le hanno permesso di aprire la scuola, senza avere contagi, di un quartiere disagiato, i Quartieri Spagnoli di Napoli, anche la rilevazione della temperatura a scuola. «Qui, ad esempio, condizione simile a quasi tutti i quartieri della fragilità sociale del Paese, si registra un alto tasso di genitorialità precoce, mamme di 14 anni, famiglie che mandano i figli a scuola con la bronchite, altro che termometri». Probabilmente c’è del vero in entrambe le posizioni, sarebbe importante non discuterne partendo da contrapposizioni preconcette, ma ascoltare le ragioni altrui.

Non vogliamo fare una disamina di tutte le situazioni critiche, ma soprattutto vedere le cose dal punto di vista degli educatori, quali sono genitori e insegnanti. Esaminare con spirito critico le norme che ci vengono imposte è sempre cosa buona, ma in questo caso occorre tenere presente che non siamo né virologi né epidemiologi. Quello che viene richiesto è operare con creatività in una situazione difficile.
Viene richiesto ai docenti di trovare le soluzioni concrete per attuare le linee guida, cosa non sempre facile. Nella scuola dei Quartieri spagnoli di cui abbiamo parlato sopra, ad esempio, si è ovviato alla mancanza di spazi chiedendo ai docenti di aumentare le attività sul territorio fino ad avere un terzo delle attività fuori dall’istituto. Un buon modo per approfittare dell’occasione e proporre innovazioni didattiche.

Per i più piccoli si possono pensare modi di rendere più sopportabili le regole. Una maestra elementare del Texas ha trasformato i banchi singoli in altrettante macchinine, con fari, pneumatici, targhe e… parabrezza in plexiglas. Ha poi consegnato a ciascuno le proprie chiavi e ha spiegato che fuori dalla macchina si doveva indossare la mascherina.
Non si dovrebbe perdere l’occasione di fare della vera educazione civica. Quale momento migliore per educare il senso di responsabilità ed il rispetto delle regole comuni? Per far capire agli studenti, o meglio scoprire insieme a loro, che le restrizioni magari ci proibiscono di fare delle cose, ma ci permettono di farne altre? Non so se nelle secondarie di secondo grado si sia pensato di coinvolgere gli studenti nella elaborazione delle regole, ma sarebbe doveroso farlo, nello spirito dello Statuto delle studentesse e degli studenti. Le regole condivise, non calate dall’alto, sono quelle maggiormente rispettate. Gli adolescenti hanno bisogno di sfide per crescere, perché non affrontare insieme la sfida di far funzionare la scuola senza ricadere nelle rigide restrizioni del lock-down e tornare alla didattica a distanza?