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5 Ottobre 2026

Data center, l'Ue lancia l'etichetta verde come per gli elettrodomestici

Data center, l'Ue lancia l'etichetta verde come per gli elettrodomestici
Foto di Pete Linforth from Pixabay
Voti dalla A alla G su energia, acqua e fonti pulite. Bruxelles avverte Big Tech: dopo la trasparenza arriveranno gli obblighi
Come frigoriferi e lavatrici, anche i data center che alimentano l'intelligenza artificiale avranno la loro etichetta energetica. Lunedì 21 settembre la Commissione europea ha presentato un sistema di valutazione ambientale che, da agosto 2027, obbligherà i grandi data center a esporre un voto dalla A alla G. Il voto misurerà efficienza energetica, consumo d'acqua e uso di elettricità pulita. Per le strutture più piccole l'etichetta sarà facoltativa.
Il commissario europeo all'Energia, Dan Jørgensen, ha definito la misura il primo passo per spingere i giganti della tecnologia ad allinearsi agli obiettivi climatici europei. In un'intervista a Politico ha spiegato che l'etichetta porterà più trasparenza e dovrebbe incentivare gli operatori a essere il più sostenibili possibile.

Il sistema più completo al mondo

Australia e Singapore valutano già l'efficienza energetica dei data center. Secondo la Commissione, però, l'etichetta europea sarà la più completa al mondo. Le aziende dovranno rendere conto non solo di quanta energia consumano, ma anche di quanta acqua usano, di quanto è pulita l'elettricità che acquistano e dell'eventuale riutilizzo del calore prodotto.
L'etichetta sarà generata ogni anno in automatico a partire dai dati che le aziende devono già comunicare in base alle norme Ue sull'efficienza energetica. Qui però c'è un problema: lo stesso rapporto della Commissione ammette che solo il 36% dei siti europei trasmette le informazioni richieste. Secondo un documento della Commissione consultato da Politico all'inizio dell'anno, inoltre, circa un data center europeo su cinque rischia di ottenere i voti più bassi della scala.

Il nodo del nucleare

La presentazione dell'etichetta è arrivata con mesi di ritardo, soprattutto a causa dello scontro sul nucleare. La Commissione avrebbe dovuto presentarla il 3 giugno, ma ha rinviato dopo le forti critiche alla bozza pubblicata il 27 marzo, come ha riportato E&E News, testata del gruppo Politico.
La bozza di marzo considerava soltanto le fonti rinnovabili. Italia, Francia e altri otto Paesi, cioè Svezia, Finlandia, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Croazia e Romania, hanno scritto alla direzione Energia della Commissione. Nella lettera sostenevano che il testo violasse il principio di neutralità tecnologica perché favoriva le rinnovabili rispetto al nucleare, pur essendo entrambe fonti senza emissioni di carbonio. Secondo quanto riferito, la Commissione aveva risposto ai negoziatori di non avere un mandato politico per promuovere fonti a basse emissioni diverse dalle rinnovabili.
A luglio è arrivata la svolta. In una lettera a un eurodeputato francese, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha garantito che il nucleare sarebbe rientrato tra le fonti riconosciute dall'etichetta. Il testo finale include tutte le fonti a basse emissioni, rinnovabili e nucleare. Gli indicatori relativi al nucleare, però, compariranno sull'etichetta separati da quelli delle rinnovabili.

Un consumo destinato a raddoppiare

Secondo Jørgensen, i data center assorbono già il 2,5% dell'elettricità consumata nell'Unione, e la quota dovrebbe raddoppiare nei prossimi anni. Se questi grandi consumatori non saranno allineati agli obiettivi comuni, ha avvertito il commissario, rischiano di compromettere la decarbonizzazione, la competitività e la sicurezza degli approvvigionamenti. L'obiettivo dichiarato è competere nella corsa all'intelligenza artificiale senza rinunciare alla neutralità climatica al 2050, evitando quanto accade negli Stati Uniti, dove i data center stanno facendo crescere la domanda di combustibili fossili.

Dopo l'etichetta, gli obblighi

L'etichetta è solo l'inizio. Nella primavera del 2027 la Commissione intende presentare standard minimi di prestazione, con soglie obbligatorie per i data center nuovi o ristrutturati. Secondo Jørgensen, questi standard aumenteranno la pressione su chi non vorrà diventare sostenibile di sua iniziativa.
Non ci saranno invece regole europee che impongano ai data center di produrre in proprio energia pulita, come aveva proposto la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera. Per Jørgensen resterà una scelta dei singoli Stati. Iniziative come quella della Spagna, che si sta muovendo per obbligare i data center a fornire una quota della propria energia rinnovabile, possono comunque essere parte della soluzione.

Il settore frena

Gli operatori hanno fatto pressione contro il piano. Ad aprile la European Data Center Association aveva avvertito che i nuovi requisiti avrebbero bloccato gli investimenti. A giugno aveva chiesto all'Ue di mettere le ambizioni sull'intelligenza artificiale davanti agli obiettivi climatici.
Jørgensen ha invitato le aziende a vedere le regole come un'opportunità. Negli Stati Uniti cresce l'opposizione alle infrastrutture per l'intelligenza artificiale, anche per il loro enorme consumo di energia e acqua, e proteste simili cominciano a comparire in Europa. Per questo, secondo il commissario, dimostrare di essere sostenibili è nell'interesse degli stessi data center. «Vogliamo l'intelligenza artificiale, vogliamo i data center», ha detto, «ma in modo sostenibile».
Il provvedimento è un regolamento delegato, quindi entra in vigore senza il voto di governi ed Europarlamento. Le due istituzioni hanno comunque due mesi per sollevare obiezioni.

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