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17 Febbraio 2026

Decreti sicurezza 2026. L'analisi: «Con queste norme la sicurezza diminuirà»

La nostra legale esperta di diritti umani valuta il DL e il DDL predisposti dal Governo
Decreti sicurezza 2026. L'analisi: «Con queste norme la sicurezza diminuirà»
Foto di ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Oltre alle restrizioni sulle manifestazioni pubbliche, che stanno suscitando polemiche, i testi messi a punto dal Governo prevedono una stretta sulla "protezione complementare", minori tutele per i ragazzi stranieri neomaggiorenni, ulteriori vincoli per i soccorsi in mare. Ecco i punti controversi
Il nuovo schema di Decreto legge del Consiglio dei ministri del 5 febbraio scorso e il Disegno di legge approvato l’11 febbraio in materia di immigrazione e protezione internazionale che sarà portato a brevissimo giro al voto della Camera, promettono più controllo, ordine e protezione. Tuttavia, oltre la retorica della fermezza, una lettura attenta delle norme rivela un’altra possibile conseguenza: l’indebolimento di tutele fondamentali e la creazione di nuova marginalità sociale, soprattutto per migranti, minori e persone vulnerabili.

Esclusioni dalla protezione complementare

Sul piano giuridico, la stretta sull’accesso alla “protezione complementare” restringe ulteriormente uno strumento già selettivo. L’innalzamento dei requisiti, oltremodo gravoso – durata del soggiorno, reddito, alloggio e integrazione certificata – rischia di escludere persone che, se rimpatriate, potrebbero subire gravi violazioni dei diritti. Una scelta che solleva interrogativi rispetto all’articolo 10 della Costituzione e agli obblighi del diritto europeo e internazionale, a partire dal principio di non-refoulement.

Minori tutele per i neo maggiorenni stranieri

Ancora più delicata è la previsione di abolizione del proseguimento amministrativo per i neomaggiorenni stranieri non accompagnati. L’articolo 13 della legge 47/2017 consente al Tribunale per i minorenni di prolungare, con decreto motivato e valutazione individuale, l’affidamento ai servizi sociali fino ai 21 anni, quando necessario per completare un percorso di autonomia. Non è un automatismo, ma uno strumento di buon senso giuridico. La sua cancellazione crea una cesura netta: ragazzi che hanno iniziato percorsi di studio, formazione o lavoro rischiano di trovarsi, dal giorno alla notte, senza sostegno. Giovani spesso segnati da traumi profondi vengono così consegnati all’incertezza, se non all’abbandono. È difficile sostenere che questo produca sicurezza.

Restrizioni sui soccorsi in mare

Sul fronte del soccorso in mare, il decreto rafforza misure sempre più restrittive: interdizione delle acque territoriali in caso di “pressione migratoria”, obblighi operativi stringenti per le navi umanitarie, limitazioni alla possibilità di effettuare più interventi di salvataggio e sanzioni pesanti e confisca. Tutto ciò incide su un dovere giuridicamente vincolante: il diritto del mare – dalle convenzioni UNCLOS, SOLAS e SAR – impone il soccorso delle persone in pericolo e l’individuazione rapida di un luogo sicuro di sbarco. Ostacolare il salvataggio significa entrare in conflitto non solo con il diritto internazionale, ma con un principio elementare di umanità.

Limiti al diritto di manifestare

A questo si aggiungono norme dello schema del Decreto legge che comprimono il diritto di manifestazione e ampliano strumenti preventivi di controllo, come il fermo preventivo fino a 12 ore, l’estensione del DASPO urbano anche a persone solo denunciate e sanzioni più pesanti per violazioni formali come mancato preavviso o cambi di itinerario. L’effetto è dissuasivo sulla partecipazione civica, con dubbi profili di proporzionalità rispetto agli articoli 13 e 17 della Costituzione. Anche qui, la sicurezza sembra più contenimento che costruzione di coesione sociale.

Il legame tra sicurezza e integrazione sociale

Dal punto di vista dei valori, i due testi appaiono lontani da una concezione di sicurezza come bene comune. Una sicurezza autentica non nasce dall’esclusione né dall’interruzione dei percorsi di integrazione, ma dalla capacità di accompagnare, includere e responsabilizzare. Come ricordano spesso voci del mondo cattolico e della società civile, non c’è ordine senza giustizia, né legalità che possa reggere se costruita sull’abbandono dei più fragili.
Per questo parlare di “pacchetto insicurezza” non è uno slogan ideologico, ma una preoccupazione concreta: quando la legge rinuncia alla complessità e all’umanità, rischia di produrre proprio ciò che dice di voler combattere. E purtroppo, non è la prima volta.
 

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