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1 Aprile 2021
Ultima modifica: 2 Aprile 2021 ore 10:49

È come trovarsi in un tunnel

2 aprile. Seconda giornata mondiale per la consapevolezza e la sensibilizzazione sull'autismo
Foto di Alteredego
Conoscere l'autismo per avvicinarsi soprattutto alle situazioni concrete. L'opinione dell'esperta
Per la seconda volta la giornata mondiale per la consapevolezza e la sensibilizzazione sull’autismo ci coglie alle prese con la pandemia da coronavirus che limita tante nostre libertà, ma soprattutto che ci impedisce di “stare” nella relazione interpersonale obbligando tutti a sperimentare vissuti di isolamento, distanziamento fisico, incertezza per il futuro, timore delle decisioni sbagliate, domande in attesa di risposte che forse non arriveranno mai. Tutto questo ci permette tuttavia di sentirci vicini ai bambini ed ai ragazzi autistici e alle loro famiglie e di sperimentare minimamente sulla nostra pelle ciò provano.

La diagnosi di autismo

L’autismo, ovvero il  disturbo dello spettro autistico, è diventato da alcuni anni una diagnosi dimensionale, e perciò da misurare in termini di intensità, e che presuppone la presenza di deficit della comunicazione  e nell’interazione sociale in molteplici contesti e modalità di comportamento, interessi e attività ristretti e ripetitivi. E non solo; sono compresi alterazioni della percezione sensoriale, compromissione intellettiva, del linguaggio, del comportamento, etc.

Il bambino autistico reale

Ma oltre alla diagnosi, il trattamento, la ricerca, ci sono persone, famiglie, mondo scolastico, rete sociale allargata che vivono quotidianamente  battaglie fatte di piccole e apparentemente insignificanti conquiste e altrettante sconfitte intrise di dolore, paura, angoscia  «È un po' come trovarsi in un tunnel ed essere concentrati sull’attesa della luce che ne annuncia la fine, e quello che c’è dentro il tunnel, che è poi la vita reale del bambino e della famiglia, non riesci a vederlo, o  meglio, lo intravedi simile a un macigno che ostruisce il passaggio e che per prima cosa va trasformato in una porta» (Maurizio Arduino, Il bambino che parlava con la luce).

Aprire le porte alla vicinanza

Sta a tutti noi aprire quelle porte attraverso la conoscenza, la comprensione, la vicinanza e l’attenzione: l’autismo non deve essere isolamento, esclusione, solitudine come ognuno di noi ha potuto sperimentare nell’esperienza della pandemia. Dobbiamo trasformare il limite nella speranza, una nuova porta verso la vita.