16 Novembre 2019

Giuseppe Moscati, il santo medico

Mentre sanava i corpi, curava anche le anime. La sua festa si celebra il 16 novembre
Foto di Alessio Zamboni
«In tutte le vostre opere mirate al Cielo, all'eternità della vita e dell'anima»
Giuseppe Moscati nasce nel 1880 a Benevento. Si laurea in medicina a soli 22 anni col massimo dei voti. Partecipa ad alcuni importanti concorsi che vince, aprendosi la strada per una brillante carriera. Ottiene l’abilitazione all’insegnamento universitario ed entra nella prestigiosa Accademia partenopea di medicina e chirurgia, ma mette tutte le sue doti di intelligenza e di cuore al servizio dei malati poveri scegliendo il posto di “medico ordinario” nell’ospedale degli Incurabili di Napoli.
Ritiene quello il luogo ideale per poter svolgere la missione che s’era prefisso fin da ragazzino. Si è distinto prestissimo per le sue capacità professionali ma soprattutto per l’infinita bontà d’animo. Muore improvvisamente il 12 aprile 1927.
Nel corso dell’Anno Santo del 1975 Papa Paolo VI lo beatifica, mentre Giovanni Paolo II lo dichiara santo il 25 ottobre 1987.
La sua festa si celebra il 16 novembre

«Chi ha metta quello che può; chi ha bisogno prenda il necessario»

La santità di Giuseppe Moscati non è quella dei prodigi che attira tanti devoti; egli non si elevava in estasi, non aveva le stigmate, non aveva visioni. La sua santità invece sconvolge ed è scomoda perché è alla portata di tutti: non ha fatto nulla di particolare al di fuori della sua professione, ma lo ha fatto in modo straordinario, mettendo sempre al primo posto l’amore totalmente gratuito.
Moscati vedeva nei suoi pazienti il Cristo sofferente ed in essi lo amava e lo serviva. Si prodigava senza sosta per loro e non attendeva che i malati andassero da lui, ma andava a cercarli nei quartieri più poveri e abbandonati della città dove li curava non solo gratuitamente, ma a sue spese, mettendo banconote tra i fogli delle ricette. Anche se spesso veniva insistentemente pagato dagli ammalati, restituiva i soldi, tutti o in parte, dando poi in beneficenza gran parte di quanto aveva tenuto per sé.
Nella sala d’attesa del suo studio c’era un cesto con scritto: «Chi ha metta quello che può; chi ha bisogno prenda il necessario». Era parco nel cibo, fuggiva ogni ricercatezza e non possedeva carrozze o automobili come i suoi colleghi. Ciò che ha espresso con la sua vita lo rende non solo un santo della carità, ma un santo che ha ricercato la giustizia di Dio, e forse per questo non si parla tanto di lui.
Che cosa succederebbe se in una città come Roma o Milano i medici che esercitano la libera professione dicessero ai loro pazienti abbienti di dare quello che possono e ai pazienti non abbienti di prendere quello di cui necessitano? Cosa avverrebbe se ci fossero degli imprenditori, industriali, insegnanti, artigiani, commercianti, che svolgessero i loro compiti e come remunerazione chiedessero solo il minimo indispensabile per vivere e servire?
La vita di Giuseppe Moscati ha portato una grande luce, ma se tante medesime luci si mettono insieme, davvero le tenebre svaniscono! La santità scomoda di Giuseppe Moscati ci aiuti a portare avanti la rivoluzione di Cristo come popolo, come insieme di fratelli che credono nei nuovi cieli e in una nuova terra.