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16 Aprile 2021
Ultima modifica: 16 Aprile 2021 ore 09:05

I segreti della vitamina D

In questi mesi in cui le notizie sulla pandemia si rincorrono, si parla molto della vitamina D e dei suoi effetti benefici nella protezione dal Covid. Ecco cosa c'è di vero.
Foto di Vasyl
La vitamina D è più propriamente un ormone che regola l’assorbimento di calcio e fosforo a livello intestinale, ed è prodotto dalla pelle in seguito all’esposizione alla luce naturale, mentre solo il 10% del fabbisogno è introdotto con il cibo.
Il coronavirus ci ha costretti a trascorrere molto tempo chiusi in casa ed è possibile che molte persone, soprattutto anziani e bambini, siano andate incontro ad una carenza.
Ma ancor prima del lockdown, il supplemento era tra i farmaci più prescritti, a volte impropriamente. Per questa ragione l’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, ha recentemente stabilito che la vitamina D sia a carico del SSN esclusivamente per gli anziani nelle case di riposo, per le donne in gravidanza e allattamento, per i pazienti con osteoporosi o osteopatie che non seguono una terapia specifica per le ossa, e per tutti coloro che hanno un livello di vitamina D nel sangue inferiore ai 20 ng/ml.
Tutti gli altri, se vogliono assumerla, dovranno pagarla. Il medico curante spiegherà ai propri pazienti che la vitamina D va assunta solo in caso di necessità, in quanto anch’essa non è priva di effetti collaterali soprattutto se sovradosata, e non ci sono ancora certezze sulla sua utilità nelle patologie extrascheletriche (malattie autoimmuni, cardiovascolari, oncologiche).
Non è ancora provata né l’efficacia, né l’innocuità a dosaggi diversi da quelli raccomandati per la salute delle ossa. Può sicuramente servire ai neonati nel primo anno di vita, in quanto il latte materno non ne contiene abbastanza, nelle donne in menopausa perché il processo involutivo delle ossa si accentua, e negli over 65 perché la loro pelle ne sintetizza di meno. La carenza va però valutata con il dosaggio nel sangue se si teme una inadeguata esposizione solare, un insufficiente apporto con il cibo che la contiene, in caso di malattie renali ed epatiche, nell’obesità, nel caso si faccia uso di farmaci come il cortisone che agiscono negativamente sul metabolismo osseo.

In quali cibi è presente la vitamina D?

È presente in alcuni tipi di pesce, come aringa, tonno, pesce spada, alici, trota, da assumere almeno 3 volte a settimana; nelle uova (raccomandate 2-4 uova a settimana); nelle noci (ne bastano 20 grammi al giorno).

Perché è importante stare al sole

Per il mantenimento in buona salute delle ossa sono sufficienti 15-20 minuti almeno 3 volte alla settimana di esposizione alla luce del sole con la pelle di viso, braccia e gambe scoperta. Da aprile a settembre si può fare il “pieno”, esponendosi al sole per più tempo. Certamente un valore basso di vitamina D rilevato in autunno è segno che l’esposizione ai raggi solari durante l’estate non è stata sufficiente e che nella primavera successiva potrebbe  evidenziarsi una ipovitaminosi D.
L’ideale quindi per evitare l’osteoporosi senile, la malattia cronica che rende le ossa deboli e a rischio frattura e che colpisce 1 donna su 3 e un uomo su 5 dopo i  50 anni, è svolgere  un’attività fisica moderata all’aperto esponendosi alla luce del sole, come avviene semplicemente camminando per  mezz’ora tre volte a settimana all’aria aperta in un bel parco vicino a casa!