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16 Aprile 2026
Ultima modifica: 16 Aprile 2026 ore 09:04

Il Camerun accoglie Papa Leone. Il racconto di Alphonse Pentcheu, volontario Apg23

La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente in Camerun dal 2014. Pentcheu: «La visita del Papa rappresenta una grande speranza per il popolo camerunese, segnato da profonde sofferenze»
Il Camerun accoglie Papa Leone. Il racconto di Alphonse Pentcheu, volontario Apg23
Foto di LUCA ZENNARO
Il conflitto nelle regioni anglofone, le tensioni post-elettorali che hanno causato almeno 50 morti e centinaia di arresti, una disoccupazione giovanile sempre più diffusa, il fenomeno dell'emigrazione clandestina: tante piaghe che affliggono il popolo camerunense.
«Possano la preghiera del Santo Padre per il nostro Paese e il suo messaggio profetico toccare il cuore dei nostri leader, promuovendo un rinnovato rispetto per la dignità umana, i principi democratici e la giustizia, affinché la vera pace possa fiorire nei cuori e nella nazione.»
In occasione della visita di Papa Leone XIV in Camerun (qui il programma completo del suo viaggio in Africa), abbiamo raccolto la testimonianza diretta di Alphonse Pentcheu, volontario camerunense che coordina le attività di sostegno ai detenuti in 5 carceri locali promosse dalla Comunità Papa Giovanni XXIII proprio in Camerun. Gli abbiamo chiesto quale significato abbia per lui la visita del Pontefice, sia come cittadino sia come credente.

«La visita del Papa rappresenta una grande speranza per il popolo camerunese, segnato da profonde sofferenze: il conflitto nelle regioni anglofone, le tensioni post-elettorali che hanno causato almeno 50 morti e centinaia di arresti, un sistema giudiziario percepito come parziale, una disoccupazione giovanile sempre più diffusa mentre le generazioni più anziane restano al potere, e il fenomeno dell’emigrazione clandestina verso l’Europa e il Canada. Da credente, posso solo dire: benedetto colui che viene nel nome del Signore. È per noi una gioia immensa accogliere il Santo Padre. L’incontro tra il Pastore e il suo popolo è sempre fonte di grazia e rinnovamento. Auspico che la sua presenza rafforzi la nostra fede e il nostro senso di appartenenza alla Chiesa.»

La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente in Camerun da novembre 2014

Fin dal suo arrivo, si è trovata ad affrontare la drammatica realtà del sistema carcerario: ambienti sovraffollati, insalubri e degradati, dove la legge del più forte diventa spesso regola quotidiana, con conseguenze gravi come maltrattamenti, abusi e torture, soprattutto a danno dei minori.
Una realtà che i volontari incontrano e affrontano ogni giorno operando in cinque carceri della Regione Ovest del Paese. Qui, ogni settimana, offrono supporto psicologico e propongono ai più giovani — bambini e adolescenti — percorsi educativi orientati al cambiamento e al reinserimento.
La Comunità gestisce inoltre due centri educativi dedicati a ex detenuti e ragazzi di strada.

A Bafoussam accoglie giovani provenienti dal carcere o dalla strada, accompagnandoli in percorsi di scolarizzazione per costruire un futuro più stabile e lontano dai rischi dell’emarginazione.

Agricoltura biologica e pannelli fotovoltaici

A Soukpen propone invece programmi di formazione professionale in ambito agricolo e zootecnico rivolti ad adulti in situazione di fragilità, utilizzando il lavoro della terra come strumento educativo e terapeutico. Qui la Comunità dispone di 50 ettari coltivati secondo metodi biologici e di piccoli allevamenti — maiali, polli, capre e api — avviati anche con l’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza economica. L’energia utilizzata è interamente prodotta da pannelli fotovoltaici, segno concreto di un impegno orientato alla sostenibilità.

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