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9 Ottobre 2026
Ultima modifica: 9 Ottobre 2026 ore 09:09

7 Paesi, 5 lingue, 1 vocazione: la Comunità Papa Giovanni XXIII si interroga sul futuro in Africa

7 Paesi, 5 lingue, 1 vocazione: la Comunità Papa Giovanni XXIII si interroga sul futuro in Africa
Foto di Pierpaolo Flesia
Il carisma di don Oreste Benzi in Africa non passa più solo attraverso i missionari italiani: su 66 membri della Comunità Papa Giovanni XXIII nel continente, solo 6 sono italiani. Mentre si apre il quarto Summit africano a Iringa, la vocazione dell'Apg23 si misura con lingue diverse, ingiustizie da rimuovere e una domanda reciproca: «Cosa ha da dire l'Africa alla Comunità e viceversa?».
Sta per iniziare il “Summit Africa” della Comunità Papa Giovanni XXIII. Una settantina di persone, provenienti da 7 Paesi diversi si incontreranno a Iringa, in Tanzania dall’11 al 15 ottobre. Cinque giorni per confrontarsi sulla situazione attuale e sulle nuove sfide che la vocazione, nata dal carisma di don Oreste Benzi, deve oggi affrontare in terra africana.
 
Proprio l’anno scorso, nel 2025, si è festeggiato il 40° anniversario dell’apertura della prima presenza missionaria della Comunità Papa Giovanni XXIII in Zambia.
La Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), nata in Italia alla fine degli anni Sessanta, con il tempo si è diffusa in una trentina di Paesi nel mondo grazie ai missionari, persone che hanno dato la loro disponibilità a lasciare la propria terra per vivere la vocazione in mezzo ad altri popoli e culture. Oggi, però, le attività e i progetti all’estero vengono portati avanti grazie all’impegno di tante persone del posto, che hanno incontrato e conosciuto la Comunità, per poi scegliere di farne parte come membri.

La Comunità di don Benzi oggi in Africa 

In questi 40 anni la presenza della Apg23 si è consolidata, oltre che in Zambia, anche in Tanzania, Kenya, Burundi, Camerun e, negli ultimi anni, si stanno muovendo i primi passi anche in Nigeria e Togo. La Comunità di don Benzi – che a livello organizzativo è strutturata in zone – in Africa ne ha due:
-       la zona East Africa, che comprende i membri di Tanzania, Kenya, Burundi, Camerun;
-       la zona Zambia-Togo, che include i membri dei due Paesi che danno il nome alla zona.
 
Fanno parte della zona East Africa 47 persone, delle quali 40 sono membri effettivi, mentre 7 sono in verifica vocazionale (pvv) cioè stanno vivendo un periodo per conoscere meglio il carisma e la vita della Comunità e decidere poi se aderire.
Per quanto riguarda la zona Zambia-Togo, ci sono 17 persone, delle quali 6 sono in periodo di verifica vocazionale.
Poi ci sono altre 2 persone anche in Nigeria (una già membro dell'associazione, l'altra nel periodo di verifica), che però non fanno parte di queste due zone, ma sono legate a una zona italiana, pur vivendo in Africa (la zona Veneto Ovest). 
Quindi in Africa ci sono 66 persone appartenenti alla Comunità Papa Giovanni XXIII e di queste solo 6 sono italiane, un dato che trasmette quanto il carisma di don Benzi si sia radicato a livello locale.
Le sfide per camminare insieme come unica associazione, cercando di rimuovere le cause dell’ingiustizia, non mancano, a partire dal fatto che in questi 7 Paesi (Burundi, Camerun, Kenya, Nigeria, Tanzania, Togo, Zambia) si parlano 5 lingue diverse (inglese, francese, swahili, kirundi e italiano).

Summit Africa 2026

Il Summit di Iringa non è una novità: è la quarta volta che i membri appartenenti alla Apg23 in Africa si ritrovano insieme. L’ultimo Summit però risale al 2018, perché la pandemia ha interrotto la scadenza triennale dei raduni africani, e l’entusiasmo dei partecipanti è grande.
Le delegazioni dei vari Paesi arriveranno in Tanzania, a Dar es Salaam, utilizzando il treno, l'autobus o l'aereo (per chi arriva dall'Italia). Da lì si raggiungerà Iringa, la sede del Summit, in autobus, con un viaggio di 500 km che attraversa anche il Mikumi national park e che dura dalle 8 alle 10 ore. 
Domenica 11, nel pomeriggio, si apriranno i lavori del Summit con una Messa, mentre lunedì 12 arriverà dall’Italia Matteo Fadda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII. In questi giorni vi terremo aggiornati sui temi affrontati giorno per giorno.
 
Pierpaolo Flesia, uno degli organizzatori del Summit, arriva a Iringa partendo dai Paesi Bassi, Paese in cui è missionario insieme alla moglie. «L’obiettivo del Summit – spiega Pierpaolo, che segue l’aspetto vocazionale dei membri in Togo – è molteplice: conoscersi e approfondire il cammino delle zone africane, vedere quali sfide interpellano la nostra vocazione nel continente africano; cos’ha da dire l’Africa alla Comunità intera e viceversa».

Una presenza che si fa vicina a chi soffre

I membri della Comunità Papa Giovanni XXIII condividono la loro vita con i più emarginati dalla società e da questa presenza sono nati, nel corso degli anni, tanti interventi e progetti che hanno cambiato la vita di migliaia di persone.
Nel 2025 i progetti della Comunità Papa Giovanni XXIII hanno raggiunto 9.523 beneficiari in questi Paesi africani: Burundi, Camerun, Kenya, Tanzania, Togo e Zambia. Gli interventi riguardano, a seconda dei contesti, accoglienza, sostegno alimentare, assistenza sanitaria, istruzione, tutela dei diritti, disabilità e inserimento lavorativo.

In Zambia si portano avanti attività rivolte a minori, persone con disabilità, famiglie vulnerabili e persone escluse dai percorsi educativi e lavorativi. I progetti comprendono l’accoglienza, il sostegno alimentare, l’assistenza sanitaria, la formazione e l’inserimento lavorativo. Nel 2025 sono stati raggiunti 5.819 persone in difficoltà.

In Kenya le attività riguardano soprattutto l’accoglienza di minori e giovani in condizioni di marginalità, il sostegno alla frequenza scolastica e la formazione professionale. Nell'area del lago Turkana, colpita dalla siccità e dall’insicurezza alimentare, gli interventi comprendono, oltre alla realizzazione di pozzi, anche il supporto alle scuole e alle famiglie. Le persone raggiunte, nel 2025, sono state 1.130.

I progetti in Tanzania sono concentrati su assistenza sanitaria, istruzione, sostegno alimentare, disabilità, tutela dei diritti e opportunità di inserimento lavorativo. L’obiettivo è intervenire sia sui bisogni immediati sia sulle condizioni che ostacolano l’autonomia delle persone. Nel 2025 sono state raggiunte 1.008 persone.

In Togo l'intervento tra i più emarginati si svolge principalmente attraverso attività di sostegno alimentare e assistenza sanitaria. Nel 2025 sono state aiutate 803 persone.

In Camerun la principale attività è rivolta ai carcerati, che vivono in condizioni terribili; gli interventi che nel 2025 hanno raggiunto 463 persone, comprendono accoglienza, istruzione, assistenza sanitaria, sostegno alimentare, tutela dei diritti e inserimento lavorativo.

In Burundi le attività sono a sostegno alle persone e alle famiglie in condizioni di vulnerabilità, con particolare attenzione all’alimentazione, alla salute e alla protezione dei diritti e nel 2025 sono stati raggiunti 300 beneficiari.

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