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22 Agosto 2026
Ultima modifica: 22 Agosto 2026 ore 10:09

Rimini. La carezza di Papa Leone alla magnifica humanitas dei più fragili

Rimini. La carezza di Papa Leone alla magnifica humanitas dei più fragili
Foto di GIUSEPPE LAMI
Oggi alle 17,30 nel Duomo di Rimini il Papa incontrerà le persone con disabilità o provenienti da storie di disagio ed emarginazione. Tra queste anche una delegazione della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ecco alcune delle loro storie.
Alle 17.30 di oggi, sabato 22 agosto, varcata la soglia del Duomo di Rimini, Papa Leone XIV vivrà uno degli appuntamenti più intensi e insieme più semplici della sua visita pastorale: un incontro breve, quasi informale nella forma, ma carico di significato nella sostanza.
Ad attenderlo non ci saranno autorità né rappresentanze, ma oltre 500 persone con disabiltà, carcerati, senza fissa dimora, uomini e donne in recupero dalle dipendenze, persone uscite dalla tratta, ragazzi con sindrome di Down e nello spettro autistico, anziani soli. Un mosaico di povertà e di rinascite che la diocesi di Rimini, per volontà del vescovo Nicolò Anselmi, ha voluto al centro della giornata: non un momento accessorio del programma, ma il cuore pulsante della visita del Successore di Pietro nella città romagnola.
 
È in questo incontro, più che altrove, che si può leggere quella che Leone XIV ha chiamato, nella sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”: la custodia della persona umana, la sua dignità che nessuna fragilità può intaccare. Se l'enciclica interroga il mondo sulla tecnica e sul rischio di ridurre l'uomo a funzione, a dato, a prestazione, sabato pomeriggio quella stessa “magnifica umanità” prenderà un volto, anzi molti volti: quelli di chi ha toccato il fondo e sta risalendo, di chi accoglie, di chi è stato accolto.
 
Ci sarà Luca, che a Sant'Aquilina ha attraversato i “mostri” della dipendenza e ha scelto di restare accanto a don Nevio Faitanini per diventare, da operatore, quella stessa presenza che qualcuno ha saputo essere per lui.
Accanto a lui, con la delegazione di San Patrignano, Cristina, che a 15 anni ha iniziato con l'eroina e che oggi, nonna e volontaria, racchiude tutto il suo cammino in una parola: gratitudine.
Don Oreste Benzi con Giulietta
Foto di Riccardo Ghinelli
Ci sarà Giulietta, 56 anni, cresciuta nella Comunità Papa Giovanni XXIII fin dalla prima infanzia, quando fu don Oreste Benzi in persona ad accompagnarla in una casa famiglia. Oggi vive a Santarcangelo e ogni giorno intreccia fili colorati con educatori e amici: un gesto minimo che è anche un linguaggio, una porta aperta sul suo mondo interiore.
Ci sarà Karim, arrivato in Italia dal Marocco nel 2000, che ha trovato nella Caritas prima un tetto, poi un lavoro, infine una famiglia, e che in una notte, in sogno, ha sentito una voce dirgli “vai avanti, figlio mio”, fino al Battesimo che descrive come il momento più bello della sua vita.
Ci sarà Gianna, mamma di casa famiglia della Giovanni XXIII dal 1982, in carrozzina fin da bambina per una poliomielite che le ha insegnato a leggere il mondo con occhi diversi. Porterà con sé il ricordo di Margherita, la ragazza che accompagnò fino alla fine e che le fece scoprire, dice, “la mia maternità”.
E ci sarà Valerio, che due anni fa ha lasciato il lavoro e ha iniziato a consegnare pasti caldi con il Girononni della Caritas: non solo cibo, ma compagnia, per chi è fragile non di povertà ma di solitudine. Sua la storia di Franca, che un giorno gli ha chiesto un abbraccio, e quella di Maria, che gli ha regalato una lettera con dentro venti centesimi come primo premio di solidarietà, l'obolo della vedova.

Ad accompagnare questo mosaico di storie sarà presente anche Matteo Fadda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, insieme alla moglie Carla Daviso e ad alcuni dei figli disabili accolti nella loro famiglia allargata. Torinese, 50 anni, Fadda guida dal 2023 la Comunità fondata da don Oreste Benzi, terzo responsabile generale nella sua storia. Con Carla ha scelto, accanto ai quattro figli naturali, la strada dell'affido: tra le storie della loro casa c'è quella di Nicola, arrivato a cinque mesi con la sindrome di Down e un grave difetto cardiaco, tredici interventi chirurgici alle spalle e oggi una vita fatta di asilo, amici, passi conquistati uno dopo l'altro.
 
Storie diverse, comunità diverse — la Papa Giovanni XXIII, San Patrignano, la Caritas e tante associazioni locali — ma un solo filo che le lega tutte: quello di chi ha conosciuto la caduta e ha trovato, nella condivisione, la propria rinascita.
 
Non è un caso che accada in una cattedrale. Come San Lorenzo, invitato a consegnare i tesori della Chiesa, portò davanti ai suoi persecutori i poveri e i sofferenti dicendo che quelli erano il vero tesoro di Roma, così Rimini porta in Duomo i propri tesori: non ori né argenti, ma le vite di chi è stato accolto e di chi accoglie.
Non una pagina di enciclica, ma una carezza, data in un pomeriggio d'agosto, a una umanità ferita che chiede solo di essere guardata negli occhi.
 
È questa la Magnifica Humanitas di Leone.
 

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