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22 Agosto 2026

Magnifica Humanitas: anche l'Intelligenza Artificiale va ricapitolata in Cristo

Terzo approfondimento sull'enciclica di papa Leone XIV
Magnifica Humanitas: anche l'Intelligenza Artificiale va ricapitolata in Cristo
Foto di Chicchi - generato con IA
Nella sua prima enciclica papa Leone denuncia senza mezzi termini i pericoli di manipolazione dell'umano derivanti dall'uso dell'IA, e lo sfruttamento di milioni di persone per far funzionare le macchine e la rete. Ma lancia anche un messaggio di speranza.
Domanda lecita e doverosa: ma che significa in concreto custodire l'umano nell'epoca dell'intelligenza a artificiale? Nell'ultima parte della Magnifica Humanitas Papa Leone si sofferma su tre aspetti della nostra vita: la verità, il lavoro, la libertà.
Papa Prevost non parla della verità in senso astratto, ma ha in mente la manipolazione dell'informazione pubblica, che è l'urgente problema posto oggi dai sistemi di IA.

La verità manipolata

«Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio».
Già nell'Ottocento il pensatore francese Alexis de Tocqueville si poneva la questione del rapporto della democrazie con la verità, e come sfuggire al fenomeno della dittatura della maggioranza. Non è forse un caso che un pontefice proveniente dagli Stati Uniti ponga con forza in primo piano la questione del rapporto fra verità e democrazia.
 «Quando la domanda su ciò che è vero perde di interesse e prende piede un pragmatismo che si accontenta di ciò che appare utile o efficace, la vita democratica si indebolisce. Il disinteresse per la verità porta lentamente ma inesorabilmente a scivolare verso il totalitarismo, per il quale, come ha scritto la filosofa Hannah Arendt, i sudditi ideali non sono tanto quelli ideologicamente convinti, ma “la gente per la quale la distinzione tra fatto e finzione (cioè, la realtà dell’esperienza) e la distinzione tra vero e falso (cioè, i canoni del pensiero) non esistono più”».

Una nuova alleanza educativa

In un tempo in cui la verità viene spesso piegata agli interessi e alle strategie comunicative, il mondo dell’educazione assume un rilievo decisivo.  Proprio per questa ragione  Papa Prevost invita famiglie, scuole, comunità cristiane e istituzioni pubbliche a un’alleanza educativa rinnovata. «Essa diventa concreta quando i principi fondamentali si traducono in mete educative: educare alla sobrietà e al senso del limite; educare al riconoscimento del diritto dell’altro e di chi verrà dopo di noi a godere dei beni che ci sono donati, o che l’ingegno umano rende disponibili; educare alla libertà e alla responsabilità; educare al senso della trascendenza e al bene comune. La scuola non è chiamata a inseguire la velocità del mondo digitale, ma a offrire ciò che il digitale da solo non può dare: tempo condiviso per apprendere e relazioni affidabili.

Non basta reagire, occorre anticipare

Dopo la scuola, il mondo profondamente mutato dalla rivoluzione digitale è certamente quello del lavoro. Sappiamo che l'introduzione sempre più massiccia di nuove tecnologie porterà all'eliminazione di posti di lavoro. L'enciclica ricorda che dalla Rerum Novarum in poi la Chiesa ha sempre difeso la dignità e il diritto al lavoro. Prevost dice che oggi non bastano più quelle iniziative sorte nel solco della dottrina sociale della Chiesa come associazioni, sindacati, cooperative, opere assistenziali. «In questa transizione non basta reagire quando i posti scompaiono, ma occorre. governare in anticipo la trasformazione. Una via praticabile consiste anzitutto nel fissare criteri sociali per l’innovazione: ogni introduzione di automazione e di IA dovrebbe essere accompagnata da scelte verificabili di tutela dell’occupazione, di riqualificazione e di partecipazione dei lavoratori».
Il Papa è estremamente concreto nei suggerimenti: «In questa transizione non basta reagire quando i posti scompaiono, ma occorre governare in anticipo la trasformazione. Una via praticabile consiste anzitutto nel fissare criteri sociali per l’innovazione: ogni introduzione di automazione e di IA dovrebbe essere accompagnata da scelte verificabili di tutela dell’occupazione, di riqualificazione e di partecipazione dei lavoratori».

No allo sfruttamento degli invisibili

Poiché, abbiamo già visto, ogni tecnologia, anche l'IA, non è neutra, la sua produzione, come quella della rivoluzione industriale, lascia dietro di sé una scia di ingiustizie e schiavitù. Su questo punto il Papa è di una durezza estrema: «Una parte significativa del funzionamento dell’economia digitale si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani, impiegati in attività poco visibili ma essenziali: etichettatura dei dati, moderazione dei contenuti – spesso pessimi –, addestramento dei modelli. In molti casi si tratta di giovani, per lo più donne, che lavorano duramente per compensi minimi. A questa fatica invisibile si aggiunge quella, ancora più brutale, dell’estrazione delle risorse necessarie alla produzione dei dispositivi e dei microprocessori su cui poggia l’IA. In alcune regioni del mondo, adolescenti e bambini lavorano in condizioni pericolose nella frantumazione dei materiali da cui si ricavano le terre rare. Corpi segnati, mutilati, consumati perché il flusso del calcolo non si interrompa. Inoltre, reti criminali si servono di piattaforme di rete, sistemi di messaggistica, pagamenti anonimi e tecniche di profilazione per reclutare, controllare e spostare vittime di tratta, molte volte minori, trasformando uomini e donne in “dati” da tracciare e “pacchi” da trasferire entro gli stessi circuiti digitali che sostengono gran parte dell’economia globale».

La “riabilitazione” della guerra

Sono tempi brutti, lo vediamo ogni giorno. «Si va consolidando una cultura della potenza, nella quale la disponibilità di mezzi e la capacità di dominare tendono a dettare l’agenda e i criteri della decisione, relegando il bene comune dell’umanità sullo sfondo e riducendo il dramma concreto dei popoli in guerra a variabile secondaria rispetto agli interessi strategici. Questa cultura della potenza penetra nella società, modifica relazioni e comportamenti, si espande normalizzando la guerra, inseguendo una potenza militare sempre maggiore, approfittando della crisi del multilateralismo e alimentando un falso realismo che ripete che alternative non esistono».
Nei decenni passati, anche negli anni della guerra fredda, il pericolo bellico era sempre dietro   l'angolo. «Tuttavia, – osserva il Papa – nel discorso pubblico, era comune la convinzione che la guerra dovesse restare una extrema ratio, circondata da limiti etici e giuridici rigorosi, e comunque da un orizzonte politico orientato alla pace. Oggi, invece, assistiamo a un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso». Impossibile spiegarlo meglio ai “signori della guerra”.

Ricapitolare in Cristo anche l’IA

Ci sarebbe molto da dire e da sottolineare, ma ai lettori non va tolto il gusto di fare direttamente le loro scoperte.
Però quell'ultimo appello, di credente fra credenti (non credo che nessun papa abbia prima usato questa espressione) non lo posso tralasciare. «Per questo, come credente tra i credenti, invito a contemplare nel volto del Figlio una magnifica umanità che illumina anche il tempo dell’IA. In Cristo comprendiamo che l’uomo è chiamato a essere collaboratore nell’opera della creazione, anziché spettatore rassegnato di processi tecnologici che ne limitano la libertà e la responsabilità.  La dignità che lo Spirito Santo scolpisce in ciascuno di noi si riconosce anche nella capacità di riflettere criticamente, di scegliere e di amare gratuitamente, di entrare in relazioni autentiche. Nessun sistema di calcolo, per quanto sofisticato, genera un cuore che si consegna, né una coscienza che discerne il bene. Anche quando le macchine eccellono nell’efficienza, il centro della storia rimane un volto umano che chiede di essere guardato. Questo volto umano è la pienezza verso cui cammina la storia. È il mistero della ricapitolazione, la certezza che il Padre ha stabilito di ricondurre a Cristo, unico Capo, tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra (cfr Ef 1,10).
In questo disegno, nulla di ciò che è autenticamente umano andrà perduto, ma tutto verrà purificato e riunito in Colui che raccoglie ogni frammento di vita, ogni lacrima e ogni autentica conquista umana per sottrarle al nulla e consegnarle, redente, al Padre».
Finché dalla Chiesa arriveranno parole come queste, c'è speranza per tutti.
 
(i precedenti approfondimenti sulla Magnifica Humanitas sono stati pubblicati sabato 8 agosto e sabato 15 agosto)

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