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15 Febbraio 2021

Libano al collasso finanziario, come aiutarlo?

Un paese devastato da anni di economia dannosa. Provato dall'esplosione di agosto. A chi mandare gli aiuti internazionali? Alle istituzioni o alle associazioni locali?
Foto di EPA/Wael Hamzeh
«Ma il contesto libanese non è una favola per i più piccini: con i buoni (la società civile) da una parte, e i cattivi (le istituzioni) dall'altra».
Nel Libano incastonato nel sistema mediterraneo è in corso un dibattito che riguarda tutti noi europei in cerca di una ricetta per uno sviluppo sostenibile della società. Il Libano è un  paese al collasso finanziario. 
Afflitto dalla peggiore crisi economica degli ultimi trent’anni. Devastato dall’esplosione del 4 agosto del porto di Beirut. Attraversato da un dilagante movimento di protesta anti-corruzione. Indebolito dalle ripercussioni della pandemia.  
Negli ultimi mesi diversi attori civili libanesi hanno inviato ai paesi europei un messaggio in apparenza inequivocabile ma dai contorni ambigui: gli aiuti internazionali non devono passare per le istituzioni “corrotte”, ma devono arrivare direttamente alle associazioni locali. Queste ultime - prosegue il messaggio - gestiranno in trasparenza i fondi. 
Le istituzioni libanesi sono senza dubbio parte di un sistema vizioso al servizio dell’oligarchia al potere. Ma il contesto libanese non è una favola per i più piccini: con i buoni (la società civile) da una parte, e i cattivi (le istituzioni) dall’altra. 
Prima di tutto perché numerose espressioni della cosiddetta società civile sono esse stesse parte del sistema clientelare tramite legami di parentela, convergenza di interessi, affiliazioni straniere. Non è sempre facile tracciare una linea netta tra il mondo “trasparente” dell’associazionismo e quello torbido della politica istituzionale. 

A chi dare gli aiuti

In secondo luogo, questo argomento si basa su un assunto che punta a escludere dalla dinamica “donatore-beneficiario” un attore-chiave: le istituzioni. In un contesto virtuoso, queste ultime servono da garanzia del bene pubblico e da coordinamento tra le realtà locali e il potere centrale. 
Nella nostra Europa escludere le istituzioni, anche se “corrotte”, non è un argomento accettabile. Si parla invece della necessità di lavorare per il cambiamento, nel medio e lungo termine, delle istituzioni stesse, considerate a buon diritto un capitale politico imprescindibile.  

Nel contesto libanese, escludere le istituzioni può sembrare una facile scorciatoia. Ma risulta un'opzione dannosa nel lungo termine, perché contribuisce ad alimentare il legame tra attori stranieri egemoni e comunità confessionali divise le une dalle altre in cantoni comunitari: l’Iran, la Francia, gli Stati Uniti, la Turchia  le altre potenze inviano aiuti “direttamente” ai loro clienti locali (sotto forma di organizzazioni civili) che si arroccano nei rispettivi cantoni.  
 
* Corrispondente ANSA per il Medio Oriente e di Limes. Studioso di Siria contemporanea.