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7 Novembre 2026

Ministero della Pace, FOCSIV: «Se la guerra è diversa, deve essere diversa anche la pace»

La presidente di FOCSIV Ivana Borsotto spiega perché la federazione di oltre cento ong di ispirazione cristiana sostiene la proposta della Comunità Papa Giovanni XXIII
Ministero della Pace, FOCSIV: «Se la guerra è diversa, deve essere diversa anche la pace»
Foto di Moa Alexandersson su Unsplash
Un Ministero della Pace «software, non hardware», perché la pace si costruisce in tutte le politiche, dalla cooperazione internazionale all'educazione. Dai Corpi Civili di Pace al Servizio Civile Universale fino alla sicurezza umana dell'ONU: le ragioni e le domande aperte di FOCSIV

FOCSIV condivide la necessità di un Ministero della Pace. Lo diciamo dal nostro piccolo osservatorio di una Federazione che rappresenta oltre cento associazioni e ong di ispirazione cristiana che operano in 80 Paesi, in un tempo in cui la parola “pace” rischia di essere svuotata in un mondo senza ordine, dove la forza del diritto cede al diritto della forza.

La guerra mondiale a pezzi

Per quasi mezzo secolo il mondo diviso in due blocchi ha contenuto la guerra nell’equilibrio del terrore. Era un ordine contraddittorio, anche tragico, che sembrava circoscrivere i conflitti. Dopo il 1989 abbiamo creduto che mercato e democrazia avrebbero portato benessere e nuove relazioni internazionali, con maggiori responsabilità per l’ONU.

La globalizzazione ha fatto uscire molti Paesi dal sottosviluppo, ha ridotto la mortalità infantile e alzato i livelli di istruzione. Ma ha avuto costi: polarizzazione, lavoro perduto, crisi finanziarie, crisi ambientale, paura dell’altro. La democrazia non riesce a mantenere la promessa di migliorare le condizioni materiali di vita, e molti popoli, sentendosi umiliati e trattati dall’alto in basso, rispondono con risentimento.

I dazi frantumano gli scambi, le istituzioni internazionali perdono rilevanza e risorse, le spese militari toccano il massimo storico. È la guerra mondiale a pezzi: Ucraina, Israele e Palestina, Stati Uniti e Iran.

È una guerra nuova, ibrida, fatta di fake news, manipolazioni sui social, ricatti materiali, scontri culturali e religiosi. Colpisce ferocemente le popolazioni civili e si muove sullo sfondo di interessi economici in mano a élite sempre più ristrette. Se la guerra è diversa, deve essere diversa anche la pace.

La crisi tocca anche noi e la cooperazione internazionale

Ma la campana suona anche per noi. Il conflitto agita le nostre piazze e le nostre strade. Cresce il costo della vita, calano i servizi, i giovani vivono ansia e insicurezza, la politica non sa più parlare.

Anche la cooperazione internazionale è colpita dal taglio dei fondi, da condizioni di operatività sempre più difficili, nonostante le crisi umanitarie nel mondo aumentino continuamente. Tutti noi ci misuriamo con problemi globali che richiedono necessariamente la costruzione di soluzioni globali.

Un Ministero della Pace «software, non hardware»

In questa prospettiva la proposta di istituire il Ministero della Pace assume un valore strategico. Da tempo FOCSIV è impegnata su questo fronte. Ha aderito immediatamente alla campagna per l’istituzione del Ministero della Pace promossa dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, richiamando la lezione della Populorum progressio: lo sviluppo è il vero nome della pace.

Abbiamo investito nei Corpi Civili di Pace, strumenti nonviolenti di presenza nelle aree di conflitto. E sul Servizio Civile Universale: oltre 600 giovani che quest’anno si inseriranno in progetti educativi, sanitari, di sicurezza alimentare, di accesso all’acqua pulita nelle periferie del mondo più abbandonate, nei villaggi più sperduti, nelle carceri più disumane.

Il Ministero della Pace che abbiamo in mente è software, non hardware. Perché la pace, come la prevenzione in sanità, si fa in tutte le politiche, ed è non solo la fine della guerra ma la sua prevenzione. Significa educazione alla pace, cooperazione internazionale, relazioni con le comunità in tutto il mondo, responsabilità e progettazione condivise.

Significa relazioni internazionali improntate alla fiducia reciproca, alla collaborazione, alla diplomazia. Significa difendere il diritto e le Istituzioni internazionali, ricordando che strumenti come le Nazioni Unite, le Convenzioni di Ginevra o i tribunali internazionali nascono dall’esperienza tragica delle guerre del Novecento e rappresentano un’idea fondamentale: nessun potere deve essere assoluto e nessun popolo può essere totalmente esposto alla legge del più forte.

Ministero vuol dire servizio, e la proposta di un Ministero della Pace ha già portato i suoi frutti in questi anni, alimentando una riflessione seria e profonda su questo tema ed esprimendo una capacità di proposta, e non solo di richiesta, alle istituzioni e alla politica. Perché la pace non va pensata in astratto ma come un insieme di pratiche e istituzioni che evolvono nel tempo.

Quale pace? La sicurezza umana secondo l’ONU

Chiediamo alle istituzioni che il confronto parta da alcune domande vere. Su quale pace? Basta che sia pace, a spese di chi, per tornare a vivere indisturbati e con benzina e gas a buon prezzo? O una pace a somma positiva, fondata sulla reciprocità?

Due schieramenti di soldatini armati uno di fronte all'altro, simbolo di guerra e difesa armata
Difesa e sicurezza: per FOCSIV il paradigma guida resta la sicurezza umana
Foto di Saifee Art su Unsplash

Il confronto deve riguardare anche cosa possono e devono essere la difesa e la sicurezza. Come soggetti impegnati nella cooperazione allo sviluppo, il paradigma guida rimane la Human Security, formalizzata dall’ONU già nel Rapporto sullo Sviluppo Umano del 1994, che sposta il baricentro della tutela dallo Stato all’individuo, articolandosi su tre direttrici:

  • libertà dalla paura: protezione da violenze, guerre, persecuzioni e abusi;
  • libertà dal bisogno: garanzia di accesso al cibo, alla salute, alla casa, al lavoro dignitoso, all’educazione;
  • libertà di vivere con dignità: tutela effettiva dei diritti umani e dello stato di diritto.

Rafforzare la sicurezza significa allora investire anche nella resilienza democratica, nei sistemi di Protezione Civile e nella valorizzazione del ruolo della società civile organizzata.

Disarmare le parole

È un percorso di discernimento. Inclusivo, che non si limiti al mondo cattolico ma si fondi sul dialogo interculturale e interreligioso. Lo facciamo con innocenza, nel senso di non nuocere, ma senza ingenuità, infantilismo o superficialità.

Senza la contrapposizione fra pacifisti e realisti, tra tutto e niente. Con profondità e maturità di analisi, cominciando a disarmare le parole: le parole d’odio, nate da giudizi perentori, che alimentano i conflitti.

Europa e multilateralismo: le domande aperte

Sappiamo che non basta cambiare nome per cambiare le cose e che molti interrogativi restano aperti. Come può l’Europa costruire una propria autonomia strategica nello scenario della guerra a pezzi, senza prevedere un investimento sulla propria difesa comune? Come salvaguardare valori e principi, applicando anche l’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea nei casi di gravi violazioni dei valori fondamentali?

Come rinnovare e rafforzare le istituzioni internazionali, dalla FAO all’OMS, dall’UNICEF al PAM e all’ILO, quando il multilateralismo perde presa e alcuni grandi contributori si sottraggono?

Il mondo cambia e ci impone di cambiare. Dobbiamo conoscere a fondo questo cambiamento d’epoca e innovare il nostro modo di essere cooperazione e di lavorare per la pace, riformando i processi culturali, produttivi e sociali che generano disuguaglianze e ripensando il paradigma economico dominante alla luce della Laudato si’, della Fratelli tutti, della Magnifica humanitas.

Nessuna società si pone compiti per la cui soluzione non esistano già, o non siano almeno in via di formazione, le condizioni necessarie.

Questo è il nostro tempo. FOCSIV è pronta a fare la sua parte.

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