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21 Agosto 2020

Olio di palma nei motori

Più olio di palma nei motori che nei biscotti
Foto di Iade Michoko
L'olio di palma: il dramma della deforestazione, la diminuzione della biodiversità, le emissioni di CO2. Inoltre è finanziato in quanto biocombustibile. Le proposte per cambiare
L’olio di palma continua a bruciare nei motori delle nostre auto. Infatti, oltre al settore alimentare, il più famoso tra gli oli vegetali viene usato come biocarburante destinato ai settori dei trasporti e dell’energia. A parlarne di recente, il rapporto di Legambiente dal titolo eloquente “Più olio di palma nei motori che nei biscotti”. Il dossier dimostra come l’Italia, con le sue 840mila tonnellate usate nel 2019, si piazzi al terzo posto in Europa dopo Spagna e Paesi Bassi.

Biodiversità a rischio con l'olio di palma

L’impatto ambientale dell’olio di palma è legato alla deforestazione: tra il 2001 e il 2018 l’Indonesia – principale produttore mondiale del controverso olio – ha perso 25,6 milioni di ettari di foreste nazionali, pari al 16% del totale, soppiantate dalle palme da olio. Segue la Malesia, che conta una perdita nello stesso periodo di 7,7 milioni di ettari, il 26% delle sue foreste. Sommandole fanno una superficie grande quanto l’Italia e la Svizzera messe insieme.
Ogni litro di olio di palma comporta il triplo delle emissioni di CO2 di un uguale volume di gasolio fossile, riporta Legambiente, causando anche gravi danni alla biodiversità: la coltivazione di olio di palma distrugge l’habitat di specie vegetali e animali, tra cui l’orango, la tigre e il rinoceronte, oltre a produrre rischi di diffusione di nuove zoonosi.
Secondo l’ONG Transport & Environment, nel 2019 i conducenti europei hanno bruciato nei loro motori 22 volte più olio di palma di quanto ne ha usato la Ferrero per tutta la Nutella e i Kinder consumati nel mondo; 15 volte di più di quanto consumato dal gruppo Mondelez (Oreo e Cadbury) per i loro biscotti e cioccolatini,  quattro volte di più dell’olio di palma impiegato da Unilever per tutti i propri prodotti detergenti in tutto il mondo.

Finanziamenti per i biocombustibili

Oltre al danno (ambientale) anche la beffa (economica): l’olio di palma, usato per la produzione del biodiesel, viene sussidiato tramite la bolletta elettrica. I consumatori e l’industria, infatti, sborsano una quota extra per i biocombustibili, derivati per il 69% da olio di palma e di soia (anch’esso fonte di deforestazione), pari a quasi 600 milioni di euro complessivi. In totale, afferma Legambiente, gli italiani «hanno speso quasi 900 milioni di euro per sussidiare legalmente importazioni e combustione inquinante di oli alimentari importati (solo palma e soia)».
Una falla permessa dalle direttive europee sulle energie rinnovabili, le quali non hanno mai fissato adeguati criteri di sostenibilità delle materie prime nel settore dei trasporti. Ora, come spiega il Fatto Alimentare, una revisione della normativa europea vieterà l’uso del grasso tropicale nei motori. Ma la misura diventerà effettiva solo dal 2030: fino ad allora il passaggio sarà graduale. Ciò permetterà fino al 2023, spiega ancora Il Fatto, di usare per i biocarburanti le stesse quantità di olio di palma utilizzate nel 2019, quando il 67% delle importazioni europee sono state destinate a carburanti ed energia. Uno quota che nel caso dell’Italia sale al 70%. Per questo Legambiente ha lanciato una petizione per chiedere all’Italia di fare di più e non aspettare il 2030.