Papa Leone XIV, nel messaggio Urbi et Orbi di Pasqua, ha lanciato un appello disperato per la pace, invitando alla veglia di preghiera in San Pietro l'11 aprile. Ha esortato a deporre le armi, scegliendo il dialogo e l'Amore non violento di Cristo come unica via per il bene comune.
«Facciamo udire il grido di pace che sgorga dal cuore! Per questo, invito tutti a unirsi a me nella veglia di preghiera per la pace che celebreremo qui nella Basilica di san Pietro il prossimo sabato, 11 aprile».
Con queste parole Papa Leone XIV ha concluso il messaggio Urbi et Orbi nel giorno di Pasqua. Il suo appello è stato raccolto da tutte le Chiese e associazioni di fedeli del mondo, anche dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che si uniranno a lui nella preghiera per la pace che, come ha detto il Pontefice, si terrà nella Basilica di San Pietro sabato 11 aprile 2026 alle ore 18.
«Chi ha in mano armi le deponga! – ha gridato il Santo Padre nel giorno di Pasqua – Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo».
Un appello, quasi disperato, che Leone XIV ha ripetuto due giorni dopo dalla residenza di Castel Gandolfo. La sera di martedì il Santo Padre ha voluto incontrare i giornalisti, fuori dai cancelli, in un modo informale e quasi improvvisato, per dichiarare «inaccettabile» la minaccia di annientare l'intera civiltà iraniana con l'arma nucleare che era arrivata da Washington.
«Ci stiamo abituando alla violenza, ci rassegniamo ad essa e diventiamo indifferenti. Indifferenti alla morte di migliaia di persone. Indifferenti alle ricadute di odio e divisione che i conflitti seminano. – ha continuato il Papa nel messaggio Urbi et Orbi – In questo giorno di festa, abbandoniamo ogni volontà di contesa, di dominio e di potere, e imploriamo il Signore che doni la sua pace al mondo funestato dalle guerre e segnato dall’odio e dall’indifferenza che ci fanno sentire impotenti di fronte al male. Al Signore raccomandiamo tutti i cuori che soffrono e attendono la vera pace che solo Lui può dare».
Un discorso tutto centrato sulla vittoria di Cristo e sulla ricerca della pace. «Come ha vinto Gesù? – si è chiesto il Santo Padre – Qual è la forza con cui ha sconfitto una volta per sempre l’antico avversario, il principe di questo mondo? Qual è la potenza con cui è risorto dai morti? Questa forza, questa potenza è Dio stesso, Amore che crea e genera, Amore fedele fino alla fine, Amore che perdona e riscatta».
Una forza, ha detto il Papa, «totalmente non violenta», «simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso. Questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri».