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25 Maggio 2026
Ultima modifica: 26 Maggio 2026 ore 09:39

Il coraggio di chiedere perdono

In Perù, la Chiesa in ginocchio davanti ai campesinos perseguitati
Il coraggio di chiedere perdono
Da Papa Francesco a Papa Leone, il desiderio di non tollerare più abusi nella Chiesa diventa realtà. Sabato scorso in Perù un segno fuori dall'ordinario per chiedere scusa per le persecuzioni verso i contadini, durate oltre un decennio. Inginocchiarsi non è un segno di debolezza ma un gesto di giustizia.
In una piccola chiesa di Catacaos, nel nord del Perù, sabato 23 maggio è stato fatto un gesto che pochi avrebbero immaginato: cardinali e vescovi si sono inginocchiati davanti ai campesinos ovvero i contadini vittime di anni di abusi e persecuzioni da parte del movimento cattolico Sodalitium Christianae Vitae. 
Un gesto potentissimo che ha trasformato il dolore in un primo passo verso la riconciliazione.

Ferite profonde nella terra dei poveri

Per oltre un decennio numerose famiglie indigene Tallán hanno infatti subìto vessazioni, persecuzioni, espropriazioni di terreni, pressioni economiche e violazioni dei diritti sociali e lavorativi. Alcuni leader locali che si erano opposti agli interessi legati alle opere del Sodalitium sono morti lasciando dietro di sé dolore e terrore. Una ferita non solo sociale ma anche spirituale a causa della quale tanti avevano perso fiducia nella Chiesa.
La celebrazione nella parrocchia di San Juan Bautista è stata un momento fuori dall'ordinario. Monsignor Jordi Bertomeu, inviato del Vaticano, si è inginocchiato davanti ai contadini pronunciando parole pesanti come pietre: «Saremmo dovuti venire vent’anni fa». Accanto a lui, i cardinali e i vescovi del Perù hanno riconosciuto gli errori e chiesto perdono pubblicamente.

Dal male alla riconciliazione

Papa Francesco aveva più volte ribadito che nella Chiesa «nessun abuso deve essere tollerato». Il Pontefice argentino ha voluto una Chiesa capace di ascoltare le vittime e non di proteggere il potere. Per questo nel 2025 decise la dissoluzione del Sodalitium, incoraggiando un cammino di verità e giustizia. La prefetta del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, suor Simona Brambilla, comunicandone la soppressione aveva specificato che questa avveniva a conclusione di una indagine durata due anni e voluta da Papa Francesco, a seguito di numerose testimonianze e denunce di membri del movimento, delle vittime e dei familiari delle vittime. Anche Papa Leone XIV ha continuato su questa strada, sostenendo le comunità ferite non solo in Perù ma anche nelle sedi del movimento in Colombia, Cile e altri paesi dell’America Latina.
Il cardinale Carlos Castillo Mattasoglio ha parlato di rinnovamento e di una speranza che nasce proprio dalle ferite. Il perdono infatti non vuol dire “metterci una pietra sopra” ma scegliere di trasformare il dolore in una occasione di giustizia e cambiamento radicale di quei sistemi basati sul potere e la corruzione.

Una Chiesa che vuole rialzarsi

L’immagine dei vescovi in ginocchio davanti ai campesinos resta una delle fotografie più significative di questi anni in cui, con coraggio, la Chiesa ha mostrato che chiedere scusa non è segno di debolezza ma rappresenta la forza della verità. E che solo riconoscendo il male si può costruire una riconciliazione profonda, capace di restituire dignità a tutte le vittime e credibilità alla Chiesa e ai carismi più autentici tra i movimenti e le associazioni .
 

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