Nato dalla visione di don Oreste Benzi, il "poliambulatorio del gratuito" di Rimini amplia l'offerta medica grazie all'ingresso di specialisti di fama. Ecco come funziona
La persona che risponde al telefono ti ascolta senza alcuna fretta. Per accedere ai servizi ha la precedenza chi ha più bisogno. Ancora più sorprendente il tariffario delle prestazioni specialistiche: non esiste, ognuno può dare secondo le proprie possibilità.
Se si pensa che stiamo parlando di sanità privata, il Poliambulatorio La Filigrana di Rimini va decisamente controcorrente. Del resto era proprio quello l’obiettivo di chi l’ha avviato: spezzare la logica del profitto, che sempre più coinvolge anche un settore chiave come il diritto alla salute, per inoltrarci in quella nuova società “del gratuito” preconizzata da don Oreste Benzi come l’unica in grado di salvare un’umanità in perenne conflitto e a rischio di autodistruzione.
Per innescare un vero cambiamento, diceva il sacerdote, occorre passare dalle parole ai fatti, avviando “nuovi mondi vitali”, e tra questi intravedeva la possibilità che dei professionisti si mettessero assieme per dar vita a un “poliambulatorio del gratuito”.
Storia e nascita del Poliambulatorio La Filigrana a Rimini
Una visione che ha affascinato Sabrina Limido, originaria di Cosenza, quando una quindicina di anni fa, mentre studiava Psicologia alla Sapienza di Roma, approdò a Rimini per svolgere tirocinio in una delle comunità terapeutiche della Comunità Papa Giovanni XXIII. E da Rimini non è più ripartita.
C’era anche lei nel primo gruppo che nel 2013 diede avvio al progetto come associazione di volontariato. Un percorso che si è evoluto nel tempo: nel 2015 la Filigrana diviene ambulatorio psicopedagogico, nel 2018 struttura sanitaria riconosciuta (anche se non convenzionata, almeno per ora).
Foto di Riccardo Ghinelli
Sabrina Limido oggi ha 40 anni. Sposata, una famiglia aperta all’accoglienza, da quattro anni è presidente dell’Associazione La Filigrana, che a Rimini gestisce un poliambulatorio psicopedagogico e medico, e a Fossano (CN) un ambulatorio psicologico.
L'ampliamento dell'offerta medica e specialistica
Stare in piedi utilizzando come criterio il principio di gratuità non è facile, eppure lo sviluppo c’è stato, e nell’ultimo anno ha avuto una accelerazione con notevole ampliamento dell’offerta, soprattutto in campo medico: «Fino al 2025 avevamo solo due medici, un cardiologo e una ginecologa – racconta Limido –. Oggi si sono aggiunti psichiatra, otorinolaringoiatra, neuropsichiatra infantile, dermatologo, ortopedico, neurologo, oncologo-pneumologo, ostetrica». E parallelamente anche gli utenti sono decisamente aumentati.
Com’è stata possibile questa rapida evoluzione? Prima di svelarlo, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire con Sabrina Limido come funziona questo poliambulatorio così particolare.
Partiamo dal nome: La Filigrana. Da dove arriva?
«Il progetto è dedicato a Elisabetta Pradarelli, psicoterapeuta della Comunità Papa Giovanni XXIII, venuta a mancare nel 2001, a soli 37 anni. Aveva una forte spiritualità. I suoi scritti sono contenuti in un libro titolato proprio Come una filigrana».
Come funziona il principio della gratuità e delle erogazioni liberali
Ambulatorio del gratuito, cosa significa? I vostri specialisti lavorano gratuitamente? Gli utenti non pagano?
«Tutti i professionisti offrono gratuitamente le prestazioni. Chi ne usufruisce è chiamato a lasciare una erogazione liberale in base alle proprie possibilità. Non si paga la prestazione, si sostiene il progetto. L’idea è che non sia un ambulatorio per i poveri ma per tutti. Dando il proprio contributo si permette di usufruirne anche a chi non ha possibilità economiche».
Don Oreste Benzi citava spesso Giuseppe Moscati, il medico santo, che nel suo ambulatorio aveva un cappello rovesciato con la scritta: «Chi ha metta, chi non ha prenda».
«Da noi non si possono prendere soldi, ma si può “prendere” una esperienza rilevante, e questo vale per tutti, anche per i professionisti. Ce lo confermano i tirocinanti, attualmente sono 6: tutti ci danno un rimando di crescita personale e professionale che altrove non trovano».
Sempre con riferimento a don Benzi, possiamo considerare la vostra esperienza un esempio concreto di Società del gratuito così come da lui delineata?
«Direi di sì. Ci sentiamo di viverla non solo per la gratuità della prestazione ma anche per il principio di reciprocità con cui operiamo. Diventa un modo di vivere la professione in maniera non individuale, ma di gruppo, gareggiando nello stimarsi a vicenda, come dice San Paolo, anziché competere».
Fonte: Dati interni - Confronto Gennaio-Maggio 2026 vs Giugno-Dicembre 2025
I medici volontari
Non è facile, immagino, trovare specialisti che scelgano di lavorare in un ambulatorio del genere. Come avviene la ricerca del personale?
«Soprattutto per passaparola. Ci ha colpito il fatto che negli ultimi tempi vari medici che avevano ruoli dirigenziali nell’ASL di Rimini, appena andati in pensione hanno deciso di collaborare con noi anziché aprire uno studio privato sfruttando la loro notorietà. Tra le motivazioni che ci comunicano c’è il desiderio di vivere la professione in modo diverso, più libero, a partire dal tempo da dedicare a una visita: un fatto che li gratifica. Per ora non è possibile questa scelta ai medici che ancora lavorano all’ASL, per ragioni giuridiche; speriamo in futuro di superare questa difficoltà».
Società del gratuito non significa lavorare gratis ma prendere secondo il bisogno. Voi invece lavorate tutti gratuitamente, perché?
«Per ragioni economiche: attualmente non ci sono le risorse per garantire un compenso ai professionisti, però è un obiettivo che vorremmo raggiungere. Per ora noi che non siamo in pensione riusciamo a mantenerci esercitando la libera professione a pagamento al di fuori del poliambulatorio».
Orari, contatti e modalità di accesso ai servizi
Come si accede ai vostri servizi?
«Si può prendere un appuntamento chiamando il numero 348 2539120, oppure passare direttamente dalla nostra sede di Via Casalecchio 5 a Rimini. Siamo aperti dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18. Chiunque può accedere, abbiamo solo un criterio di priorità».
Quale?
«Diamo la precedenza a chi ha più bisogno».
Che tipo di clientela avete?
«Arrivano persone inviate da realtà sociali del territorio, oppure direttamente. Collaboriamo con il tavolo regionale che riunisce iniziative che si occupano di marginalità. La maggior parte dei nostri utenti sono persone in condizioni di fragilità, però ci sono anche persone che scelgono di venire qui per sostenere il progetto, oppure semplicemente perché abbiamo professionisti davvero bravi. Recentemente c’è stato un aumento a causa della notorietà dei medici che hanno iniziato a collaborare».
Servizi diagnostici, DSA e salute sessuale
Sulla vostra pagina social si legge che l’approccio inizia non con una prestazione ma con un incontro, come si svolge questo momento?
«L’incontro inizia già al telefono, gestito dalla segretaria che si occupa di questa prima accoglienza. Poi eventualmente fissiamo anche un appuntamento psicologico».
Ultimamente avete avuto un ampliamento dell’offerta in campo medico. Altre novità?
«Offriamo anche un servizio di valutazione e diagnosi per ragazzi con disturbi dell’apprendimento (DSA), che presso l’Asl ha lunghe liste di attesa, e un servizio di accompagnamento alla salute sessuale rivolto a persone con disabilità e alle loro famiglie. Un aspetto interessante è che lavoriamo in equipe multidisciplinari, mettendo al centro i diversi bisogni della persona».
Recentemente una vostra delegazione ha partecipato a Ginevra alla 62° sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, dove la Comunità Papa Giovanni XXIII ha fatto un intervento sostenendo il diritto universale alla salute.
«È stato un impatto con la mondialità. È bello vedere la connessione tra la nostra esperienza particolare e l’azione più ampia che portiamo avanti come Comunità, in una visione generale».
C’è un fatto particolare capitato nel corso delle vostre attività che vuoi raccontare?
«Durante un gruppo di psicoterapia, uno dei membri ha dichiarato l’impossibilità a continuare a partecipare per motivi economici. A quel punto un altro utente si è detto disponibile a farsene carico per il tempo necessario, facendo sentire all’altra persona quanto fosse importante la sua presenza nel gruppo. È questo lo spirito con cui cerchiamo di operare, mettendo al centro la relazione e non la prestazione».
Progetti futuri e come sostenere La Filigrana
Progetti per il futuro?
«Acquistare nuove attrezzature, più moderne: un nuovo ecografo e un elettromiografo. Vogliamo offrire a tutti servizi di qualità, al massimo livello possibile. Per questo stiamo organizzando una raccolta fondi».
Anche chi non usufruisce direttamente del Poliambulatorio può sostenere La Filigrana?
«Certo. Chiunque, privato o azienda, può inviare una offerta all’iban IT79 X089 9524 2070 0000 0011 365 specificando nella causale “Associazione la Filigrana”. Inoltre è importante far conoscere la nostra esperienza, per far sapere che il poliambulatorio del gratuito non è un sogno ma una realtà che funziona.»